Morti di fame.
Sazi assunti, affamati precari,
stanchi di andare a puttane da soli, i nostri amati dirigenti ci portano anche la nostra economia. Un’ammucchiata di poteri che si stanno spartendo il paese platealmente, lasciandoci testimoni, più che spettatori, di questo spettacolo indecente. Una maratona di abusi che va avanti dalla prima repubblica e che ora pare stia arrivando ai titoli di coda. Ma come negli horror più blasonati, la fine non è mai a favore dei buoni, che vengono piuttosto maciullati, mangiati e divorati come carogne dagli avvoltoi di turno. Ultima carcassa di questo banchetto, la nostra scuola: quel posto cadente dove si formano le future generazioni di italiani (quando sopravvivono ai crolli).
Ebbene, non possiamo tagliare le pensioni dei parlamentari, né il loro numero. Non possiamo tagliare le palle agli evasori e alla criminalità che insieme fanno cinque o sei punti di PIL. Non possiamo tagliare le spese alla difesa perché i marziani, un giorno, potrebbero decidere di attaccarci. Possiamo invece tagliare il destino degli insegnanti italiani e, di conseguenza, quello degli studenti. D’altra parte meglio avere un popolo incolto, manovrabile e ignorante. Meglio non sapere e vivere in questo dorato paradiso fiscale (per potenti), e godersi un meraviglioso mestiere con rinnovo bisettimanale al call center. Per arrivarci (e morirci) non servono diplomi, lauree o master. Basta essere cittadini italiani. – Arnald




3 settembre 2010 - 12:46
C’è materiale per te:
http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/03/news/il_papa_giovani_il_posto_fisso_non_tutto-6727273/?ref=HREC1-1
3 settembre 2010 - 13:09
WOW, grazie Tizietto. – Arnald
7 settembre 2010 - 11:41
grande Arnald !!! leggerti mi fa passare il mal di stomaco.