La banda degli onesti.
mag 13

Cari assunti, conveniente precari,
ogni volta che apro i giornali leggo di un nuovo politico finito sulla lista degli indagati. Il nostro parlamento è praticamente assediato da giudici, finanzieri e giornalisti. Ci credo che questi vogliono vivere sotto scorta: non sono le nuove brigate rosse a farli cagare sotto, ma le solite vecchie intercettazioni. No, amici, io i nostri politici non li invidio. Li compatisco quando li vedo infilarsi in quelle auto blu seguiti da una scorta di maschioni muscolosi dall’aria minacciosa. O quando sono obbligati a saltare ore di fila in qualsiasi posto vadano per evitare il linciaggio della folla. O quando devono farsi di cocaina per reggere i ritmi ossessivi della vita parlamentare. O quando devono andare a mignotte perché i soldi che passano alle mogli non sono più sufficienti per farsela dare. Né li invidio quando devono inventarsi sempre delle cazzate nuove da raccontare ogni sera in tv. O quando si ritrovano appartamenti che non volevano o conti all’estero dei quali non sapevano niente. Deve essere una vita molto frustrante. Per questo, amici, vi chiedo di fare un atto di solidarietà e inviare una e-mail ai nostri ministri affinché riportino le vostre parole in parlamento. Su questo link, gli indirizzi di posta dei nostri amati. Facciamogli sentire la nostra solidarietà. – Arnald
Il rovescio della moneta.
mag 8
Cari assunti, convenienti precari,
preparatevi a un cambiamento senza precedenti. Quello che si profila, non è un semplice scontro tra finanza e politica o Stati e mercati, ma la resa dei conti di un periodo lungo vent’anni. Il capitalismo del dopo muro, quello della globalizzazione, ci ha mostrato tutto il suo ingordo cinismo, finendo per cominciare a divorarci dopo averci prima fatto ingrassare: un po’ come si fa con i maiali. Non si tratta, dunque, di moneta unica o di mantenere uno status quo, ma di cambiare radicalmente le regole che fanno i mercati. Chi saranno i vinti? Chi i vincitori? Difficilmente la politica si fa battere; quando si sente messa sotto scacco, cambia le regole e stravolge l’avversario, pagando comunque una seria perdita di pezzi sulla scacchiera. La domanda è: quanto di nostro tra diritti, benessere e salute è parte di questi pezzi da sacrificare? – Arnald
Festa dei disoccupati.
mag 2
Cari precari, voi avete tutto. Sindacati che fingono di ascoltarvi, un’azienda che vi sfrutta, ore e ore gratuite di straordinario, una meravigliosa paghetta a fine mese per andare a mangiare la pizza. Infine, il Primo Maggio, una festa da condividere con i cugini più fortunati, i lavoratori a tempo indeterminato.
Il disoccupato, invece, il mobbing se lo sogna la notte. Di giorno, vaga per casa, dopo che i genitori (che magari un lavoro ce l’hanno) l’hanno salutato con un bacio sulla fronte, mentre lui ancora si massaggia il culo per il calcio preso sul lavoro.
Un disoccupato deve trovarsi un hobby, visto che di trovare un lavoro non se ne parla. Così, nella peggiore delle ipotesi gioca alla playstation con il figlio dodicenne dei vicini. Nella migliore si droga.
Insomma, mosso a pietà (e pensando che un giorno potrebbe toccare anche a me), mi sono detto: “Voglio fare qualcosa per i disoccupati”. E cosa c’è di meglio che organizzargli una festa stile Primo Maggio? Ecco cosa dobbiamo fare per questi tre milioni (per ora) di ex-lavoratori:
1- mettere su un bel comitato.
2 – scegliere una piazza.
3 –scegliere una data (io propongo venerdì 1 Ottobre).
3 – trovare degli sponsor.
Allora, ci sono volontari? – Arnald
La festa è finita.
apr 23
Cari assunti, convenienti precari,
arriva la data più temuta dalla nostra classe politica. Quella che rimette in discussione l’animo diviso della nazione: fascisti o antifascisti? Partigiani o repubblichini? La data è così temuta che molti, sentendo la parola “venticinque” fanno gli scongiuri come per il venerdì 13. Non poche le proposte, nei salotti segreti del potere, di cambiarlo in calendario con “24 bis”, prendendo spunto dalle cabine delle spiaggia di Ostia, dove lo spaventoso 17 è sostituito da un benevolo 16 bis. Perché è ovvio che la festa della liberazione porti sfiga a questo Paese. Guardate le conseguenze di questo folle atto democratico: sessantacinque anni di inciuci, tragedie, appalti, urne precedute da sfiancanti campagne elettorali. Anche con il Vaticano s’è rischiata ripetutamente la rottura diplomatica a causa dell’omonimia tra il 25 Dicembre e il 25 Aprile: non si può dare lo stesso numero a una data di occupazione e una di liberazione. Hanno ragione, cazzo.
Fortunatamente, gli italiani hanno messo in atto, nel giro di poche generazioni, un’opera di rimozione del trauma imposto dalla storia. Così, il 25 Aprile è diventato negli anni un giorno di festa come un altro. Una specie di San Valentino, ma senza gadget e cioccolatini in vendita. Nessun impegno richiesto, se non quello di dimenticare e lasciarsi andare tra le braccia protettive e restrittive del potere che verrà. – Arnald
Piano B.
apr 22
Cari operai della Fiat,
Perché continuate a sperare nella carità dello Stato? O nel buon cuore di Yaki? Cosa vi fa pensare che la dirigenza plurimilionaria del Gruppo voglia far il vostro interesse prima del proprio? Insomma: qual è il male incurabile che vi fa piantonare i cancelli di Termini Imerese per uno stipendio da fame, dimenticando che il grosso della torta (gentilmente offerta dai contribuenti) se lo sbafa la banda di Torino? Perché, per esempio, in una terra come la Sicilia, tanto priva di infrastrutture, strade, ferrovie, ospedali (in poche parole Stato) non vi costituite in cooperativa? Se abbiamo mantenuto Lapo e i suoi vizi, perché non dare una mano a voi? Il vostro dramma non è la chiusura dell’impianto, ma quella dei vostri occhi chiusi di fronte alla grande opportunità che avete davanti: farcela da soli. Meglio essere attivi cari operai. A fare la parte dei passivi, gira che ti rigira, lo si prende sempre nel culo. – Arnald
Melina.
apr 19
Cari precari,
se i litigi intestini alla maggioranza vi fanno sorridere, levatevi quel ghigno dalla faccia. Alle prossime elezioni ci separano tre anni e non credo che Fini possa far cadere tanto facilmente il governo. Se anche fosse, ci troveremmo comunque di fronte ai lunghi tempi di una nuova esilarante campagna elettorale, per cui tutte le riforme e le speranze di miglioramento della nostra economia e condizione lavorativa verranno rimandate.
Se invece il governo non dovesse cadere, potete scommetterci che Berlusconi porterà la polemica avanti fino alla fine della legislatura. E questo è ancora peggio, perché se non hai un interlocutore a cui rivolgere le tue proteste e proposte, sei praticamente tagliato fuori finché non ne trovi uno. Come uscirne? Braccare tutti, governo e opposizione con piazze sempre gonfie: paralizzare il paese e tenerlo continuamente sull’attenti. Otterremo due risultati: il primo, costringere la politica a occuparsi di noi. Il secondo, ben più importante: trovare un nuovo è serio soggetto politico. – Arnald











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