Archive for dicembre, 2009

Buona fine…

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Pranzo di Natale.

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Ciao a tutti flessibili e precari.
Vorrei augurarvi buon Natale, ma non ci riesco proprio.
Mai come quest’anno trovo davvero insensata, patetica, retorica e irreale la processione di falsi sorrisi che ci circondano, pronti a conquistarci.
Mentre passeggio su via Tuscolana, leggo i cartelloni pubblicitari invasi dai messaggi di auguri di tutte le parti politiche in vista delle regionali. Intanto, dopo i due giorni di pioggia battente della capitale, le strade sono coperte di buchi grossi come quello nel bilancio dello Stato. Non va meglio nel resto del paese, dove a testimoniare il progressivo sgretolamento della nazione, oltre alle urla dei nostri politici, ci sono binari congelati e treni bloccati in stazione. Tutto il resto, invece sfreccia su un binario morto.
Ormai non siamo nemmeno più in grado di fare la manutenzione ordinaria delle nostre cose, dai marciapiedi alla costituzione; e, visto che ci siamo abituati a privatizzare tutto, dalla sanità alle ferrovie, ora lo stiamo facendo anche con la legge.
Nel resto del mondo, a occhio e croce, la crisi ha messo in discussione il sistema di corruzione e rimesso in piedi un pezzo meritocrazia. Da noi, invece, è andato ancora più a fondo il sistema di valori. Così, mentre ci si affanna per salvare il culo ai potenti e – obtorto collo – ai lavoratori blindati, il 27% dei giovani perde il posto senza neanche la lettera di licenziamento: basta aspettare la scadenza di un contratto a progetto degno del tribunale dell’Aia.
Finora le famiglie hanno dato manforte alla generazione disgraziata nata dalla fine dello stato di diritto nel lavoro, ma le cose sono cambiate, perché la crisi ha messo sotto anche chi finora riusciva ancora a cavarsela.
Come ne possiamo venir fuori? Beh, una buona parte di noi, dai nostri migliori cervelli, fino ai semplici operai, evade all’estero. Proprio oggi, tra l’altro, un ricercatore italiano fuggito negli States, pur di lavorare senza dover leccare il culo al solito barone universitario, ha reso pubblica una scoperta determinante nella lotta al cancro.
Ma c’è un modo per uscire da questa Italia, senza lasciarla? Ecco, come regalo mi piacerebbe avere la risposta. – Arnald

Grigio Natale.

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Unità d’Italia.

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Cartoline di Natale – 1.

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Aggressioni.

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Il 27 novembre del 1095, papa Urbano II lanciò la prima crociata. Ci vollero quattro anni (non molti per quei tempi) per organizzare le truppe e mandarle a far baldoria oltremare. Ma ben prima degli eserciti “convenzionali”, una massa di diseredati, guidati da un certo Pietro l’eremita, partì per la Terra Santa. Questa prima fase passò alla storia come crociata dei pezzenti.
Perché tanta gente rispose a modo suo all’appello di un papa, allora conclamato potere politico? La società era corrotta, le classi guerriere, senza alcuna spinta verso l’esterno e l’espansione – che a quei tempi rappresentavano il progresso – rivolgevano le proprie armi, abusi e violenze sul fronte interno, mettendo in crisi il sistema di potere e la società nella sua interezza.
Insomma, il popolo, inteso come massa che affida i propri destini alla classe dirigente di turno, decise che era tempo di fare di testa propria: quando questo succede non ne esce mai niente di buono. Il minimo che ti possa capitare è qualche scellerato che attenta alla vita di un potente. Ma generalmente si finisce per trovarsi nel mezzo di una lotta armata di uomini radicali ed estremi che, superati tutti i freni inibitori, si lasciano guidare da ideologie incontrollabili.
Questo fa parte della natura umana e accadeva mille anni fa, come pure oggi.
Lo dico da un po’ che la miccia è accesa sotto i nostri piedi e alla fine la prima vera violenza è arrivata, ieri, dritta sui denti di Silvio Berlusconi.
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La banda del buco.

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Cari precari,
la finanziaria procede verso l’approvazione forzata, come gran parte delle leggi degli ultimi governi, da Prodi a Berlusconi.
Fa pensare che ci siano così tanti elementi di continuità tra i due modelli di governo, visto che il TFR, come nel precedente governo, continua a destare preoccupazioni. L’ultima, in ordine di tempo, è la proposta di Tremonti di usare i soldi dei lavoratori, destinati alla liquidazione, come fondi per coprire le spese in finanziaria. Soldi che provocheranno un nuovo debito da ripagare e, quindi, nuove tasse.
Altra questione. Non so, cari precari, se state seguendo l’evoluzione del No Berlusconi Day.
Io mi ci sto seriamente appassionando, perché come tutti i movimenti che vengono dal basso, anche questo rischia di scomparire, ingoiato dalla propria fama. Sarebbe un peccato.
Il No Berlusconi Day non è stato, come ironicamente recitava un cartello, “il corteo più bello degli ultimi 150 anni”, ma non ci sarebbe andato lontano se veramente non fossero scese in piazza le solite bandiere condite da slogan retorici e vuoti. Comunque, ora gli organizzatori di questo evento che ha portato in piazza quasi un milione di persone, si interrogano sul proprio futuro. Che fare?
Se il popolo viola non avrà un “luogo politico” dove continuare a esistere, oltre a scomparire, farà anche un favore a Berlusconi che, nei fatti, sarà sopravvissuto anche a questa ondata.
Un po’ come è successo per i due Vaffanculo Day: alla fine il buon Grillo è tornato sul blog e il suo popolo a casa a prepararsi a un domani di assoluta triste normalità.
Dunque, la mia domanda è questa: può un movimento civile cambiare la politica senza entrarci?
Tornare in piazza sotto il segno del viola, cambiando magari obbiettivo di critica o capo d’accusa, non rischierà di stancare le persone o fargli semplicemente pensare che, in fondo, dopo una scampagnata stracittadina alla fin fine non cambia niente? – Arnald