Cari assunti, convenienti precari,
non possiamo pretendere che Marchionne si metta a fare la beneficenza ai nostri operai. Né possiamo prendercela con i vertici della casa torinese se per decenni i cittadini si sono dovuti accollare le sorti della fabbrica, dello yacht e delle troie di Lapo. No, la colpa è nostra che, legislatura dopo legislatura, abbiamo tenuto in piedi la fabbrichetta dell’Agnelli, senza chiedere mai niente in cambio.

Continuiamo a dare risorse a un’industria che nessuno vuole, che non produce beni stabili, che senza incentivi (sempre soldi nostri), non vende neanche un bullone. Mai che passi per la mente a qualcuno che dobbiamo cambiare strategia, puntando sulla costruzione di un’industria che porti soldi a tutti, da chi costruisce a chi vende, da chi ospita a chi trasporta: in una parola, turismo.
E poi, dico io, ma chi diavolo è il responsabile della comunicazione in FIAT? Capezzone? Come si possono spendere milioni di euro in pagine di giornale, tv, banner e chissà cos’altro e poi vanificare tutti gli sforzi pubblicitari con prime pagine di giornali e TG da infarto collettivo?
Non so se vi siete già scontrarti con lo spot di Fabbrica Italia. Roba da star male. Insomma la storia è questa: c’è un papà che cammina su e giù per una stanza perché la figlia neonata non vuole saperne di dormire. Lui, il babbo, le racconta la bella favola di un gruppo industriale che salverà, con la vendita di auto, il futuro della bimba e del paese. A questo punto, la bambina proprio non prende più sonno. E come darle torto, visto che il babbo chiude la fiaba dicendole che da grande dovrà comprarsi una FIAT anche lei? – Arnald