In nome della legge.

Ciao a tutti flessibili e precari.
Sette anni fa, Marco Biagi, il giuslavorista che ha dato il nome alla giustamente controversa legge sul lavoro (legge 30), veniva ammazzato dalle brigate rosse. Oggi Napolitano l’ha voluto ricordare parlando di come non ci si deve arroccare sulle vecchie conquiste fatte nel mondo del lavoro dalle passate generazione. Diciamo che qui, più che arroccati siamo aggrappati con le unghie a ciò che ne resta. Pensione, ferie e malattie pagate, straordinari: tutti diritti che ai precari sono negati. Nel giro di pochi anni è stato messo in moto un meccanismo che ha strappato ben più di una certezza alle nuove generazioni di lavoratori.
Un principio di flessibilità inaugurato miseramente da Treu e sfociato ben presto nella precarietà assoluta.
Il contratto a progetto, per esempio, poteva essere uno strumento per migliorare i propri conti grazie a compensi più alti o lavorando per più clienti contemporaneamente.
Invece, i nostri imprenditori, Stato compreso, l’hanno usato come forma d’assunzione da licenziamento facile e alleggerita di responsabilità e diritti. Colpa di Marco Biagi? No. Rileggendo le sue carte e ripercorrendo la sua opera, si scopre presto che la legge 30 porterà pure il suo nome, ma non le sue idee. A cominciare da quelle sugli ammortizzatori sociali che Marco Biagi, come spesso aveva scritto e dichiarato, voleva rafforzare. – Arnald



20 marzo 2009 - 13:34
vedi anche:
Best Before», la rivista on line per il precario che «co.co.protesta
http://www.unita.it/news/83035/best_before_la_rivista_on_line_per_il_precario_che_cocoprotesta
23 marzo 2009 - 11:15
Bravo, bell’articolo. Anche a me si ritorce lo stomaco a vedere come i nuovi contratti vengono manipolati da chi può per spremere i precari fino all’osso. Ma Biagi nel suo progetto prevedeva anche altro, e hai fatto bene a ricordarlo. Il problema è che il governo ha deciso di rendere legge solo la parte che gli conveniva. Tutto qua.
Alex
23 marzo 2009 - 11:59
povero marco biagi, che tristezza: ucciso, deriso e stravolto.
comunque, complimenti per l’articolo, una buona sintesi, agile ed efficace
23 marzo 2009 - 12:20
Infatti sarebbe più giusto chiamarla col nome di chi l’ha scritta: Roberto Maroni.
Tutto è cominciato col 1° governo Amato che per sanare i disastri causati dai precedenti governi (pentapartito e C.A.F. (Craxi Andreotti Forlani)) fece ingoiare ai sindacati, ma soprattutto alla CGIL, l’abolizione della scala mobile tanto osteggiata da Confindustria, responsabile secondo gli industriali di innalzare l’inflazione. Poi susseguirono attacchi al mondo operaio limitando il diritto di sciopero,il lavoro interinale e a progetto di Treu, tutti con l’avallo più o meno consenziente dei tre sindacati principali.
Praticamente tutti i diritti che fino agli anni ‘70 del secolo scorso erano stati conquistati con scioperi e manifestazioni della società civile, ora rivengono messi non solo in discussione, ma vengono spazzati via senza che ci sia uno sciopero o una manifestazione che protesti.
Vi ricordate del tifoso ucciso nell’autostrada da un imbecille? Per quell’episodio ci fù un clima da guerra civile che durò un giorno: caserme di carabinieri assaltate, barricate intorno agli stadi ecc.; generalizzando, ogni volta che si tocca il mondo del calcio avvengono fatti fuoribondi, ma se vengono toccati i diritti dei lavoratori, ma oramai vengono rimessi in discussione quelli di tutti, nessuno più si arrabbia e manifesta, e quei pochi che ci provano vengono repressi con l’uso della forza alla Bava Beccaris.
24 aprile 2009 - 18:05
grrrrandi, tutte, davvero, ste vignacce!