Archive for aprile, 2009
Il laureato.
apr 20

Cari precari,
questa mattina a L’Aquila è stata consegnata una laurea ad honorem in memoria di Lorenzo Cinì, ragazzo di 23 anni che si sarebbe laureato oggi, se non fosse morto sotto le macerie della casa dello studente.
Ieri, intanto, un nuovo scandalo sotto il sole: nel capoluogo abruzzese erano pronte e chiuse due nuove case dello studente che non hanno subito il benché minimo danno dal terremoto.
Perché allora non usarle, visto che gli studenti avevano chiamato più di una volta le autorità per rendere noti i dissesti e i tentennamenti dell’edificio? La spiegazione è semplice e tutta italiana: l’operazione di trasferimento e la gestione dei nuovi edifici erano antieconomiche.
Dunque, come sempre accade in questo paese di merda (ricordate gli estintori vuoti della Thyssen?) si pensa prima al soldo che alla vita delle persone. Onestamente, se fossi il padre dello studente miseramente crepato (e basta col cazzo di politically correct), ammazzato dalle nostre istituzioni, con quella laurea mi ci pulirei pubblicamente il culo.
E poi che riparta pure la costruzione della città: tanto per come vanno le cose qui da noi, dobbiamo solo aspettare che venga di nuovo tirata giù a colpi di mazzetta. – Arnald
Monopoli.
apr 8

Buongiorno flessibili e precari.
Siamo una repubblica di terremotati? Direi proprio di sì.
Se avete notato, tra i tanti edifici crollati dopo le scosse, c’è un numero impressionante di palazzi “pubblici”, costruiti attraverso appalti dati a palazzinari senza scrupoli, sparsi in tutto il paese. In questa nostra dissestata nazione abbiamo ben più di un esempio di edificazione senza senso, dalla diga del Vajont, costruita sotto gli occhi di tutti su una montagna notoriamente fragile e prontamente ricomprata dallo Stato poco prima che venisse giù, alle scuole che crollano per un colpo di vento, per una porta che sbatte o per una scorreggia.
Mi pare ovvio, a questo punto, che quando arriva un terremoto venga giù tutto, dal palazzo cinquecentesco – che però generalmente resiste forse perché prima gli appalti erano più seri – alle case dello studente, ai moderni ospedali, fino alle prefetture.
Verrebbero giù anche i cimiteri se non fossero già sottoterra.
Dunque, a chi dice che nascere in questo paese è una iattura rispondo di rivedere il proprio giudizio. Perché noi italiani abbiamo davvero un gran culo, visto che passando molti anni in scuole costruite con cemento mischiato a merda, in università che di antisismico hanno solo un istituto di ricerca senza fondi, e in uffici che tremano anche per il freddo, siamo sostanzialmente quasi tutti vivi. – Arnald
Assalto alla dirigenza.
apr 5

Ciao a tutti flessibili e precari.
Sono passati molti giorni dall’ultimo post e direi che è stata una settimana cruciale per il mondo, ma anche una normale settimana di fatica per la gente comune.
Io non ho avuto quasi tempo di scrivere e quando l’ho fatto, ho lasciato il post in bozza perché mi sfuggiva qualcosa.
Ho seguito il G20, gli scontri e le manifestazioni che sono arrivate a Strasburgo a distanza e non ho potuto fare a meno di notare come le parole e le richieste del “popolo di Seattle” di dieci anni fa, siano diventate proclami per i capi di governo di oggi.
Alcuni di quei capi erano al potere anche dieci anni fa: alcuni di loro deridevano e sbeffeggiavano chi preannunciava la fine del capitalismo così come lo conosciamo.
Oggi, tutti questi capetti di stato si sono riuniti per trovare una soluzione alla crisi.
Chissà perché, ho avuto l’impressione di assistere a una riunione di condominio in cui i capifamiglia discutono sui millesimi di cui sono proprietari, sapendo non poter più infierire sul vicino dettando regole non condivise, ma studiando subito strategia per fare dispetti. Per esempio, il capitolo paradisi fiscali.
I giornali annunciavano trionfanti la fine del segreto bancario, ma venti secondi dopo in Italia già si studiava la possibilità di uno scudo per una forma di evasione che ha portato fuori dal Paese 550 miliardi di euro da tassare. Non so quanti punti di Pil.
E come in tutti i momenti in cui serve un po’ consenso i potenti del mondo hanno cercato e trovato il capro espiatorio ideale – i manager della finanza – come se loro, poveri cari, non sapessero un cazzo di cosa succedesse nei retrobottega delle banche e delle borse.





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