Dopofestival.
feb 21
Cari precari,
non siamo arrivati all’Ariston, ma poco ci manca. Siamo stati invitati al dopofestival di Youdem dove, finalmente, bontà di Elena di Cioccio, abbiamo avuto ampio spazio per parlare un po’ di precariato.
Intanto, un dato per tutti sul maglioncino più amato d’America, Marchionne a cui è stato assegnato un bonus di 1,343 milioni, che si aggiunge ai 3,347 milioni percepiti per la carica ricoperta nel Gruppo. Luca di Montezemolo incasserà 5,2 milioni, di questi 550.000 euro sono la retribuzione per la presidenza, mentre 4,6 milioni comprendono l’emolumento per la presidenza Ferrari e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di bilancio di Maranello. Al vicepresidente John Elkann vanno solo (si fa per dire) 631.000 euro. In tutto, per i top manager di prima fascia il monte stipendi è salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del 2009.
Manco se le fossero assemblati da soli le auto. – Arnald
p.s.: Qui di seguito la seconda parte di video con la risposta di Bersani.
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Il sistema feudale.
feb 11
Cari precari,
non la tiro troppo per le lunghe. Una delle ragioni della nascita del feudalesimo è stato un vuoto di comando che ha trasformato il potere concesso dallo Stato ai funzionari (conti, duchi e marchesi) in qualcosa di privato, scardinando velocemente le strutture pubbliche e lasciando il territorio in mano a una masnada di figli di mignotta che si sono dati un nuovo ordine fondato, soprattutto, sull’ereditarietà dei beni e delle cariche. Oggi la situazione non è proprio così. Forse è peggiore.
Diciamo che noi italiani brava gente, lasciamo, giorno dopo giorno, che un pezzetto di potere pubblico, di territorio, di diritto se ne vada a finire nelle mani di potenti di turno. Ricchi arroganti che, tra una riunione e l’altra, amano infilarsi in qualsiasi buco tranne quello della moglie, in festini a base di sesso e chissà cos’altro. Uomini e donne (anche se in minor parte) assettati di potere e denaro.
Si dice che sia in atto uno scontro, una guerra tra magistratura e altri soggetti. È vero, non potrebbe essere altrimenti. Lo dimostra il fatto che, con tutti i benefici del dubbio, ci mancherebbe, ogni giorno ti ritrovi qualcuno sbattuto in prima pagina: qualcuno che prova a fare del bene pubblico un patrimonio privato, dell’economia un disastro. Ieri il povero babbo della Marcegaglia, finito in una storia di rifiuti. Poco tempo fa Del Bono, Berlusconi, Marrazzo, Mele, Cuffaro, Del Turco, Mastella/Lonardo, qualche lady ASL qui e la per la nazione. Oggi Bertolaso e tutta la protezione civile s.p.a. per appalti e altre storielle saporite. La domanda adesso è: domani a chi tocca? – Arnald
La metamorfosi del lingotto.
gen 28
Non me ne voglia Massimo Giannini di Repubblica se uso il suo titolo per il post, ma il suo articolo di oggi – molto interessante – pone una serie di domande che da sempre condivido sulla questione industriale in Italia.
Dopo aver analizzato la delocalizzazione delle fabbriche FIAT e il presunto ricatto di Marchionne allo Stato attraverso la CIG dei lavoratori, Giannini dice: “In ogni caso quello che manca e che serve disperatamente a questo Paese è una politica industriale. In quali settori vogliamo che l’Italia sia forte e presente, nei prossimi vent’anni? Come possiamo alimentare e sostenere un adeguato volume di investimenti, pubblici e privati? Quali innovazioni legislative si richiedono, per la ricerca, la formazione e la contrattazione collettiva? Di tutto questo la politica non si occupa”.
Qui se ne è parlato spesso: la ricetta per me è nel turismo, in ogni sua componente, dalle strutture, alle persone, all’ambiente. Lavoro per tutti, a lungo termine grazie a un giacimento sterminato che abbiamo sotto i piedi: il nostro paese. – Arnald











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