Archive for marzo, 2009

Voto d’addio.

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Ciao a tutti.
Che avessi una tendenza a limitare le mie visite al seggio elettorale si sapeva.
Però, da bravo stronzo di sinistra ho deciso di insistere, di crederci.
“Ecchecazzo” mi dicevo “prima o poi riusciranno a fare qualcosa di sinistra nel PD no?”.
Alla fine, invece, mi sono reso conto che l’unica cosa di sinistra che sanno fare è dividersi e non trovare mai una merda di linea comune. Soprattutto, il PD ha perso completamente la sua vocazione laica, dove per laica si intende prima il rispetto della nostra costituzione, poi quello dei dieci comandamenti.
Insomma: direi che da ieri, con l’affossamento del testamento biologico, la mia vita come elettore del PD è finita. E non c’è sondino che possa prolungarla. – Arnald

Sorvegliati speciali.

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Ciao a tutti flessibili e precari.
In questi giorni si è aperta la polemica sul decreto legge del ministro Sacconi che pare stravolgerà le norme di sicurezza sul lavoro. Una polemica accompagnata dal solito, inaccettabile, morto sul posto di lavoro: un operaio seppellito dai detriti in un cantiere. Una polemica che scoppia proprio nei giorni in cui viene pubblicato un video che ricostruisce la strage della Thyssen di Torino.
Comunque, pare che col nuovo decreto i datori di lavoro avranno ancora più facilità nel trasformare i luoghi di lavoro in cimiteri. Sacconi ha già replicato che non è così che va letto il decreto, peraltro ancora incompleto, perché il governo non abbasserà mai la guardia sul rispetto delle norme. Lo ha fatto con forza, addirittura scrivendo una lettera a La Repubblica per rispondere proprio all’accusa partita dal quotidiano.
Sarà, ma finora chiunque abbia governato ha sempre detto che avrebbe vigilato sulla vita dei lavoratori. Salvo poi distrarsi sempre negli ultimi istanti. – Arnald

Asocial network.

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Ciao a tutti flessibili e precari.

Quanti di voi si prendono quel famoso quarto d’ora ogni due ore, per togliere gli occhi dallo schermo del computer?
Personalmente lo faccio poco, visto che non ho neanche il sano vizio del fumo che, per pure questioni di astinenza, obbliga tante persone a mollare gli ormeggi dalla scrivania per raggiungere l’uscita o la sala fumatori.
Però, far pausa dal lavoro fa bene e serve a ricaricare un po’ le pile, a distrarsi e rinfrescarsi le idee. Da un po’, cioè da quando internet è entrato nella sua fase più partecipativa, la pausa corrisponde sempre più spesso non in una camminata verso il bagno o in un caffè alla detestabile macchinetta, ma in un giro su Facebook o in chat su MSN e affini.
Poco male, direte voi, ognuno fa quello che vuole del proprio tempo. Ma che succede se poi, abusando dei nostri strumenti (come sempre accade in Italia) la pausa Facebook si trasforma in attività principale e il lavoro viene relegato nei momenti di pausa? Non vi sembra possibile?
Allora spiegatemi perché molte aziende stanno limitando l’accesso ai social network negli orari di lavoro. Non è solo un problema di abuso del tempo, ma di concentrazione. Lavorare con una persona che passa la giornata a decidere se partecipare al gruppo “Contro qualcosa” o a fare il test “Quanto sei qualcos’altro” ti obbliga a parlare con due neuroni liberi di un cervello completamente rapito da altro.
Insomma, io pure mi diverto molto a chattare e postare, ma non sarà che questi social network, oltre a farci lavorare male, ci rendono anche un po’ asociali? – Arnald

In nome della legge.

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Ciao a tutti flessibili e precari.
Sette anni fa, Marco Biagi, il giuslavorista che ha dato il nome alla giustamente controversa legge sul lavoro (legge 30), veniva ammazzato dalle brigate rosse. Oggi Napolitano l’ha voluto ricordare parlando di come non ci si deve arroccare sulle vecchie conquiste fatte nel mondo del lavoro dalle passate generazione. Diciamo che qui, più che arroccati siamo aggrappati con le unghie a ciò che ne resta. Pensione, ferie e malattie pagate, straordinari: tutti diritti che ai precari sono negati. Nel giro di pochi anni è stato messo in moto un meccanismo che ha strappato ben più di una certezza alle nuove generazioni di lavoratori.
Un principio di flessibilità inaugurato miseramente da Treu e sfociato ben presto nella precarietà assoluta.
Il contratto a progetto, per esempio, poteva essere uno strumento per migliorare i propri conti grazie a compensi più alti o lavorando per più clienti contemporaneamente.
Invece, i nostri imprenditori, Stato compreso, l’hanno usato come forma d’assunzione da licenziamento facile e alleggerita di responsabilità e diritti. Colpa di Marco Biagi? No. Rileggendo le sue carte e ripercorrendo la sua opera, si scopre presto che la legge 30 porterà pure il suo nome, ma non le sue idee. A cominciare da quelle sugli ammortizzatori sociali che Marco Biagi, come spesso aveva scritto e dichiarato, voleva rafforzare. – Arnald

Lavoratori modello.

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La febbre dell’euro.

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Contratti terminali.

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Salve Precari.
Dite la verità. Quanti di voi stanno facendo il conto alla rovescia per sapere se finiranno nella statistica dei contratti non rinnovabili?
Quanti di voi sanno già che non c’è speranza di rinnovo e hanno smesso di mettere qualsiasi passione nel lavoro? Quanti si ritrovano senza soldi per l’affitto? O per il mutuo?
Beh, molti precari, presto, finiranno col culo per terra e non ci sarà nessuno a tirarli su.
Il governo per primo se ne lava le mani dicendo che non può mica salvare tutti: mica si può fare un lodo salva precari. Sti cazzi dei precari, no?
Non parliamo nemmeno dei due sindacalisti leccapalle né del leggero ritardo (appena dieci anni) della sinistra sulla questione dei contratto a termine.
Piuttosto, cerchiamo di capire come creare occupazione e far uscire vivo dalla crisi chi ci entra.
Avete idee? Proposte?
Sono esentati da questa domanda tutti gli onorevoli (si fa per dire) deputati e senatori, sindaci, presidenti di regione e provincia, consiglieri comunali, consiglieri regionali, portaborse, sindacalisti, sinistra extraparlamentare, presidenti di circolo politico. Praticamente il 60% della popolazione italiana. – Arnald

p.s.: sarebbe carino, anche solo come gesto se qui bravi ragazzi che ci governano si decurtassero lo stipendio base (14.000 euro vero?) come gesto di decenza, oltre che di umanità verso le finanze dissestate di questa nazione.