Un motivo per Sanremo
Nel 1985 Luis Miguel cantava: “noi ragazzi di oggi noi, con tutto il mondo davanti a noi…”. Ora che ce l’abbiamo dietro, il mondo, devo dire che non è tanto piacevole. Soprattutto quello del lavoro. Ma nessuno che ne parli mai, a Sanremo. Se vuoi che i cantanti si occupino di te devi essere gay o camorrista e avere una storia d’amore. Sfigata, naturalmente. Se anche per te progettare il futuro significa al massimo decidere cosa fare nel week-end, aiutaci a conquistare il palco di Sanremo con il nostro brano: sarà una grande occasione per portare in ogni casa la nostra protesta e idee per il futuro. Vai su http://unmotivopersanremo.wordpress.com e scrivi alla RAI. – Arnald.
p.s.: il brano è fuori concorso. Tanto si sa che in Italia sono tutti truccati, no?




8 febbraio 2010 - 17:57
Ti assicuro che noi gay faremmo volentieri a meno che Samremo si occupi di noi, specialmente quando ci vogliono “curare”. Complimenti per l’originalità comunque, della serie: lo stato pensa solo ai gay! Se il futoro assomiglia a voi è uguale ad un bruttissimo passato.
9 febbraio 2010 - 14:53
Bravi! Sono precaria da 13 anni e mi ritrovo molto nelle parole del rap. Andate avanti!
9 febbraio 2010 - 15:43
Grandi ragazzi! Anche io un precario .. facciamo qualsiasi cosa per arrivare a sanremo! perché non lo mettete per 15 minuti anche su 15tofame.com? Tanto è gratis e faremo in modo di applaudirlo tutti insieme per arrivare primi nella top 100. Almeno così qualche soddisfazione ce la saremo tolta … :D
9 febbraio 2010 - 15:55
In bocca al lupo! Anche alcuni miei amici, precari come me, stanno usando la musica (lirica, però) per parlare di precariato. Sono su facebook, Arie Precarie.
9 febbraio 2010 - 19:20
Grandi! Continuate così!
9 febbraio 2010 - 19:46
@Calvin ti rispondo più o meno come ho fatto sull’altro blog. Nessuna volontà di insultare, tanto per cominciare. Secondo, ogni tanto un po’ di autoironia non guasterebbe. – Arnald
10 febbraio 2010 - 09:57
In ogni caso, Arnald, sei andato un po’ troppo sul luogo comune… proprio tu che sei così originale!
10 febbraio 2010 - 21:39
Siete fantastici! Grazie da parte nostra! Siamo in tanti, vi vogliamo a Sanremo!
11 febbraio 2010 - 19:59
arnald ma canti tu? :-) bella cosa davvero eh
PS: secondo me i ghei, forse, sono soggetti a precarizzazione doppia: una in quanto forza lavoro sfruttabile, l’altra in quanto orientamento sessuale discriminato…
direi che gli eterosessuali possano godersi la precarizzazione singola…
14 febbraio 2010 - 16:42
Sicuramente la causa è nobile, ma vorrei sapere perchè chiunque può svegliarsi una mattina e fare una richiesta del genere:andare a sanremo!
Io sono un musicista-compositore, ed è la mia professione, e permettetemi di dirlo: LA PIU’ PRECARIA TRA I PRECARI!!!!
Se non altro perchè io domattina non potrò alzarmi e dire che voglio entrare in fiat per protestare contro le ingiustizie della MIA PROFESSIONE!!
O non potrò improvvisarmi “dentista” o “idraulico” o quello che più vi piace per risolvere i miei problemi.
Non bastavano i piano-baristi della domenica che magari già prendono 15 mensilità in banca e poi vanno a suonare a 40 euro a sera tanto per loro “è un di più”!!!
E non ci chiamano neanche nei telegiornali o nelle trasmissioni rai, quindi in quanto lavoratori precari stiamo messi un po’ peggio.
Scrivo col massimo rispetto per voi e per un problema molto più grande di me e di tutti noi, ma con la stessa serietà e serenità chiedo rispetto per la mia professione e quella di centinaia di ragazzi che da anni provano ad andare a sanremo per dare voce ad un loro talento.
Lungi da me creare una sorta di “guerra tra poveri”, ma dico molto chiaramente che dovreste sfruttare altre strade e le sedi giuste per veder rispettati i vostri (e i nostri) diritti.
Esigere (da chi di dovere) di fare il proprio lavoro per risolvere una volta per tutte queste pecche del “sistema italia”, questo secondo me dovreste fare. Sicuramente per voi questa è l’ennesima sfida per chiedere di essere ascoltati (da chi comunque si è già dimostrato sordo…perchè sanremo dovrebbe cambiare le cose?!?!), ma credetemi se vi dico che questo è solo il modo per togliere spazio a qualcuno che nella vita ha solo questa di possibilità, qualcuno per cui sanremo non sarà un diversivo per avere 5 minuti di visibilità per non risolvere nulla, ma l’unica speranza per iniziare una carriera o lanciare il proprio messaggio.
E non faranno esibire nè voi nè loro scaricando le responsabilità gli uni su gli altri come al solito.
Secondo me il principio è giusto (ognuno fa di tutto per salvare il proprio lavoro) ma il modo è sbagliato (non lo si fa sulla pelle degli altri).
Spero che abbiate soddisfazione, e se vogliamo unire le forze siamo con voi (avete la mail quindi contattatemi pure, e unendoci speriamo in questo modo di ottenere più ascolto, come si suol dire: l’unione fa la forza).
Per il resto vi auguro un sincero in bocca al lupo.
14 febbraio 2010 - 16:43
Cari amici, precari…io sono Alessandro, 32 anni, sociologo precario….ma anche cantante di una super swing-band dal nome spaghetti style!
Beh, io ho scritto un brano proprio sul precariato e sulla generazione dell’incertezza di cui anch’io faccio parte! Il titolo è “E intanto rido” e lo abbiamo presentato regolarmente a “sanremolab” proprio per cercare di renderlo pubblico il più possibile e condividerlo con quanto se lo sentissero proprio….e ce ne sono davvero tanti!!!
Il brano è possibile ascoltarlo sul my space del gruppo: http://www.myspace.com/spaghettistyle
Il testo parla chiaro: non mollare mai!!!
14 febbraio 2010 - 16:48
…ah, ho dimenticato di scrivere che chiaramente non ci hanno nemmeno considerati :-)…ma chi se ne frega!!!
Un abbraccio a tutti!!!!
14 febbraio 2010 - 18:29
Alessandro, vado subito a sentirmelo.
Marco, sinceramente il tuo commento mi pare un po’ delirante. La nostra è un’operazione politica. Facciamo comunicazione non-convenzionale. Significa che usiamo mezzi alternativi e linguaggi nuovi per portare idee a platee assolutamente estranee a temi come questi. Suona tranquillo. – Arnald
15 febbraio 2010 - 11:52
Se mi spieghi cosa ci trovi di delirante mi fai capire cosa ci sarebbe di diverso tra te e me.
Faccio quello che fai tu:difendo il mio diritto al lavoro denunciandone la precarietà.
Inoltre non vengo a rompere le scatole a te mentre tu cerchi di fare il tuo.
“mezzi alternativi e linguaggi nuovi per portare idee a platee assolutamente estranee a temi come questi. Suona tranquillo”. Questo si che è delirante, come a dire che tu hai tutti i diritti di protestare e io devo continuare a crepare nella mia precarietà.
Vai a cercare su internet quante volte ci siamo incatenati davanti alle sedi delle case discografiche o alle sedi rai e nessuno ci ha dato retta…..”mezzi alternativi e linguaggi nuovi”…forse nuovi per te!!
L’intenzione del mio messaggio era molto chiara: “l’unione fa la forza nel rispetto dei propri ruoli e dei propri mondi”, ma lascio perdere.
Ognuno si coltiverà il proprio giardinetto, e questo è proprio quello che vogliono quelli che tu critichi tanto.
Povera Italia.
15 febbraio 2010 - 12:02
Marco, hai scritto che dovremmo cercare altre strade per protestare, perché la TUA professione è già troppo affollata. Vatti a rileggere il tuo commento per favore. Se ti sei incatenato e non hai ottenuto attenzione è forse perché ormai è un modo molto retorico di protestare. Lo hai detto da solo: nessuno vi ha filato. Rispetto di propri ruoli e mondi? Dunque, fammi capire, gli operai della fiat possono solo salire sui tetti? E dimmi, i dentisti che fanno? E ricercatori universitari? E i precari della scuola? Fai una cosa: mandaci un decalogo delle proteste che possiamo fare senza amareggiarti e saremo tutti più sereni. Ma dimmi tu. – Arnald
15 febbraio 2010 - 12:48
Il punto è proprio questo.
Ognuno è diviso, mentre il problema è uguale per tutti.
Tu hai posto l’accento sul fatto che dovresti cercare altre strade per il sovraffollamento che c’è nella MIA professione, io ti ho spiegato perchè c’è sovraffollamento nella MIA professione, cosa che magari nella tua non c’è.
Sei partito prevenuto dall’inizio (e la tua risposta ne è l’esempio lampante…manco mi conosci e mi dici che sto delirando….mmah!)
Forse se il commento te lo rileggi con più serenità capisci meglio il senso.
Io sto dalla tua parte perchè il tuo problema è anche il mio, (forse detta così è meglio!)solo che tu hai la possibilità di venire ad inserirti in un sistema pensando che questo ti possa offrire una soluzione, quando invece non ha soluzioni neanche per chi questo ambiente lo vive da decenni.
Ma quale decalogo???? Non mi sono incatenato da solo, e ti diro di più: sono state fatte decine di manifestazioni e concerti; è stata fatta una manifestazione chiamata Independent Music Day, in cui c’erano persone “influenti” e politici “importanti”.
Si dovevano fare per la mia professione tutte quelle cose che mancano anche nella tua. Sai cosa si è fatto??? Nulla, zero, niente di niente.
Abbiamo contattato associazioni per parlare con i camionisti che paralizzarono l’Italia con 4-5 giorni di protesta serrata perchè in quanto musicisti non abbiamo nessuna speranza di farlo con i nostri mezzi (cosa fai???smetti di suonare??? E chi se ne frega???!!!)…..NULLA ANCHE LI’!!!!!
Dici “la nostra è un’operazione politica”…e perchè quando dici “la nostra” intendi “la vostra” tirando fuori la mia categoria ma poi vuoi andare a sfruttare una vetrina di quel genere?
Comunque ribadisco il concetto e concludo che mi sto dilungando pure troppo: Qua siamo tutti sulla stessa barca, e più ne saremo e più avremo possibilità di farci ascoltare ottenendo qualcosa per un futuro diverso per noi e i nostri figli.
Noi da soli non abbiamo ottenuto molto , come voi da soli e altri da soli…può darsi che unendoci finalmente faremo accadere qualcosa di buono.
Se poi lo scopo è un altro, non so che dirti!
15 febbraio 2010 - 12:55
Allora Marco, ripartiamo da zero.
Io non sto dicendo che tu non abbia il diritto di protestare. Ma la nostra forma di protesta, è stata musicale perché si voleva legare a Sanremo. Chiaro? Se domani protestassimo in un altro contesto, studieremmo un altro modo. Tutto qui. Il fatto che tanti musicisti siano precari e nei guai, non è un motivo per smettere di pensare di scrivere un pezzo musicale per protestare. Tutto qui. – Arnald
15 febbraio 2010 - 13:02
Volevo solo riportare l’attenzione sul tema, ieri ti/vi ho visto su rai 1… scandaloso!!!!!
Intendiamoci, non la partecipazione ma lo spazio e il modo di affrontare il tema da parte della trasmissione… era fondamentale ripercorrere dal Molleggiato in giù per veicolare il messaggio che il tema del lavoro non era così orginale?
Anche in questa occasione era il solito “panino”: presentazione (come ho descritto poc’anzi) spazio a chi si fa portavoce della “protesta” … dibattito (??!!??? di 1 un minuto complessivo ???!!!???) repliche del tipo a) tanto comunque è colpa dei sindacati; b) vergogna mettete alla berlina le persone che lavorano.
Ma di che parlavamo????
Arnald, non vorrei essere frainteso, a te il merito e il riconoscimento di averci provato!!
Ma solo perchè ho sentito il testo, potevo avere una mia idea e pertanto approvare o meno il contenuto. Ma chi vedeva (bada bene, non guardava o tantomeno osservava) la trasmissione cosa mai avrà capito???
Mi rendo conto che non potevi ottenere di più ma quanto sarebbe stato meglio aver potuto ascoltare anche solo un piccolo pezzo del brano.
Forse sbaglierò, ma alla fine quanta amarezza anche in quello strumento (la tv) che a me e quelli della nostra generazione in parte ci ha cresciuto e che adesso contribuisce anche a prenderci per il cxxo.
15 febbraio 2010 - 13:12
Ciao Emanuele,
è un piacere sentirti. Hai ragione. I tempi televisivi sono stati difficili. per un momento ho anche pensato che non ci avrebbero permesso di parlare. Invece alla fine, in questo panino traboccante di cose, ci hanno dato due minuti. Che devo dire? Un’occasione persa. Come dici tu. – Arnald
15 febbraio 2010 - 13:32
Ah, beh….se è così, allora perchè non sfruttare ogni domenica qualche partita di calcio?
Tanto più che i calciatori sono multimiliardari e non gliene fregherebbe niente se per una domenica non giocano….ma dai su!!!!!!!
Bisogna aspettare una volta l’anno sanremo per portare questi problemi all’attenzione di tutti ?
Domenica prossima mi aspetto di vedere precari in calzoncini e scarpette che giocano a san siro piuttosto che al S. Paolo o all’Olimpico…
la differenza è che più di una partitella a calcetto con gli amici non te la fanno fare, e se provi ad “imbucarti” in quell’ambiente ti stroncano di brutto.
Sono sinceramente stufo del fatto che chiunque possa improvvisarsi musicista dalla sera alla mattina perchè tanto la musica è di tutti.
La musica (non intesa come bene comune, ma come fonte di guadagno derivante da una scelta PROFESSIONALE!!) è diventata un’acquasantiera dove tutti possono ficcarci le mani, e per carità non discuto su questo, tanto è così…che possiamo farci?
Discuto sul fatto che non venga ammesso tutto questo!
Hai citato tante categorie nell’ipotetico decalogo di cui hai parlato….
La sostanziale differenza è che io non posso improvvisarmi ricercatore, dentista, (neanche idraulico a dirla tutta), mentre loro finito il proprio lavoro possono prendere la loro chitarrina o tastierina (o pc…tanto oggi non è neanche più necessario saper suonare…pensa che paradosso!!)
e guadagnare (poco o tanto questo è un altro paio di maniche).
Quella stessa sera, io (e tanti altri musicisti come me) non guadagnerò e non guadagneranno.
E’ per questo che mi scaldo quando sento discorsi del genere.
E’ ovvio che non c’è nulla di personale (soprattutto nei tuoi confronti…ci mancherebbe altro), e mi fa piacere poter “programmare” un’azione congiunta con altre categorie che vivono i miei stessi problemi, ma perchè io riconosco i loro, e loro se ne fregano dei miei?
“Scrivere un pezzo musicale per protestare”…un giorno incontrandoci di persona avremo sicuramente possibilità di parlare di quanto pesa questa frase.
Piena disponibilità e massimo rispetto.
15 febbraio 2010 - 13:40
Se ci viene una bella idea per il calcio, sì, useremmo anche quello. Marco, mi pare che la nostra discussione sia piuttosto sterile. Per quanto mi riguarda la chiudo qui. Tu se vuoi scrivi, tanto qui non si censura nessuno. Anzi. – Arnald
15 febbraio 2010 - 13:41
Scusa Arnald, il mio commento si è sovrapposto a quello di Manu, con il quale ovviamente sono totalmente d’accordo.
Uno schifo su tutta la linea, ma sai una cosa?
Non mi meraviglia più di tanto perchè è una situazione che ho già vissuto sulla mia pelle in altre occasioni.
Dobbiamo continuare, solo questo.
Sono anni che ci provo insieme a tanti colleghi, e continuare a crederci è l’unica forza!
19 febbraio 2010 - 14:00
Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo “Non siamo bamboccioni, ma bit generation”:
http://www.uniroma.tv/?id_video=14937
Ufficio Stampa di Uniroma.TV
info@uniroma.tv
http://www.uniroma.tv
21 marzo 2010 - 17:02
A pensare che negli anni 90 bastò chiamarla flessibilità per fregare un paio di generazione di italiani mi viene quasi da ridere, comunque rispetto ai precari della prima ora, che ancora lo sono, io all’epoca mi occupavo di mercato del lavoro come ricercatore sociale, ovviamente precario, per cui dopo aver visto che anche i sindacati e i partiti della sinistra erano stati conquistati dall’ideologia della flessibilità, mi guardai intorno e non vedendo ancora nemmeno un San Precario cui rivolgermi ripiegai sul si salvi chi può, almeno adesso c’è più consapevolezza del fenomeno anche grazie alle tue vignette, grazie Arnald
9 aprile 2011 - 18:15
Silvia ANDIAMO AVANTI, non andate.
Non possiamo sempre derogare agli altri le nostre battaglie. Non possiamo scendere a fare street parade. C’è bisogno di incazzarsi davvero e tutti insieme per riuscire a smuovere qualcosa.
9 aprile 2011 - 18:34
Michela, hai proprio ragione. – Arnald