La metamorfosi del lingotto.
Non me ne voglia Massimo Giannini di Repubblica se uso il suo titolo per il post, ma il suo articolo di oggi – molto interessante – pone una serie di domande che da sempre condivido sulla questione industriale in Italia.
Dopo aver analizzato la delocalizzazione delle fabbriche FIAT e il presunto ricatto di Marchionne allo Stato attraverso la CIG dei lavoratori, Giannini dice: “In ogni caso quello che manca e che serve disperatamente a questo Paese è una politica industriale. In quali settori vogliamo che l’Italia sia forte e presente, nei prossimi vent’anni? Come possiamo alimentare e sostenere un adeguato volume di investimenti, pubblici e privati? Quali innovazioni legislative si richiedono, per la ricerca, la formazione e la contrattazione collettiva? Di tutto questo la politica non si occupa”.
Qui se ne è parlato spesso: la ricetta per me è nel turismo, in ogni sua componente, dalle strutture, alle persone, all’ambiente. Lavoro per tutti, a lungo termine grazie a un giacimento sterminato che abbiamo sotto i piedi: il nostro paese. – Arnald



28 gennaio 2010 - 11:46
E’ vero. Certamente il turismo può rappresentare una fonte inesauribile di lavoro, redditi, prospettive, ma non possiamo trasformare il nostro Paese in una enorme agenzia di viaggi. Ci sono settori che continuano a trainare e di cui si parla molto poco, che hanno subito battute d’arresto ridimensionate rispetto alla ‘grande industria automobilistica’. Qui il problema viene da lontano secondo me, dal fatto che si è voluto fare dell’Itali la potanza industriale basata su economie che non sono strutturalmente quelle del nostro Paese. Made in Italy, certificazione di qualità, prodotti di filiera, tutela e controllo delle produzioni DOC, DOP eccetera. Non voglio dire che dobbiamo trasformarci tutti in agricoltori e produttori di pasta o mozzarelle ma forse sarebbe ora di cominciare a parlare di piani industriali seguendo quelle che sono le nostre naturali vocazioni. Tra l’altro tutto questo si sposa benissimo con l’enorme risorsa di cui parlavi tu: il turismo.
28 gennaio 2010 - 11:53
Cara Dela, hai ragione. Mi sono espresso forse con poca profondità. L’enogastronomia, il made in italy, la stessa ricerca universitaria, fanno tutti parte di un circolo virtuoso in cui il turismo e l’uso corretto delle nostre risorse fanno da traino. – Arnald
29 gennaio 2010 - 11:38
A ciò che dite, e a cui mi associo completamente, vorrei aggiungere il campo dell’energia rinnovabile (il fotovoltaico o l’eolico per interderci o anche l’edilizia sostenibile) che darebbero un’ottima riqualificazione a questo paese che fa concorrenza più al Nicaragua e alla Colombia che non a Svezia e Rgno Unito.
Questo solo per dire che non dobbiamo tutti avere una fattoria o apriere un bed & breakfast o fare guide turistiche. Insomma, se davvero ci fosse volontà, ci sarebbe lavoro per tutti. Altro che crisi, potremmo essere all’avanguardia. Ne sono convinta.
Buona giornata
Zia Elle