Aggressioni.

Il 27 novembre del 1095, papa Urbano II lanciò la prima crociata. Ci vollero quattro anni (non molti per quei tempi) per organizzare le truppe e mandarle a far baldoria oltremare. Ma ben prima degli eserciti “convenzionali”, una massa di diseredati, guidati da un certo Pietro l’eremita, partì per la Terra Santa. Questa prima fase passò alla storia come crociata dei pezzenti.
Perché tanta gente rispose a modo suo all’appello di un papa, allora conclamato potere politico? La società era corrotta, le classi guerriere, senza alcuna spinta verso l’esterno e l’espansione – che a quei tempi rappresentavano il progresso – rivolgevano le proprie armi, abusi e violenze sul fronte interno, mettendo in crisi il sistema di potere e la società nella sua interezza.
Insomma, il popolo, inteso come massa che affida i propri destini alla classe dirigente di turno, decise che era tempo di fare di testa propria: quando questo succede non ne esce mai niente di buono. Il minimo che ti possa capitare è qualche scellerato che attenta alla vita di un potente. Ma generalmente si finisce per trovarsi nel mezzo di una lotta armata di uomini radicali ed estremi che, superati tutti i freni inibitori, si lasciano guidare da ideologie incontrollabili.
Questo fa parte della natura umana e accadeva mille anni fa, come pure oggi.
Lo dico da un po’ che la miccia è accesa sotto i nostri piedi e alla fine la prima vera violenza è arrivata, ieri, dritta sui denti di Silvio Berlusconi.
Certo, siamo al gesto isolato di un uomo un po’ fuori di testa, frustrato, in cura da dieci anni da uno psichiatra. E sì, è tutto frutto del clima di veleni e insulti generati dagli ultimi anni della politica: dai ministri e presidenti che hanno cominciato a dare dei coglioni e merdaioli agli elettori, fino a chi (e qui ci mettiamo proprio tutti) gli elettori li ha trattati come coglioni per davvero.
Tale Massimo Tartaglia non ha fatto un favore a nessuno se non a Silvio Berlusconi: oggi è più martire che mai e la sua faccia penosamente (e drammaticamente) insanguinata è la prova che siamo in una nuova fase, ben oltre il gesto istintivo del cavalletto del 2005 che gli venne lanciato contro senza la reale volontà di colpirlo. Abbiamo prodotto così tanta merda, negli ultimi tempi, che neanche Bertolaso saprebbe dove stiparla: non ci resta che usarla come concime per far crescere tempi migliori. – Arnald


14 dicembre 2009 - 15:28
Esatto Arnald: tale gesto è stato e sarà un’ottimo rilancio per il premier che sà perfettamente come far girare le cose a proprio vantaggio anche in questi casi.
Mi viene in mente il libro “Shock economy” di Naomi Klein, che consiglio a tutti caldamente di leggere: come sfruttare le catastrofi (eventi in genere) naturali per trarne vantaggi politici ed economici.
Vuoi vedere che il libro della Klein lo ha letto anche Mr Silvio????
Zia Elle
15 dicembre 2009 - 13:44
Due segnalazioni:
dal sito di Giornalettismo.com, la prima pagina del Girnale con la vignetta di Forattini: altro che abbassare i toni. Guardatela, guardate i titoli
http://www.giornalettismo.com/archives/44530/chiudere-i-siti-dellodio-cominciate-da-radio-padania/
oppure, più corto da cut & paste
http://tinyurl.com/yc5k8em
secondo poi, e più attinente al tema del blog, l’articolo di Luciano Gallino sulla Repubblica cartacea di oggi: in un paio di articoli di una legge omnibus passa il principio che nei contratti di lavoro va dichiarata espressamente la rinuncia del lavoratore ad avvalersi della magistratura e di optare invece per l’arbitrato e il giudice potrà solo controllare la regolarità formale del contratto
“È qui che scatta la trappola del dl. 1167. Esso prevede infatti (art. 33, comma 9) che al momento di sottoscrivere un contratto di lavoro davanti a una delle tante commissioni locali cui è attribuito il compito di certificare se il contratto stesso definisce un´occupazione alle dipendenze oppure un lavoro autonomo (tipo collaboratore a progetto), di durata determinata oppure indeterminata e altre condizioni, il lavoratore deve compiere una scelta drastica. Deve cioè aderire, o rifiutare, un compromesso con il quale s´impegna, nel caso sorgano future controversie di lavoro, a rinunciare al ricorso al giudice a favore di una procedura di arbitrato o di conciliazione. Dei quali, stante lo squilibrio socio-economico che sussiste tra le due parti, si può agevolmente prevedere l´esito. Tanto che la stessa Corte costituzionale si è più volte pronunciata contro il ricorso all´arbitrato nelle controversie di lavoro. Stante questo dispositivo introdotto dal dl. 1167, il ricorso alla giustizia del lavoro diventerà un lusso, o un rischio, che pochi lavoratori vorranno permettersi.”
il testo completo si può trovare in:
http://www.manuelaghizzoni.it/?p=7993
(Il blog di una deputata PD in commissione Lavoro)