Manifesto
Cari assunti, convenienti precari,
se anche per voi progettare il futuro significa al massimo decidere cosa fare nel week-end, allora vivete in Italia, la nostra repubblica fondata sul lavoro a progetto. Una nazione dove, se prima trovare un impiego era un sogno, ora è più che mai un incubo.
Dobbiamo ringraziare la Legge 30 e i suoi nuovi contratti: intermittente, ripartito, a progetto, accessorio, a somministrazione, part-time, d’inserimento, di origine non controllata, geneticamente modificato, rinnegato da Dio. Nasce così una generazione di lavoratori precari così sfigati che tutti, dai sindacati ai politici, non sapendo da che parte prenderli, continuano a prendere per il culo.
Certo, a nessuno piace essere chiamato precario, così i capi d’azienda, unti dal politically correct, amano definirci in modi più premianti come “lavoratori flessibili” o “imprenditori di noi stessi”, se non “giovani rampanti in carriera”, anche quando hai cinquant’anni e pulisci cessi.
Ma precario o flessibile non sono sufficienti a spiegare la condizione di chi vive senza permessi, giorni di malattia, maternità, contributi per la pensione, straordinari e ferie pagate. O di chi lavora sapendo di poter essere licenziato da un minuto all’altro senza ammortizzatori sociali ad attutire il tonfo del conto in banca.
Quando hai un contratto con così tanti handicap, non sei solo precario o flessibile, ma pioniere di una nuova epoca: sei un diversamente occupato. – Arnald


7 giugno 2007 - 15:44
Porto il mio contributo aggiungendo ciò che è stato omesso, non penso con colpa, più che altro perché sono talmente tante le categorie dei diversamente occupati che è difficile ricordarle tutte.
Allora io con questo primo post porterò la bandiera delle milioni di Nuove Imprese che sono sorte in Italia. Detta così ci si immagina un quadretto assolutamente rassicurante ed esaltante: tanti piccoli imprenditori che aprono il loro laboratorio (capannoncino per gli emiliani, la fabbrichetta un po’ più a nord), gente che stanca di stare sotto padrone cerca l’emancipazione aprendo nuove ditte, lavorando, assumendo….
E invece… le tante neonate Nuove Imprese, orgoglio dei programmi di governo sia di destra sia di sinistra, non sono altro che milioni di persone che per non farsi sfruttare dai contratti di collaborazione si sono aperti la fatidica Partita Iva. Siamo stati COSTRETTI a creare queste nuove imprese. Più che nuove attività, ci hanno costretto ad avventurarci nell’impresa di diventare liberi professionisti, ai quali chiedere più del 40% di tasse (non è una fandonia chiedete ai vostri amici con P.IVA). Io sono uno di questi nuovi liberi professionisti, io sono una nuova impresa. Perché l’ho fatto? Perché con una partita iva ho qualche possibilità in più di far valere i miei diritti mentre con i contratti a progetto ho solo doveri. O almeno non c’è nessuno che vigili sull’uso quasi criminoso che i datori di lavoro fanno di questa formula contrattuale. Diversamente ricattati, senza soluzione alternativa: o te la cavi da solo con la tua IVA, o ti obblighiamo a lavorare alle nostre condizioni senza tredicesima, senza malattia pagata (e non si parla di un’influenza da 5 o 6 giorni, chiedete a chi ha dovuto affrontare una degenza ospedaliere o semplicemente a chi è rimasta incinta/o).
Questo è un urlo di un diversamente occupato che credo avrà un lungo eco.
Ciao
7 giugno 2007 - 18:19
Io lancio una proposta. Sarebbe bello poter utilizzare questo spazio non solo per raccogliere testimonianze dell’esercito dei diversamente occupati (sempre più numeroso), ma anche per cominciare a sputtanare, facendo nomi e cognomi, questa classe dirigente di cacca che guida le aziende nel nostro paese. Questa massa di falliti che riversano il rischio d’impresa sui collaboratori. Avanti con i nomi e i cognomi. Sono convinto che se ne vedrebbero delle belle!!!
8 giugno 2007 - 11:53
Diciamo che per quanto ne so la legge Biagi non ti obbliga a cambiare tutti i contratti da indeterminato a progetto, ma non te lo impedisce neanche.
Così, milioni di aziende hanno trasformato tutti i contratti (anche quelli già in atto) in contratti a progetto adducendo che altrimenti lo stato con la pressione fiscale li farebbe chiudere.
LA MAGGIOR PARTE DELLE VOLTE SONO SOLO FANDONIE. I contratti a progetto ti permettono di avere un lavoratore subordinato a tutti gli effetti che però costa all’azienda molto molto meno.
Cosa serve fare il nome del politico di turno, per questo ci sono già i giornali. Facciamo i nomi delle aziende e dei proprietari di azienda. chiediamo loro delle spiegazioni. So di posti di lavoro dove c’erano 10 persone assunte a tempo indeterminato. con la legge Biagi a queste persono è stato chiesto di licenziarsi e subito dopo le stesse persono sono state riassunte a progetto.
Se proprio dobbiamo fare i nomi, parliamo delle singole aziende e chiediamo loro di dimostrare se i contratti anomali che offrono nascono da una effettiva necessità o se stanno sfruttando al massimo l’occasione di barare che gli è stata offerta dal governo italiano.
8 giugno 2007 - 11:59
Questa sarebbe un’ottima idea, se però gli imprenditori non si nascondessero dietro l’apparente legalità dei nuovi contratti. A volte ho l’impressione che il danno è talmente elevato da essere ben oltre il punto di non ritorno. Tutte le professioni, nel loro cammino verso la precarizzazione, spingono a delegare sempre più in basse e sempre con maggiori passaggi il lavoro vero e proprio.
Una catena difficile da risalire perché l’imprenditore stesso spesso ha sopra di sé un altro imprenditore. E molte volte capita che all’apice della piramide ci si trovi lo Stato. FS docet. – Arnald
10 giugno 2007 - 20:13
avete assolutamente raggione la precarietà nel lavoro è assolutamente concreta senza contare che è anche molto difficile trovarlo il lavoro comuque le settimane di prova del mio lavoro attualmente sono 3 ciao
11 giugno 2007 - 09:26
Ciao David, grazie per aver postato.
Presto cominceremo ad aggiungere filmati, articoli ecc.
Se vuoi partecipare attivamente sei più che benvenuto.
Fammi sapere. – Arnald
11 giugno 2007 - 13:02
Cari tutti,
butto lì un’altra proposta. Mi pare, ma non l’ho studiata, che la legge Biaggi prevedesse una specie di reddito sociale, in modo da non rendere ricattabili tutti i lavoratori.
Con l’impennata dei prezzi dopo l’euro nessuno si può permettere di restare un mese senza lavorare, ma con questi lavori senza malattia, ne ferie, dove lavori 12 ore al giorno come fai a cercarti un lavoro migliore?
Io mi sono detta, vada per la precarietà purché io non sia ricattabile! E se esigessimo questi famosi E. 1000 per il periodo in cui non siamo occupati? Questo forse constringerebbe le imprese a trattarci meglio e a noi di vivere!
Che ne pensate?
11 giugno 2007 - 13:41
Provo a risondere a Isabel, partendo dal presupposto che i link alla riforma Biagi sui siti istituzionali non sono più accessibili. O almeno questo è ciò che deeriva dalla mia ricerca.
Mi sembra di capire che l’idea di un REDDITO SOCIALE MINIMO non fosse contemplata da nessuno se non da qualche illuminato, come si legge qui sotto:
La lotta alla precarietà può passare anche attraverso una campagna per il reddito sociale; reddito che non può essere inteso come corrispettivo dell’accettazione della precarietà, così come non può essere un sussidio di povertà come si è fatto in Campania (con l’erogazione di 300 euro mensili alle famiglie che, annualmente, hanno un reddito inferiore ai 5 mila euro). Il reddito sociale è mezzo per ridurre la ricattabilità del disoccupato e del precario che, solo se in possesso di mezzi di sussistenza, potrà liberamente scioperare, organizzarsi in sindacati, rivendicare diritti e facoltà. La battaglia per il conseguimento del reddito sociale è, dunque, utile strumento per la crescita di una coscienza di classe tra soggetti che contrattualmente sono diversi, ma che hanno in comune una condizione di vita caratterizzata dall’incertezza, dalla precarietà e dallo sfruttamento.
Questo testo l’ho preso da
http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=527
se qualcuno ne sa di più è benvenuto.
Arnald
20 ottobre 2008 - 17:51
…mi piacerebbe dirvi che c’è una via di uscita e che l’estate prossima saremo tutti in vacanza in sardegna, in sicilia o nel caldo salento a veleggiare sulle nostre barche da precari spensierati. eggià perchè se ci fosse un reddito minimo di 1000euro al mese io tornerei a terrà solo per prendere acqua potabile e frutta, per il resto girerei in tutti mari conosciuti e non con il mio barchino immaginario: soledad… auguri a voi che ancora riuscite a combattere la quotidianità delle città!!
13 gennaio 2009 - 11:52
Bello questo manifesto, un saluto a tutti i diversamente occupati.
1 maggio 2009 - 16:08
Non dovreste essere così pessimisti.
Riflessione:(In fondo c’è ancora gente che riesce a portare a casa i soldi guadagnati lavorando.
Chi sono questi?
Persone come noi,che alla fine del mese tirano le somme,e mettono le crocette alle cose che non possono più permettersi…)
Perchè non cerchiamo di cambiare mentalità,e toglierci dalla testa tutto ciò che accomuna il lavoro in fabbrica,o fare il muratore,o lo stradino,o l’assistente sociale,etcc…,con un vero lavoro,ed esclude tutto il resto.
Perchè non allarghiamo gli orizzonti e non leviamo le fette di prosciutto dagli occhi,per renderci conto che il lavoro c’è,basta solo cercarlo nel posto giusto?
E che è anche molto ben pagato!!!
Settori della new economy sono come schifati dlla massa popolare,perchè ritenuti poco affidabili.Posso garantirvi che non è così.Fino a 3 mesi fa ero disoccupato,e non avevo una risposta a curriculum da mesi.Poi ho scoperto gigacenter,e ho aperto il mio sito di e-commerce gratuito.L’ho pubblicizzato come meglio potevo,e in tre mesi,ogni mese,sono arrivato a guadagnare 3/4 dello stipendio che prendevo prima(1500 euro) senza fatica e coniugando una mia passione personale mai approfondita(internet),con il lavoro più entusiasmante che abbia mai immaginato di fare,tutto da casa mia.
Ci sono prsone molto più capaci di me che guadagnano cifre molto più alte,e altri meno capaci che non riescono a trovare acquirenti.
Il punto forte dell’attività è fare capire alla gente che se vogliono veramente risparmire,l’unico canale da usare è quello degli acquisti online,e che risparmiando,hanno la possibilità di guadagnare il 50%dello speso,come commissione e quindi guadagno,ma solo se attivano il loro gigacenter personle,per effettuare i loro acquisti personali e guadagnare.Se non interessati alla fase risparmia e guadagna,hanno comunque la garanzia di pagare i prodotti acquistati ad un prezzo bassissimo(Fase risparmia).
Maggiori info sul mio blog workfromhome.myblog.it
direttamente sul sito
http://www.bos.gigacenter.it
o ai seguenti indirizzi:
email: maurobaldan@libero.it
cell: 340-7978822
1 maggio 2009 - 17:10
Rendete costruttivo questo spazio.Meno lamentele e più fatti.
C’è gente come me che nel momento di crisi lavora,forse anche il doppio,rispetto a prima,perchè garantisce un servizio che in questo periodo manca:la sicurezza di risparmiare quando si fanno acquisti.
Se pensiamo che il fatturato delle aziende italiane è per oltre il 60% prossimo al negativo,chiunque penserebbe che è meglio evitare di fare acquisti,per essere sicuri di non restar a liquidità zero in caso di problemi finanziari.Sbagliato.La crisi si affronta,si distrugge.
Non ci sono soldi?Facciamo in modo che ci siano,ma per tutti.
Io insegno alla gente come risparmiare quando acquistano beni necessari e non,e insegno loro anche come guadagnarci.
Non mi piango addosso perchè l’italia è in crisi,o se non vendo i miei prodotti,perchè la legge del commercio fa sì che prima o poi qualcuno avrà bisogno del tuo servizio,e allora forse sarai l’unico che potrà darglielo.
Tutto intorno a noi si basa sulla vendita,persino le cose che stiamo indossando o quello che mangiamo.
Se blocchiamo il sistema vendita,la crisi peggiorerà,se riempiamo lo spazio mancante con l’acquisto di prodotti al miglior prezzo disponibile sul mercato,la crisi la batteremo,perchè manterremo costante il rapporto domanda offerta,e negozianti,amici,pensionati e tutti noi potremo avere il nostro spazio personale nell’aiutare tutti a vivere in modo decente,potendo permettersi tutto quello che serve loro per vivere meglio,senza rinunciare a nulla,sò che può sembrare utopia,ma il sistema esiste,è italiano, e lo trovate al sito http://www.bos.gigacenter.it.
Battiamo la crisi e aiutiamo tutti a raggiungere il loro benessere economico.
4 maggio 2009 - 18:45
Maurobaldan, capisco l’entusiasmo, ma questo non è un mercato. I link al sito di acquisti on-line te li potevi risparmiare no? – Arnald
4 maggio 2009 - 18:45
Oltretutto dici anche delle cose più che giuste. – Arnald
8 giugno 2009 - 12:55
Mal comune, mezzo gaudio. Dovremmo creare un movimento sociale. Ma che dico. Oggi i movimenti sociali con dei contenuti (a parte i social network) non funzionano più. Ci vuole una forma nuova di protesta. Una forma nuova di soluzione. Ma l’ottimismo e l’attivismo hanno lasciato il posto al cinismo e alla disillusione. Tutti alzano le spalle e continuano a subire. L’era del “tanto cosa vuoi che facciamo?”. Allora, cosa possiamo fare? Complimenti per il blog. Alice
8 giugno 2009 - 12:59
Carissima Alice, intanto grazie per i complimenti. UN nuovo movimento sociale?
Dicitura a parte (sai che è un partito politico no?), non saprei proprio. Credo che sia difficile mettere insieme nuove forze se non dopo anni di sforzi. Pensa a Grillo, vissuto nell’ombra per molti anni ed esploso grazie a internet.- Arnald
31 luglio 2009 - 15:45
Geniale definizione, adesso per avere un lavoro vero devi appartenere ad una categoria protetta, che sia per disabilità o che sia quella di avere uno zio vescovo!
Kisses
Azzurra
29 agosto 2009 - 10:10
Amici precari, tenere alta la guardia e non farsi fregare!
Per mia esperienza, posso dire che i datori di lavoro, fanno i padroni per 364 giorni all’anno, ma che poi basta nominargli la parola “vertenza”, affinchè ritornino al loro naturale stato di stronzi pecoroni.
E allora, tocca dire, che gran parte della colpa, per cui ci troviamo in questo stato di cose è, oltre che dei sindacati, dei politici, dei giuslavoristi, anche nostra (e dei lavoratori in generale), che, onde evitare “problemi”, preferiamo metterci la lingua in cu** (come si dice dalle mie parti. Invece di essere uniti (come qualcuno auspicava) siamo la massa lavoratrice storicamente più divisa dai tempi dell’età della pietra.
Invece di aprirci la partita IVA, dovremmo tornare a far valere i nostri diritti. Anche quelli da precari (che parrà strano, ma esistono). Invece di accettare sempre tutto a 90°.
Niente è perduto.
28 settembre 2009 - 15:37
Tentiamo di creare occasioni di dialogo e spazi di confronto:
http://alcatrazstuf.wordpress.com/
4 novembre 2009 - 18:23
Con il mio contratto a tempo determinato di 18 mesi rinnovato a tempo determinato per altri 12 mesi posso ancora rientrare nella categoria, vero?
Mi sentirei persa dopo 5 anni complessivi spesi tra stage, co.co.co. (ebbene sì, ho una certa età, addirittura 31 anni!) progetto, stage e ancora progetto, in quest’ordine.
Constato che ancora una volta, quando si parla di giovani e lavoro, si finisce per concentrarsi esclusivamente sulle fantasiose tipologie di contratto atipico a disposizione delle aziende, trascurando completamente competenze, titoli di studio, abilitazioni professionali.
Del resto, a quanto pare servono solo ad arricchire interiormente e culturalmente chi si è potuto permettere di dedicare anni ad università, master, esperienze all’estero e famigerati stage non retribuiti. A spese dei genitori chiaramente (nessuno di voi pretenderà che si prenda in considerazione le cifre irrisorie solitamente corrisposte, vero?).
Ebbene, siamo una generazione (ma anche due o tre, mi voglio sbilanciare) di persone per cui la cultura NON PAGA! E il futuro ha scadenza 24 ore.
Guardo l’orizzonte e ci vedo il domani. In senso letterale però. Tra l’altro prevedono pioggia…
4 novembre 2009 - 18:38
E se va avanti così, pioverà merda. – Arnald
24 novembre 2009 - 16:32
Con i miei 45 anni di età e i miei (uasi) 21 anni di precariato dovrei essere il recordman del blog…
Ho iniziato nel Marzo 1989 (ex art. 23) lavoravo per la regione Sicilia ,senza contributi ,per 18 ore settimanali,poi dopo diversi anni ,nel 2001 sono passato al comune con un conratto a “tempo parziale e determinato” in tutti questi anni,dato che mi hanno assunto con l’obbligo scolastico assolto (licenza di 5° elementare) pur essendo in possesso della licenza liceale non ho mai fatto uno scatto ,sono ancora nella categoria A1 (ex 3°qual.) malgrado le varie amministrazioni mi abbiano usato ,di volta in volta ,anche con mansioni superiori.
P.S. solo nel mio comune (Gaggi ,3000 ab.) siamo in circa 30 nelle mie stesse condizioni e c’è gente che regge da sola uffici importantissimi,anche perchè i vecchi impiegati sono dei “semianalfabetinformatici”
gente che non sà nemmeno come si accende un PC,figuriamoci usarlo per fare certificati…
26 novembre 2009 - 01:52
Se diventerete o siete degli esclusi dal mondo del lavoro venite a trovarmi.
Lo Stato vi deve un sacco di soldi o una bella rendita e non lo sapete.
Se siete disoccupati o lo diventerete non avrete più rappresentanti politici che pensino a voi neanche a chiacchiere.
Marco Calvanella è anche su Facebook.
http://crisiprotestaeconsiderazioni.blogspot.com
26 novembre 2009 - 15:14
Tra i diversamente occupati non dimenticatevi gli stagisti che per la legge non sono nemmeno da considerare lavoratori e dopo essere sfruttati pochi mesi, quasi sempre giovaninissimi, vengono abbandonati al loro destino!
26 novembre 2009 - 15:21
No e chi se li scorda. Ce ne sono di post, al riguardo. Buona navigazione Maria. – Arnald
26 novembre 2009 - 20:00
Te lo posso assicurare, gran parte degli stagisti non sono giovanissimi affatto! lo stage è ormai una forma di lavoro sottopagato a tutti gli effetti, l’Italia è piena di stagisti trentenni!
26 novembre 2009 - 20:09
Ribelliamoci ha ragione. Ormai la media si è alzata di brutto perché ci si laurea tardi (colpa nostra) si fa un master e a trent’anni entri per la prima volta in azienda. Capita molto. I più giovani, infatti, cercano di entrarci prima e fanno bene, ma costringono i più grandi a fare la fine dei “bamboccioni” in casa, perché la paga dello stage non è buona neanche per mangiare una pizza. – Arnald
4 dicembre 2009 - 21:38
ma è fantastico questo sito..l’ho scoperto solo ora!
Beh la mia timida testimonianza parla di un contratto a progetto che a progetto non era: dai vorrei sentire quanti siamo! Ovvero il contr. a prog. prevede che non ci siano orari e il lavoro venga svolto in assoluta indipendenza.. ma quanti sono davvero così??
Beh signori per non parlare della mia degenza ospedaliera di 30 giorni (sì, si chiama sfiga) con conseguente perdita dello stipendio.
Ora sotto con gli stage non retribuiti!!!!
5 dicembre 2009 - 13:17
La chiave di tutto sta nella parola PARTECIPAZIONE. Ed il primo passo in questo senso consiste nell’aprire la Funzione Pubblica a tutti i cittadini, purché competenti e desiderosi, garantendo ad ognuno tanto il lavoro quanto il reddito. Vediamo come.
Immaginiamo di sederci davanti al nostro desktop, notebook, netbook, un qualsiasi monitor insomma, e di recarci presso il sito telematico Public Work 2.0, nascendo sistema d’interfaccia con l’insieme delle Pubbliche Attività. Immaginiamo di aprirvi un ormai classico account e di riportarvi dentro le nostre generalità e poi via via le nostre skill acquisite od in via, o perfino in desiderio, di acquisizione. E poi ancora le nostre esperienze, attitudini, preferenze, anche delle località, od entro quale raggio, preferiremmo rimanere, e così pure quelle caratteristiche psicofisiche che volessimo dichiarare. Insomma: ogni cosa che possa esser d’aiuto al sistema per qualificarci ed utilizzarci al meglio ed a noi per trovare un inserimento adatto e gradito.
Immaginiamo che il sistema Public Work 2.0, una volta terminata l’acquisizione dei dati della nostra persona, ci chieda entro quanto tempo desideriamo essere inseriti in una organizzazione lavorativa: se preferiamo mantenerci per un po’ di tempo in attesa di un lavoro in particolare, o semplicemente per godere di un periodo di riposo, oppure se desideriamo immediatamente impiegarci in qualche attività. Immaginiamo che a questo punto il monitor ci offra una schermata contenente la lista o rosa delle disponibilità presenti, ordinate a nostro piacimento per tipologia, retribuzione, località, durata dell’incarico, data di scadenza dell’impiego del presente addetto e subentro del nuovo che saremmo noi.
Già, il subentro: è a questo punto che appare evidente la differenza tra un qualsiasi sito di collocamento nell’ambito delle attività private ed un ben più composito, armonioso, collaborativo, ricco sistema di inserimento all’interno delle Pubbliche Attività. Se nell’ambito privato il proprietario dell’attività può legittimamente decidere come impostarla, stabilendo, tra l’altro, se sia il caso di mantenere rapporti duraturi o meno, nell’ambito del settore pubblico non esiste altra possibilità che alternarci periodicamente, noi cittadini, all’interno dei singoli ruoli. Ciò sia per evitare la corruzione derivante da un ristagno ed una conseguente invasiva oppressione statale sia per realizzare una struttura efficacemente interfacciata con la realtà: dinamica e capace di mutare facilmente secondo le necessità.
Proprio il subentro è la chiave di volta che, al contrario di quanto si possa ora pensare, può renderci tutti felici, iniziando immediatamente a far funzionare alla perfezione la società e quindi donando ad ognuno di noi soddisfazione, sicurezza e tranquillità. Vediamo perché:
http://public-work-2.0.hyperlinker.org
Vive cordialità,
Danilo D’Antonio
Laboratorio (artigiano di idee) Eudemonia
Monti della Laga – Appennino Centrale
tel. 339 5014947
5 dicembre 2009 - 14:17
@ Picchio. Grazie mille per i complimenti. – Arnald
@ Danilo, pubblico molto volentieri il tuo link, e il tuo commento. Spero di esserti utile. A presto. Arnald
2 febbraio 2010 - 01:31
Salve, sono un ragazzo se cosi’ posso definirmi di 39 anni, con una famiglia composta da una moglie casalinga e 2 bambine di 3 e 5 anni a carico. Premetto che come un qualsiasi italiano medio pago un mutuo, e delle rate fatte per l’acquisto di una macchina di seconda mano .
Grazie al sig. Biaggi sono anch’io un FORTUNATO precario o lo sono stato fino ad oggi, infatti la mia azienda dopo avermi sfruttato con i vari contratti a progetto e a tempo determinato, oggi arrivata al fatidico bivio o dentro o fuori, mi propone come unica alternativa l’apertura di una partita iva garantendomi un altro anno almeno di collaborazione.
Fiducioso del nostro governo di merda con tutti i vari politici di altrettanta pasta mi chiedo:
ma la prima legge della costituzione italiana non dice che l’ italia e’ una repubblica fondata sul lavoro?
BAH!!!! W l’italia ……
2 febbraio 2010 - 10:38
Ciao Giuseppe.
La legge è stata chiamata Biagi solo per farla digerire a tutti, visto che era stato ammazzato dalle brigate rosse. In realtà dei ringraziare il sig. Maroni, la legge è sua. Sui quaderni di Marco Biagi c’era ben altro. – Arnald
8 febbraio 2010 - 18:23
Non è più tempo di proteste e/o manifestazioni. E’ tempo di AGIRE. E oggi quando si parla di lavoro precario l’unico possibile agire democratico è quello politico.
Dato che a NESSUN partito interessa veramente eliminare il lavoro precario (ne parlano sfruttando i precari come serbatoio di voti) NOI PRECARI abbiamo deciso in prima persona di creare un movimento POLITICO (leggi partito) che agisca unicamente per l’eliminazione delle leggi che permettono il precariato dalla legislazione italiana.
Se vuoi saperne di più vai sul nostro blog:
http://aboliamolavoroprecario.blogspot.com
oppure unisciti a noi nel nostro gruppo FACEBOOK:
http://www.facebook.com/group.php?gid=222018724407
Il nostro scopo è unire tutti i 6.000.000 di precari in questo movimento in modo da cancellare finalmente questa vergogna che ci costringe all’umiliazione, al ricatto e alla povertà.
Unisciti a noi. Insieme saremo più forti!!!
aboliamolavoroprecario@gmail.com
9 febbraio 2010 - 23:26
vorrei aderire alla vostra iniziativa… per favore fatemi sapere come va… Non vale la pena che racconti la mia storia. Sono preacio dal 24 anni… ora preferisco fare il barbone al lavoro nero Ciao a tutti
5 marzo 2010 - 17:45
Un pò di buona volontà, stile studenti universitari francesi che in poche settimane hanno messo su un’organizzazione e un coordinamento tra tutte le sedi da fare invidia ai ns illustri manager dei buchi di bilancio, con ottimo coordinamento per scioperare tutti e assentarvi dal lavoro tutti insieme.
Tanto non avete diritto a ferie e assenze pagate, vero ? quindi usate le loro stesse armi. E’ lì il loro punto debole. Provo ad immaginare una vs assenza in massa e li vedo facilmente in ginocchio, visto che di questi contratti si sono dopati, di questi contratti dovrebbero perire.
Scusate la cattiveria ma non tollero queste forme di lavoro a mio avviso schiavismo del millenio in corso
16 marzo 2010 - 20:21
Abbiamo perso noi lavoratori,mentre i politici quadagnano centinaia di migliaia di euro noi cittadini siamo trattati come sudditi,questo da quando hanno tolto la contingenza negli anni 80,grazie a Bettino amico del premier che se la ride lui è la classe industriale,che con la legge 30 possono ricattare i lavoratori,conosco dei ragazzi che lavorano 9 ,10 ,ore è pagati 8 ore, 5 euro all”ora lordi,ci vorrebbero delle vere lotte tipo anni 70 per poterci riprenderci noi lavoratori la Dignità,anche se ci sono 3 morti al giorno sul lavoro ,non siamo considerati Saluti.
25 marzo 2010 - 16:05
Ciao Arnald. Visto che ti occupi di precariato, io ho scritto un esaustivo post sul mio blog, circa il precariato dei musicisti, che precari lo sono da sempre. Ecco il link
http://giorossinews.blogspot.com/
ti ringrazio.
Gio Rossi
14 aprile 2010 - 12:07
Da un diversamente coccupato all’altro: Ciao!
In novembre, quando la mia condizione di precario si trasfromò in quella di diversamente occupato, ho iniziato a scriverte un mio blog, http://diversamenteoccupato.blogspot.com/... Qualche settimana fa ho scoperto il tuo libro e un amico mi ha segnalato il sito. E’ stata certamente una bella coincidenza, e mi piacere vedere che condividiamo l’ironia mista a sgomento nei confronti di questo status tutto particolare. Sentiamoci: magari si può fare qualcosa assieme!
AM
14 aprile 2010 - 12:44
Ciao,
ho visto anche io il tuo blog. Restiamo in contatto, volentieri. – Arnald
25 maggio 2010 - 13:28
ciao, ti segnalo http://tramiciwebmedia.altervista.org/Chiara/rdp.html un fotoprogetto di chiara schiaratura per dare voce e faccia ai lavoratori precari.
che magari ti senti in causa e ti presterai ad un fotoritratto raccontando il tuo caso. con o senza un sacchetto di carta coi buchi :|