La festa è finita.
apr 23
Cari assunti, convenienti precari,
arriva la data più temuta dalla nostra classe politica. Quella che rimette in discussione l’animo diviso della nazione: fascisti o antifascisti? Partigiani o repubblichini? La data è così temuta che molti, sentendo la parola “venticinque” fanno gli scongiuri come per il venerdì 13. Non poche le proposte, nei salotti segreti del potere, di cambiarlo in calendario con “24 bis”, prendendo spunto dalle cabine delle spiaggia di Ostia, dove lo spaventoso 17 è sostituito da un benevolo 16 bis. Perché è ovvio che la festa della liberazione porti sfiga a questo Paese. Guardate le conseguenze di questo folle atto democratico: sessantacinque anni di inciuci, tragedie, appalti, urne precedute da sfiancanti campagne elettorali. Anche con il Vaticano s’è rischiata ripetutamente la rottura diplomatica a causa dell’omonimia tra il 25 Dicembre e il 25 Aprile: non si può dare lo stesso numero a una data di occupazione e una di liberazione. Hanno ragione, cazzo.
Fortunatamente, gli italiani hanno messo in atto, nel giro di poche generazioni, un’opera di rimozione del trauma imposto dalla storia. Così, il 25 Aprile è diventato negli anni un giorno di festa come un altro. Una specie di San Valentino, ma senza gadget e cioccolatini in vendita. Nessun impegno richiesto, se non quello di dimenticare e lasciarsi andare tra le braccia protettive e restrittive del potere che verrà. – Arnald
Piano B.
apr 22
Cari operai della Fiat,
Perché continuate a sperare nella carità dello Stato? O nel buon cuore di Yaki? Cosa vi fa pensare che la dirigenza plurimilionaria del Gruppo voglia far il vostro interesse prima del proprio? Insomma: qual è il male incurabile che vi fa piantonare i cancelli di Termini Imerese per uno stipendio da fame, dimenticando che il grosso della torta (gentilmente offerta dai contribuenti) se lo sbafa la banda di Torino? Perché, per esempio, in una terra come la Sicilia, tanto priva di infrastrutture, strade, ferrovie, ospedali (in poche parole Stato) non vi costituite in cooperativa? Se abbiamo mantenuto Lapo e i suoi vizi, perché non dare una mano a voi? Il vostro dramma non è la chiusura dell’impianto, ma quella dei vostri occhi chiusi di fronte alla grande opportunità che avete davanti: farcela da soli. Meglio essere attivi cari operai. A fare la parte dei passivi, gira che ti rigira, lo si prende sempre nel culo. – Arnald
Melina.
apr 19
Cari precari,
se i litigi intestini alla maggioranza vi fanno sorridere, levatevi quel ghigno dalla faccia. Alle prossime elezioni ci separano tre anni e non credo che Fini possa far cadere tanto facilmente il governo. Se anche fosse, ci troveremmo comunque di fronte ai lunghi tempi di una nuova esilarante campagna elettorale, per cui tutte le riforme e le speranze di miglioramento della nostra economia e condizione lavorativa verranno rimandate.
Se invece il governo non dovesse cadere, potete scommetterci che Berlusconi porterà la polemica avanti fino alla fine della legislatura. E questo è ancora peggio, perché se non hai un interlocutore a cui rivolgere le tue proteste e proposte, sei praticamente tagliato fuori finché non ne trovi uno. Come uscirne? Braccare tutti, governo e opposizione con piazze sempre gonfie: paralizzare il paese e tenerlo continuamente sull’attenti. Otterremo due risultati: il primo, costringere la politica a occuparsi di noi. Il secondo, ben più importante: trovare un nuovo è serio soggetto politico. – Arnald
Andate in pace.
apr 6
Cari assunti, convenienti precari,
dopo i bagordi della campagna elettorale, i TG di tutta Italia sono a caccia di notizie. Ecco che tornano protagonisti i morti sul lavoro. Sì, sempre questi arroganti, presuntosi, rompicoglioni che provano a conquistare le pagine dei giornali. Ultimo in lista, tale Sergio Capitani, operaio di trentaquattro anni. Un infido lavoratore che si è fatto ammazzare da un tubo pieno di ammoniaca nella centrale elettrica di Civitavecchia, proprio alla vigilia di Pasqua. Un piano diabolico per rubare la scena alla star del momento: Gesù Cristo. Caro mio, ti è andata male. Gesù è morto a trentatre anni, non a trentaquattro, e di lui ancora si parla. Di te invece, tempo una settimana, non si ricorderà più nessuno. – Arnald
p.s.: Sergio Capitani è morto da tre giorni. Ho aspettato a parlarne perché se avesse deciso di risorgere, che figura ci avrei fatto io?
La resa dei conti.
mar 31
Cari precari,
come si riassumono i dati elettorali? Di modi ce ne sono tanti.
Uno è questo: Berlusconi ha perso, Berlusconi ha vinto. Ha perso, perché il suo PDL crolla di dieci punti. Ha vinto, perché grazie alla Lega di Bossi (che ha dato un bel posto di lavoro anche al figlio ritardato), si è garantito la sopravvivenza giudiziaria e continua ad avere un paese in ostaggio da scambiare in parlamento con le sue leggi personali.
L’altro dato: il PD ha vinto, il PD ha perso. Ha vinto, perché ha tenuto a livello nazionale nonostante i cazzi di Marrazzo, le carte di credito di Del Bono, i milioni di Del Turco, le fughe (benedette) di Rutelli, Binetti e altri fondamentalisti cattolici. Ha perso, perché non riesce a trovare continuità e già si parla di nuove rese dei conti tra Bersani e il resto del partito.
L’altro dato interessante è l’astensionismo, segno che stavolta la gente s’è incazzata per davvero e che per i prossimi tre anni sarà la riconquista di questi elettori il fulcro di tutto. Ma badate bene, i vecchi partiti, tra i quali possiamo ormai annoverare anche l’IDV che si è cristallizzata intorno alla figura di Di Pietro, sono al palo. Il movimento di Grillo ha conquistato quasi il 7%, se non sbaglio a Bologna. Che serva da lezione al Popolo Viola e a tutti gli altri: nelle piazze ci si conta, ma è alle urne che si conta.
Abbiamo tre anni per costruire l’alternativa. Diamoci da fare. – Arnald












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