Pranzo di Natale.

Ciao a tutti flessibili e precari.
Vorrei augurarvi buon Natale, ma non ci riesco proprio.
Mai come quest’anno trovo davvero insensata, patetica, retorica e irreale la processione di falsi sorrisi che ci circondano, pronti a conquistarci.
Mentre passeggio su via Tuscolana, leggo i cartelloni pubblicitari invasi dai messaggi di auguri di tutte le parti politiche in vista delle regionali. Intanto, dopo i due giorni di pioggia battente della capitale, le strade sono coperte di buchi grossi come quello nel bilancio dello Stato. Non va meglio nel resto del paese, dove a testimoniare il progressivo sgretolamento della nazione, oltre alle urla dei nostri politici, ci sono binari congelati e treni bloccati in stazione. Tutto il resto, invece sfreccia su un binario morto.
Ormai non siamo nemmeno più in grado di fare la manutenzione ordinaria delle nostre cose, dai marciapiedi alla costituzione; e, visto che ci siamo abituati a privatizzare tutto, dalla sanità alle ferrovie, ora lo stiamo facendo anche con la legge.
Nel resto del mondo, a occhio e croce, la crisi ha messo in discussione il sistema di corruzione e rimesso in piedi un pezzo meritocrazia. Da noi, invece, è andato ancora più a fondo il sistema di valori. Così, mentre ci si affanna per salvare il culo ai potenti e – obtorto collo – ai lavoratori blindati, il 27% dei giovani perde il posto senza neanche la lettera di licenziamento: basta aspettare la scadenza di un contratto a progetto degno del tribunale dell’Aia.
Finora le famiglie hanno dato manforte alla generazione disgraziata nata dalla fine dello stato di diritto nel lavoro, ma le cose sono cambiate, perché la crisi ha messo sotto anche chi finora riusciva ancora a cavarsela.
Come ne possiamo venir fuori? Beh, una buona parte di noi, dai nostri migliori cervelli, fino ai semplici operai, evade all’estero. Proprio oggi, tra l’altro, un ricercatore italiano fuggito negli States, pur di lavorare senza dover leccare il culo al solito barone universitario, ha reso pubblica una scoperta determinante nella lotta al cancro.
Ma c’è un modo per uscire da questa Italia, senza lasciarla? Ecco, come regalo mi piacerebbe avere la risposta. – Arnald

