Archive for agosto, 2009
Weekend con il morto.
ago 29

Ciao a tutti flessibili e precari,
come sono andate le vacanze? Spero bene.
Ormai siamo al rientro e, visto che tutto ricomincia a girare, abbiamo pensato di dare una punzecchiata al mondo del lavoro parlando di chi, col lavoro, va all’altro mondo.
L’operazione è costata cento euro, non uno di più e ha ottenuto, oltre al grande (grandissimo, meraviglioso) risultato di andare su repubblica.it, piccoli e grandi capannelli di bagnanti, per lo più concordi e solidali con l’iniziativa.
In realtà avevamo pensato di regalare questa idea e il suo potenziale virale (siamo solo alle prime ore) alla CGIL (con una e-mail il 29 giugno) e al sito cadutisullavoro.it (sempre per e-mail il 5 luglio), ma nessuno ha battuto un colpo, così siamo andati avanti da soli. L’operazione doveva chiamarsi “Il lavoratore ignoto”, ma vedendo che nessuno ci rispondeva l’abbiamo chiamata “lavoratore ignorato”. Ora, con soddisfazione, possiamo dire “non da tutti”. – Arnald

Acque torbide.
ago 22

Mentre quel completo idiota recidivo di Renzo Bossi si diletta a giocare a “rimbalza il clandestino” su Facebook, i nostri fondali continuano a ospitare cimiteri clandestini di uomini e donne disposti a tutti per venire in Italia a farsi umiliare. Tutto per avere un misero stipendio in nero col quale migliorare la propria vita e quella dei familiari inchiodati dalla povertà in qualche angolo del terzo mondo.
Questa gente, che viene chiamata “invasore” si occupa dei nostri anziani, visto che noi e lo Stato ce ne siamo lavati le mani. Migranti che si piegano a fare i lavori più umili d’Italia, visto che noi, potendoci affacciare a professioni migliori, non ci sogniamo nemmeno di andare a cogliere pomodori con temperature che sfiorano i quarantacinque gradi; né entriamo nei cantieri per quattro soldi e una condanna a morte quasi certa, per le condizioni inesistenti di sicurezza.
Che l’uomo sia violento, non c’è alcun dubbio: io personalmente non ne ho mai avuti. Basta guardarsi indietro per scoprire che tutta la storia dell’umanità è una lunga guerra intervallati da periodi più o meno lunghi di pace. Lo sforzo collettivo, soprattutto dopo eventi tragici della storia, ha portato un popolo come il nostro a darsi una costituzione, regole condivise e la possibilità di costruire una civiltà.
Invece, nel giro di neanche sessant’anni, ci siamo messi uno contro l’altro. Abbiamo lasciato che ogni luogo di questo paese diventasse come la peggiore delle nostre periferie. Le nostre risorse finanziare, naturali e culturali le abbiamo buttate in un giro di mazzette, voti di scambio, corruzione, stipendi e pensioni da favola ai politici, finanziamenti al gruppo Agnelli (che intanto costruiva patrimoni incalcolabili all’estero), soldi alla Chiesa.
E mentre passiamo le giornate a prendere di mira gli invasori di turno, non ci rendiamo conto che i veri distruttori del paese siamo proprio noi. – Arnald
Lo Stato sta finendo.
ago 11

Ciao a tutti flessibili e precari,
L’Italia è in vacanza e tutto si ferma. Noi possiamo usare questa pausa per fare il punto della situazione.
Stiamo vivendo uno dei momenti più bui della nostra economia: il PIL fa tremare i polsi, il debito pubblico è esploso, la disoccupazione cresce senza sosta e l’industria è ripartita, ma innescando la retromarcia.
Le banche stringono i cordoni e le imprese se li ritrovano al collo come un cappio.
L’insofferenza per le regole e le leggi, da sempre nel DNA del popolo italiano, invade qualsiasi livello della nostra società, dal Presidente del Consiglio all’ultimo dei cittadini. Destra contro sinistra, sinistra contro sinistra, liberali contro comunisti, italiani contro immigrati, padani contro terroni, tutti contro tutti. Tutti contro qualcosa.
Operai si arrampicano per protesta sulle gru e minacciano di buttarsi per evitare il licenziamento, mentre altri si buttano scivolando su qualche impalcatura traballante. In ogni caso muore un lavoratore.
Viviamo con affanno sempre più evidente l’immobilismo della nostra società, incapace di riformare il mondo del lavoro senza creare generazioni senza futuro. Le famiglie sono diventate l’unica forma di welfare funzionante, tutto il resto sono chiacchiere.
Intanto, migliaia di giovani si confrontano con la ricerca di un’occupazione dignitosa, adeguata al percorso formativo fatto. Parliamo di precari con contratti da fantascienza, costretti a fare lavori un tempo ben lontani dall’idea di “obbiettivo occupazionale”.
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Buone vacanze da diversamente occupati.
ago 3

A chi si prende una pausa dal lavoro e a chi se ne prende una dalla ricerca di un lavoro. A chi si stende sulla sabbia e a chi la porta nei cantieri. A chi risponde al telefono sei ore al giorno e a chi lo spegne per tre settimane. A chi naviga in barca e a chi continua a farlo in ufficio. A chi ha progettato le terza corsia della variante di Mestre e a chi si è fregato i soldi per farla. A chi scalerà le alpi e a chi scalerà le impalcature. A chi cercherà il largo e a chi sognerà la riva. Ai cervelli in ferie e a quelli in fuga, buone vacanze da Diversamente Occupati. – Arnald






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