Archive for settembre, 2010

NO NO B DAY -3.

NO NO B DAY – 5.

NO NO B DAY. – 6

NO NO B DAY. -8

NO NO B DAY – 9

NO NO B DAY -10

NO NO B DAY – 11

ILPOPOLOABBRONZATO.
L’Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho anche appreso la passione per la libertà. Libertà che ogni giorno mi viene negata da un oggetto vecchio e polveroso. No, non la mia carta d’identità: la Costituzione.
Quella stupida carta è invidiosa del mio successo, dei grandi obiettivi che ho raggiunto. La Costituzione se le sogna cinque televisioni come le mie, così che fa? Prova a togliermele. Per combatterla sono dovuto scendere in campo, finendo per dover giocare con le sue regole: magistrati, leggi, presidenti vecchi e rincoglioniti, mica fighi come me.
Cribbio! Non ne posso più. E visto che non sono riuscito a cambiare la Costituzione, vi chiedo, amiche e amici, di scendere in piazza contro di lei per chiederne le dimissioni. Tanto non l’abbiamo mai usata. E poi parliamoci chiaro, se la legge deve essere uguale per tutti, meglio che sia come la voglio io: illegale.
Vi aspetto il 2 Ottobre a Roma. Non mancate. Viva la figa, viva l’Italia, viva la figa, viva la libertà. Soprattutto la mia. Silvio.

Vite perdute.

Cari assunti, convenienti precari,

avete mai dato un prezzo alla vostra vita? Se mai ci doveste provare la delusione potrebbe essere forte, perché scoprirete che il valore vostro e della vostra esistenza lo decide il datore di lavoro, quando ce ne è uno. Quando invece c’è la disoccupazione, scoprirete che la vostra vita, in questo paese, non vale proprio niente. Cinquanta euro, invece, è il prezzo straordinario che gli assegnano gli imprenditori (gli piace farsi chiamare così), quando devono mandarti dentro una cisterna dove non entrerebbe neanche un cadavere per paura delle conseguenze.
Eppure, da poco è uscita una campagna del ministero che dice: “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene.”
Queste belle parole, oltre a sottintendere che la colpa è più dei lavoratori che dell’azienda, manca di precisare che la povertà affama e che a stomaco vuoto si ragiona male. Queste parole non mettono al centro del problema il ricatto omertoso che spinge le persone ad accettare qualsiasi trattamento, pur di mettere altri cinquanta euro nel già magro stipendio mensile. I familiari delle vittime hanno detto che i loro cari erano trattati come schiavi. Sbagliano: gli schiavi non si pagano. Gli uomini che li hanno “assunti” li hanno trattati come puttane. Con la differenza che stavolta, per una prestazione di cinquanta euro, a metterglielo in culo è stata la morte. – Arnald

Opposte fazioni.

C’è un fossato tra gente comune e politica.
Un largo fossato con qualche raro guado e, soprattutto, ponti levatoi attraverso i quali accedere, di tanto in tanto, nelle stanze del potere. Durante le feste di partito questi ponti vengono calati e finalmente, dopo un anno di obbligato silenzio, di rappresentanza negata, abbiamo un contatto visivo ravvicinato con i nostri paladini che di solito vediamo attraverso lo schermo di una TV, manco fossero attori famosi.
Durante queste manifestazioni può capitare che le platee meno rincoglionite, quelle che durante l’anno sono sommerse dal lavoro (nero), o prese a schiaffi da contratti precari se non addirittura accompagnati dal peso della disoccupazione, si possano incazzare e superare il limite della civiltà (vedi il lancio di fumogeni contro Bonanni).
D’altra parte, superare questo limite significa semplicemente raggiungere l’oligarchia di stronzi che galleggia comodamente sulle nostre vite, oscurandone i destini. La domanda che vi pongo è: perché mai tutti si sbracciano e affannano per difendere i cultori dell’oligarchia di potere e condannano reazioni pesanti dei cittadini, senza però domandarsi cosa ci sta portando su questo baratro?
Chiamparino, riferendosi ai vari esagitati, ha detto: “Questi qui ragionano con la pancia”.
Caro sindaco, non sarà perché hanno fame? – Arnald

Patiboli.

Cari assunti, convenienti precari,
mettiamola così: per molti vivere è proprio uno sporco lavoro.
Ci sono luoghi dove l’esistenza somiglia a un turno dentro la Thyssen, con momenti di svago sulle impalcature dei nostri cantieri seguiti da un aperitivo con Marchionne. Sakineh vive in uno di questi posti. Dopo di lei, qualunque sia il suo destino, il palinsesto iraniano offre l’esecuzione di un omosessuale, ma a lui dovrebbe andare meglio e pare se la caverà con un’impiccagione. Episodi che dovrebbero essere educativi in un paese come il nostro che vanta una delle migliori costituzioni del mondo, e una classe dirigente che ne sogna una più medievale. Anzi, mediorientale. – Arnald