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Cari precari,

quello di Viareggio era un disastro annunciato, entrato in stazione in perfetto orario. Non è un caso se con la privatizzazione dei servizi non sono più serviti terroristi per far deragliare i treni, spezzarli in due, farli scontrare o saltare in aria. Le gare d’appalto, si sa, vengono vinte a ribasso. Così, già per pulire i vagoni si usa un quarto (quando hai fortuna) del personale ed è normale che pulci e zecche sguazzino nei capelli dei passeggeri.
Ma che succede se poi i tagli coinvolgono manutenzione e verifiche sui binari, sui convoglio e sui carrelli? Perché l’ultima parola sulla sicurezza, cari miei, era affidata alla logistica FS che chissà dove cazzo stava quando si doveva dare la martellatina sul carrello per scongiurare spiacevoli riflessi.
E adesso? Faremo la solita inchiesta che finirà tra due o trecento anni e dalla quale non usciranno colpevoli, ma solo vittime. Si alzeranno cori creativi in difesa degli imputati che cercheranno a “Porta a Porta” la pietà dell’opinione pubblica. Anzi, voglio iniziare a difendere il fiore all’occhiello della mobilità italiana ponendo una domanda agli avvocati delle vittime: “Chi diavolo ha dato il permesso di costruire tutte quelle case intorno alla nostra esplosione?” – Arnald