C’è un fossato tra gente comune e politica.
Un largo fossato con qualche raro guado e, soprattutto, ponti levatoi attraverso i quali accedere, di tanto in tanto, nelle stanze del potere. Durante le feste di partito questi ponti vengono calati e finalmente, dopo un anno di obbligato silenzio, di rappresentanza negata, abbiamo un contatto visivo ravvicinato con i nostri paladini che di solito vediamo attraverso lo schermo di una TV, manco fossero attori famosi.
Durante queste manifestazioni può capitare che le platee meno rincoglionite, quelle che durante l’anno sono sommerse dal lavoro (nero), o prese a schiaffi da contratti precari se non addirittura accompagnati dal peso della disoccupazione, si possano incazzare e superare il limite della civiltà (vedi il lancio di fumogeni contro Bonanni).
D’altra parte, superare questo limite significa semplicemente raggiungere l’oligarchia di stronzi che galleggia comodamente sulle nostre vite, oscurandone i destini. La domanda che vi pongo è: perché mai tutti si sbracciano e affannano per difendere i cultori dell’oligarchia di potere e condannano reazioni pesanti dei cittadini, senza però domandarsi cosa ci sta portando su questo baratro?
Chiamparino, riferendosi ai vari esagitati, ha detto: “Questi qui ragionano con la pancia”.
Caro sindaco, non sarà perché hanno fame? – Arnald