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Ciao a tutti flessibili e precari.
Sono passati molti giorni dall’ultimo post e direi che è stata una settimana cruciale per il mondo, ma anche una normale settimana di fatica per la gente comune.
Io non ho avuto quasi tempo di scrivere e quando l’ho fatto, ho lasciato il post in bozza perché mi sfuggiva qualcosa.
Ho seguito il G20, gli scontri e le manifestazioni che sono arrivate a Strasburgo a distanza e non ho potuto fare a meno di notare come le parole e le richieste del “popolo di Seattle” di dieci anni fa, siano diventate proclami per i capi di governo di oggi.
Alcuni di quei capi erano al potere anche dieci anni fa: alcuni di loro deridevano e sbeffeggiavano chi preannunciava la fine del capitalismo così come lo conosciamo.
Oggi, tutti questi capetti di stato si sono riuniti per trovare una soluzione alla crisi.
Chissà perché, ho avuto l’impressione di assistere a una riunione di condominio in cui i capifamiglia discutono sui millesimi di cui sono proprietari, sapendo non poter più infierire sul vicino dettando regole non condivise, ma studiando subito strategia per fare dispetti. Per esempio, il capitolo paradisi fiscali.
I giornali annunciavano trionfanti la fine del segreto bancario, ma venti secondi dopo in Italia già si studiava la possibilità di uno scudo per una forma di evasione che ha portato fuori dal Paese 550 miliardi di euro da tassare. Non so quanti punti di Pil.
E come in tutti i momenti in cui serve un po’ consenso i potenti del mondo hanno cercato e trovato il capro espiatorio ideale – i manager della finanza – come se loro, poveri cari, non sapessero un cazzo di cosa succedesse nei retrobottega delle banche e delle borse.

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