Pic-nic.
Cari precari,
la sinistra va in piazza, la destra va in piazza, il centro va in piazza. Insomma, l’offerta è completa e tutti avremo l’occasione di passare una giornata all’aperto per inseguire le lotte intestine al potere. Portatevi la merenda e, se avete voglia di avventure, munitevi di diverse bandiere e colori, tanto per andare a saggiare gli argomenti e le pulsioni dei diversi palchi. Nel contempo, mentre la sinistra si straccia le vesti in difesa di una Costituzione che ha contribuito ad affossare, e la destra marcia su Roma e sul resto del Paese a tamburo battente, continua la moria di posti di lavoro. E, come avvoltoi, i nostri amati politici volteggiano sulle nostre teste, in attesa che anche noi si stramazzi al suolo e si finisca in una delle piazze ad animare la contesa. Se ci pensate bene, cosa ci resta ora che anche il voto è finito nell’urna cineraria che raccoglie le ceneri del nostro paese? Nelle aule del parlamento ormai c’è così tanta merda che l’aria s’è fatta irrespirabile. Sarà per questo che ora scendono tutti ad appestare le piazze? – Arnald




11 marzo 2010 - 18:24
Per una sinistra incapace da sempre di fare,
per una destra di associati a delinquere,
per tutti i fanulloni al governo,
averli in piazza potrebbe essere una occasione d’oro da non perdere per sputargli in faccia e senza far loro del male!
15 marzo 2010 - 00:09
a proposito di articolo 18 e arbitrato, leggetevi questa scenetta dal 2020 (da un blog dell’Unità)
http://sodeadestra.blog.unita.it//Dialogo_immaginario_del_2020_1080.shtml
15 marzo 2010 - 19:10
Sempre in tema, sul blog di psicologia di Le Scienze, Mente e Psiche:
http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/03/09/chi-perde-il-lavoro-perde-se-stesso/
Chi perde il lavoro perde se stesso
PS: hai visto la vignetta sull’edizione allegata a Repubblica del New York Times, l’articolo a proposito dei manager che hanno ripreso a usare i jet privati: http://tinyurl.com/yarkks9
Io chiederei i diritti…
15 marzo 2010 - 19:21
Vista sì. :) ma no che diritti? Io sto in Italia, quello in America. Beato lui. – Arnald