Sciopero dallo sciopero.
set 6
Cari assunti, convenienti precari,
oggi la CGIL ha deciso di proclamare lo sciopero generale. Essere d’accordo è facile e difficile allo stesso tempo. Onestamente ho tutti i miei dubbi sull’operato del sindacato. Sulla sua capacità di occuparsi dei nuovi indifesi nel mondo del lavoro. Sulla sua cieca volontà di difendere l’indifendibile, mettendo a repentaglio tutto il sistema dei diritti e dando alle aziende, ai governi la spinta decisiva a fottere i lavoratori di tutto il paese. Sono anche stanco di vedere “scioperi contro”, “manifestazioni contro”, “cortei contro”. Ogni volta che se ne fa uno e niente cambia, si rende più forte il nemico che si voleva sfidare. Sarebbe bello lavorare “per” qualcosa. Avevo deciso di assegnare a questo sciopero il valore di “per i diritti dei lavoratori”. Poi mi sono reso conto che si continua a parlare di qualcuno che i diritti, almeno sulla carta (e non è poco) li ha. Che ce ne facciamo dei precari? Dei disoccupati cronici? Dei lavoratori in nero? Non c’è sindacato che tenga, non quando si scende in piazza per mostrare muscoli che non spostano di un centimetro la volontà di questa classe dirigente. E non spostano di un centimetro neanche le abitudini dei nostri lavoratori che, in barba ai proclami fatti a più riprese, continuano ad abusare dei propri diritti. Ora scusate, ma devo andare a fare la spesa prima che torni il capo e si accorga che mi sono allontanato. – Arnald
Stato teso.
ago 17
Cari assunti, convenienti precari,
come procede la pausa estiva? Quanti di voi sono stati colti da stati di ansia e da notti insonni leggendo le notizie sulla manovra del governo? I nostri autorevoli governanti sono tutti presi a trovare i soldi per rispondere alle richieste della BCE e bisogna ammettere che ce la mettono proprio tutta per trovarli nei posti più strani. Come le feste nazionali, tanto per dirne una. Con un colpo di spugna insperato, il governo è riuscito a togliere dal calendario – o comunque a farle ballare un po’ – le giornate con il maggior significato storico e sociale per il paese: 1 maggio, 25 aprile, 2 giugno.
Diverso il discorso per le feste religiose per le quali il Vaticano (la terza camera del parlamento e a occhio e croce la più importante) ha detto chiaro e tondo che non si possono spostare. Parliamo di momenti fondamentali per la nostra crescita di cittadini, come lo scioglimento del sangue di San Gennaro che, a detta del cardinale di turno, si scoglie quando vuole lui, non quando lo diciamo noi. Detto questo, sono lieto e orgoglioso di offrirvi in anteprima assoluta la lettera che Trichet ha scritto a Silvio Berlusconi, cortesemente tradotta dall’onorevole Maurizio Gasparri:
Carissimo Silvio,
intanto grazie. Grazie di esistere e illuminare con il tuo cuore buono tutto il mondo.
Se io potrei dirti quanto bene parlano di te qui a Brucsel, tu non ci credi. So che tu non vuoi prenderti il merito del pareggio di bilancio e che lo vuoi fare prendere alla opposizzione nel 2014. Ma i tempi sono difficili e solo tu ci puoi salvare. I comunisti si nascondono come viliacchi nelle borse di tutto il mondo per entrare nelle tasche degli taliani. Ma se tu fai prima la manovra allora i comunisti perdo e gli taliani vince. E l’europa pure. E tutti così capiscono che i buoni sono quelli di destra, cattolici e che gli piacciono le donne. Non i maschi come ai comunisti. Così salvi pure Obama e la Merica. Che pure se è colorato non merita di finire male. Poveraccio. Grazie Silvio. Meno male che ci sei te.
Tuo Triscè.
Buone vacanze.
ago 4
Cari assunti, convenienti precari,
so che siete nascosti dietro lo schermo con lo sguardo perso mentre cercate di abituarvi all’idea di non essere in ufficio. Fatevene una ragione: siete in vacanza. Dunque, spegnete questo benedetto computer, mettete un costume – no, non quello che usate tutti i giorni per andare in ufficio – e andate a fare un bel bagno. Anche perché tornerete a immergervi nel lavoro molto prima di quanto crediate. Buone vacanze. – Arnald
p.s.: a chi un lavoro non ce l’ha, auguro di prendersi una lunga vacanza dalla disoccupazione.













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