Archive for febbraio, 2009
L’occasione persa.
feb 26

Ciao a tutti precari,
Dove vivo io, la mattina la strada si trasforma in un inferno di lamiere guidate da pecore governate da lupi scaltri come volpi e affamati come squali.
Chi sono? Beh, la nostra classe politica collusa con il sistema produttivo che insegna al popolino a prendere l’auto per andare a lavoro, per andare a comprare il latte, o semplicemente per andare al creatore. Una pecora per auto e il gregge è fatto.
Quando vedo i romani (gli italiani?) affollarsi come bestie da macello sulle nostre strade capisco tutto. Capisco come è facile per i nostri politici, per gli industriali e per i potenti, farci qualsiasi cosa. Questo pensiero si rafforza quando entro in metro e mi rendo conto che lì sotto c’è un altro gregge, di cui faccio parte, obbligato a spartirsi stoicamente un altro pezzo d’indecenza quotidiana di questo paese: vagoni stracolmi come treni di Calcutta che trasformano un viaggio in metro in una odissea.
Penso a quanto è facile per noi italiani buttare al cesso ogni nostro diritto, ogni cosa buona che fino a oggi ha permesso alla maggior parte di noi di vivere una vita senza stenti e di avere accesso a diritti che puntualmente, a causa del popolo che siamo, abbiamo rivolto contro noi stessi come un’arma. Pensate all’uso che le passate generazioni – ma anche le nuove, di prove ce ne sono un’infinità – hanno fatto del posto fisso.
Il tempo indeterminato senza responsabilità ci ha resi pigri e ci ha convinti che ogni cosa è dovuta: che tutto è sempre stato lì e che non c’è mai stato nessuno a lottare e forse morire per darci tutto questo.
Il tempo indeterminato ottenuto in tutti i modi meno che per meriti ci ha trascinato dritti nel baratro dell’incompetenza.
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La resa dei voti.
feb 17

E così cari flessibili e precari anche Soru, che sembrava invincibile, cade sotto la scure del Cavaliere.
Ma è proprio così? No, non parlo di brogli eletterali, il centro-destra non ne ha bisogno. Basta nutrire e cavalcare le anime diverse che albergano nel PD, ridotto sempre di più a un posto desolato con elettori in fuga da ogni regione e periferia di questa carcassa di repubblica.
Sinceramente sono molto contento della sconfitta del PD perché bastava aprire i giornali per continuare a leggere i soliti teatrini: la Binetti che minaccia di uscire dal PD (magari fosse, è la volta buona che mi converto), D’Alema che chiede un nuovo corso ecc.
Invece io mi auguro una purga.
Mi auguro che tutte queste persone si prendano un sonoro calcio nel culo e che finalmente capiscano che a noi del loro cilicio e delle loro manie di protagonismo non ce ne frega davvero niente.
Di più: spero che qualcuno abbia il coraggio di chiudere questo finto partito e che si possa finalmente ricominciare a fare una sinistra degna di questo nome (non certo quel branchetto di cretini separatisti che sono finiti nel dimenticatoio nazionale).
Perché per tirarci fuori dalla crisi, dare proposte alternative sul lavoro e costruire un serio ed equilibrato stato sociale, abbiamo biosogno di teste pensanti. Non di teste di cazzo. – Arnald
Scene di lavoro.
feb 13

“L’attribuzione, finalmente, di un significato concreto e incisivo al valore della meritocrazia, della quale è di moda oggi riempirsi la bocca, senza però che finora nel nostro Paese si sia fatto nulla di apprezzabile per promuoverla effettivamente.”
“Il superamento della divisione fra protetti e precari che contraddistingue oggi il nostro tessuto produttivo e che condanna gran parte delle nuove generazioni a una drammatica esclusione da standard elevati di sicurezza e qualità del lavoro.”
Queste due frasi sono tratte da una delle lettere che Pietro Ichino ha inviato al Ministero del Lavoro. Ne trovate una panoramica e link diretti su JobTalk.
Oggi la CGIL scende in piazza per protestare contro il governo, mentre una crisi senza precedenti strozza le aziende lasciando esanimi centinaia di migliaia di posti di lavoro. Su ogni piano del sistema si contano i morti: dai ricercatori agli operai, dagli ingegneri agli insegnanti, questa crisi non fa prigionieri.
Facciamoci due conti: cosa accade se il posto lo perde qualcuno a contratto a tempo indeterminato? Beh, come minimo scatta una liquidazione, ci sono contributi versati che contribuiscono, appunto, alla realizzazione di una pensione per una terza età che si prospetta sempre più lunga.
A volte, quando proprio si deve trovare un accordo con il lavoratore, si elargisce un anno se non due di stipendio in più pur di trovare un compromesso amichevole. Spesso, lo stesso lavoratore (ne sono stato testimone) viene poi riassorbito dall’azienda ma come precario: questo perché un contratto a progetto toglie parecchie castagne dal fuoco delle responsabilità di un datore di lavoro.
Cosa accade invece se è un precario a perdere il posto? Niente. Basta che scada il contratto e che non ci sia rinnovo (figuriamoci, non è che debba essere obbligatorio) che il nostro precario si ritrova senza lavoro, senza buona uscita, senza ammortizzatori sociali di qualsiasi genere: insomma si ritrova nella merda.
E questo non può continuare perché in un periodo in cui la disoccupazione cresce a ritmi sostenuti, presto o tardi lo stato si ritroverà a dover disinnescare la bomba del malcontento che tende già drammaticamente a perdere i canoni di civiltà. Ne sono un esempio le manganellate rifilate agli operai che occuparono l’autostrada pochi giorni fa.
Capitolo due: meritocrazia.
Qui c’è poco da dire: in Italia, di norma, il lavoro non se lo merita chi merita, ma chi conosce, chi paga, chi unge, chi lecca il culo, chi è politicamente coperto.
A questo proposito, poche sere fa ho avuto il piacere di partecipare a una cena del PD, organizzata dal comitato che durante le elezioni rispondeva alle lettere degli elettori. Leggi il resto »
Camere mortuarie.
feb 10

Oggi è un giorno di lutto.
Per quanto mi riguarda non per Eluana, lei è morta diciasette anni fa in un incidente stradale. Ma rispetto chi invece crede sia morta ieri e che avrebbe voluto una legge nata da profonde riflessioni e non da ansie di potere del solito gruppetto di merdosi, coadiuvati dai franchi tiratori dell’opposizione pronti a sbandierare i grandi valori religiosi.
Valori che escono puntualmente solo quando serve visibilità, non certo quando mezzo paese precipita nella povertà o di fronte alle brutte pagine dell’immigrazione, della disperazione o della semplice fatiscenza delle nostre strutture ospedaliere.
Basti pensare che per far partire un’indagine che verifichi la bontà di un reparto ospedaliero ci deve essere l’interesse del ministro Sacconi. Nel contempo negli ospedali d’Italia la mala-sanità dilaga tra mazzette e morti di routine, senza che nessuno muova un dito.
Neanche di fronte all’annuale ecatombe di morti sul lavoro si vede tanta agitazione in parlamento.
Non sto nemmeno a parlare della solita invadenza vaticana perché, come dice giustamente una mia cara amica, il Vaticano fa il Vaticano: è lo stato Italiano che non fa il suo mestiere di Stato libero e democratico.
Dunque, perché è un giorno di lutto? Leggi il resto »
Due Stati e un popolino – secondo tempo.
feb 8

Perdonate questi excursus cari precari, e non fatene una questione politica.
Credo che ognuno di noi abbia il dovere e il diritto di manifestare le proprie idee e difendere delle libertà che rischiano di scomparire.
Giorno dopo giorno si attaccano le fondamenta della nostra economia, del diritto. Tutto questo ha conseguenze devastanti nella nostra cultura, nella nostra capacità di essere un popolo.
Sempre meno lavoratori, sempre più precari, sempre più poveri e meno liberi.
Il caso di Eluana è diventato, per il governo (in sintesi Berlusconi) e parte dell’opposizione, un attentato alla nostra Costituzione, la carta nata dal sangue prodotto dalla nascita e la fine di una dittatura.
Spero di poter presto tornare a parlare di lavoro (anche di quello che c’è, oltre a quello che svanisce).
Spero che possiate perdonare questa parentesi quanto mai dovuta a me stesso e una persona che ammiro dal profondo: Beppino Englaro. – Arnald
Benzina sui focolai – primo tempo.
feb 2
Cari precari,
come diceva un saggio di cui non ricordo il nome: “Si è sempre meridionali di qualcuno”.E così, i nostri connazionali (volenterosi) che vanno a lavorare in Inghilterra vengono respinti come un qualsiasi straniero che prova a lavorare qui da noi. In Italia, per dimostrare tutto l’odio verso i poveracci del mondo, si finisce per riempire una bottiglia di benzina e dargli fuoco. Tra le fiamme accese dal clima d’odio creato dai nostri amati politicanti c’è di tutto: noia, qualunquismo, paura, odio, disoccupazione, mancanza d’obbiettivi.
Ma tra quelle fiamme c’è anche un mestiere, quello che i tanti razzisti finiti in giacca, cravatta e poltrona non possono più fare e che fingono di condannare. Devo dirvelo io? – Arnald







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