Il sistema feudale.
feb 11
Cari precari,
non la tiro troppo per le lunghe. Una delle ragioni della nascita del feudalesimo è stato un vuoto di comando che ha trasformato il potere concesso dallo Stato ai funzionari (conti, duchi e marchesi) in qualcosa di privato, scardinando velocemente le strutture pubbliche e lasciando il territorio in mano a una masnada di figli di mignotta che si sono dati un nuovo ordine fondato, soprattutto, sull’ereditarietà dei beni e delle cariche. Oggi la situazione non è proprio così. Forse è peggiore.
Diciamo che noi italiani brava gente, lasciamo, giorno dopo giorno, che un pezzetto di potere pubblico, di territorio, di diritto se ne vada a finire nelle mani di potenti di turno. Ricchi arroganti che, tra una riunione e l’altra, amano infilarsi in qualsiasi buco tranne quello della moglie, in festini a base di sesso e chissà cos’altro. Uomini e donne (anche se in minor parte) assettati di potere e denaro.
Si dice che sia in atto uno scontro, una guerra tra magistratura e altri soggetti. È vero, non potrebbe essere altrimenti. Lo dimostra il fatto che, con tutti i benefici del dubbio, ci mancherebbe, ogni giorno ti ritrovi qualcuno sbattuto in prima pagina: qualcuno che prova a fare del bene pubblico un patrimonio privato, dell’economia un disastro. Ieri il povero babbo della Marcegaglia, finito in una storia di rifiuti. Poco tempo fa Del Bono, Berlusconi, Marrazzo, Mele, Cuffaro, Del Turco, Mastella/Lonardo, qualche lady ASL qui e la per la nazione. Oggi Bertolaso e tutta la protezione civile s.p.a. per appalti e altre storielle saporite. La domanda adesso è: domani a chi tocca? – Arnald
La metamorfosi del lingotto.
gen 28
Non me ne voglia Massimo Giannini di Repubblica se uso il suo titolo per il post, ma il suo articolo di oggi – molto interessante – pone una serie di domande che da sempre condivido sulla questione industriale in Italia.
Dopo aver analizzato la delocalizzazione delle fabbriche FIAT e il presunto ricatto di Marchionne allo Stato attraverso la CIG dei lavoratori, Giannini dice: “In ogni caso quello che manca e che serve disperatamente a questo Paese è una politica industriale. In quali settori vogliamo che l’Italia sia forte e presente, nei prossimi vent’anni? Come possiamo alimentare e sostenere un adeguato volume di investimenti, pubblici e privati? Quali innovazioni legislative si richiedono, per la ricerca, la formazione e la contrattazione collettiva? Di tutto questo la politica non si occupa”.
Qui se ne è parlato spesso: la ricetta per me è nel turismo, in ogni sua componente, dalle strutture, alle persone, all’ambiente. Lavoro per tutti, a lungo termine grazie a un giacimento sterminato che abbiamo sotto i piedi: il nostro paese. – Arnald
Diritti e genuflessi.
gen 21
Ciao precari,
che la giustizia italiana sia lenta è un fatto. Come un fatto è che per arrivare a una riforma sulla durata dei processi, c’è voluto un colpo di mano di una maggioranza (più quattro dell’opposizione, durante il voto segreto) assolutamente poco interessata ai problemi dei cittadini, ma solo a quelli del suo padrone. – Arnald












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