Cari assunti, convenienti precari,
questa caldissima estate è stata solo il preludio all’autunno più bollente degli ultimi anni.
Il governo tentenna, l’opposizione si cerca e tutta la classe dirigente è occupatissima a seguire le vicende della corona berlusconiana che, in base alle esigenze, tramuta i suoi diamanti in spine per rendere l’immagine sacra del nostro moderno duce più vicina a quella dei martiri.
Intanto, il Popolo Viola si prepara al No Berlusconi Day 2, anche se alla fine le piazze servono per contarsi, mentre solo le urne possono seppellire un governo.
Cosa penso di Berlusconi è cosa nota: è l’elemento più spregiudicato di una classe politica e dirigente fatta a sua immagine e somiglianza. Tutti, da D’Alema a Franceschini, da Casini a Fini, da Bossi a Lombardo, da Chiamparino a Di Pietro – che ormai vanta almeno un quindicennio di attività politica e che, secondo voci di piazza, si prepara ad assorbire il movimento viola nel partito – hanno fallito. E questo è un fatto.
Dunque, perché Berlusconi dovrebbe dimettersi e loro no? Questione morale?
Ma se in parlamento il più pulito ha la peste (altro che rogna), perché i nostri onorevoli, per il bene del Paese (come recitano ossessivamente), non si dimettono in massa e in via definitiva? Non possiamo mica aspettare che si tolgano dai coglioni nei tempi di Cossiga: non mi pare una via perseguibile.
In breve: l’azzeramento della classe politica è l’unica soluzione per far ripartire il Paese.
Hanno avuto tempo per governare e non l’hanno fatto. Ma hanno trovato il tempo di arricchirsi e fare a pezzi lo Stato. E hanno avuto l’arroganza di sfasciare il futuro di intere generazioni. Andare in pensione a questo punto è doveroso, ma che non chiedano anche la liquidazione. Qualcuno potrebbe prenderli sul serio. – Arnald