Archive for maggio, 2009

Salario saltuario.

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Il ritorno dei morti asfissiati.

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Futuro remoto.

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Cari assunti, convenienti precari,
se anche per voi progettare il futuro significa al massimo decidere cosa fare nel week-end, allora vivete in Italia, la nostra repubblica fondata sul lavoro a progetto. Una nazione dove, se prima trovare un impiego era un sogno, ora è più che mai un incubo.
Dobbiamo ringraziare la Legge 30 e i suoi nuovi contratti: intermittente, ripartito, a progetto, accessorio, a somministrazione, part-time, d’inserimento, di origine non controllata, geneticamente modificato, rinnegato da Dio. Nasce così una generazione di lavoratori precari così sfigati che tutti, dai sindacati ai politici, non sapendo da che parte prenderli, continuano a prendere per il culo.
Certo, a nessuno piace essere chiamato precario, così i capi d’azienda, unti dal politically correct, amano definirci in modi più premianti come “lavoratori flessibili” o “imprenditori di noi stessi”, se non “giovani rampanti in carriera”, anche quando hai cinquant’anni e pulisci cessi.
Ma precario o flessibile non sono sufficienti a spiegare la condizione di chi vive senza permessi, giorni di malattia, maternità, contributi per la pensione, straordinari e ferie pagate. O di chi lavora sapendo di poter essere licenziato da un minuto all’altro senza ammortizzatori sociali ad attutire il tonfo del conto in banca.
Quando hai un contratto con così tanti handicap, non sei solo precario o flessibile, ma pioniere di una nuova epoca: sei un diversamente occupato. – Arnald

La mattanza.

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Cari precari,
continua la caccia grossa ai barconi di immigrati in mare.
La mattanza prevede che i tonni che hanno abboccato al sogno di una vita migliore, vengano pescati e riportati con le reti nei paesi da cui erano partiti. E non c’è nemmeno lo chance del ripescaggio per asilo politico a farti entrare in Italia dove, come ogni ospite che si rispetti, ti fanno puzzare dopo appena tre giorni che ci stai. Sarà forse perché i CPT, o come diavolo si chiamano, sono fatiscenti e sovraffollati.
Ma se i poveri del mondo sono pesci facili da far cadere nella rete della disperazione, fa specie che gli italiani siano ancora tanto polli da credere alle parole di Maroni e soprattutto di Berlusconi.
Non vogliamo essere una società multietnica? D’accordo, allora tutti noi usciamo dai nostri uffici, abbandoniamo le nostre scrivanie, smettiamo di prendere lauree come fossero aspirine e rimettiamoci a lavorare la terra, a cogliere pomodori, aranci e limoni. Torniamo a piegare la schiena nelle risaie e a spezzarcela sui campi. Ritroviamoci come in passato a dimostrare sessant’anni a quaranta. Torniamo nei cantieri a morire al posto di questi nuovi schiavi del sommerso e della misera paga. Rimettiamoci le parannanze nei retrobottega e nelle cucine. Mandiamo le nostre mogli e sorelle a pulire il culo ai nostri vecchi che tanto schifiamo, delegando le loro vite alle badanti.
Magari è la volta buona che tornando e essere immigrati in patria, riusciamo a scaricare tutti gli stronzi che ci governano da più di sessant’anni. – Arnald

Post riservato.

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Ciao a tutti precari,
si dice che l’uomo sia capace di adattarsi a qualsiasi clima.
Deve essere un concetto valido anche per il clima politico e sociale.
Ormai, tra crisi, emergenze stupri, fine della moralità e cazzate varie, viviamo tutti in un continuo stato di’emergenza. I toni si alzano, le voci si fanno violente, le proposte indecenti diventano sempre più accettabili. Ultima, ma solo in ordine di tempo, la richiesta provocatoria (forse) di avere posti riservati ai milanesi sui mezzi pubblici di Milano. Ritorno alle leggi razziali, fine dell’uguaglianza? Ma per favore.
A questo stato di cose ci siamo già arrivati da tempo e lo abbiamo accettato quasi in silenzio, chinando il capo, calandoci le braghe e tirando avanti. Nel lavoro per esempio, dove ormai ci sono lavoratori (alias persone con una vita, spese, paure, sogni e bisogni) di serie A e quelli di serie B.
Dunque, perché trattare come un marziano uno stronzo vestito di verde che propone qualcosa che nei fatti già esiste per gli stessi italiani? – Arnald

Primo maggio.

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