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E così cari precari ci siamo.
Presto, il nostro amico Marchionne otterrà i famosi aiuti per l’auto.
Ora, se non fosse che tutti noi abbiamo a cuore il futuro degli operai italiani, verrebbe voglia di dire: “Compratevi un’auto francese, tedesca, marziana al limite. Ma non una del gruppo torinese”.Perché? Beh, principalmente perché sono decenni che lo Stato italiano elargisce denaro e aiuti a questi signori che però, invece di restituire almeno in parte il maltolto, si tengono tutto e hanno anche la faccia tosta di tornare a questuare.
In un altro paese Marchionne e compagnia bella sarebbero falliti da tempo e se è vero che questa crisi condanna tanti altri produttori di automobili, è anche vero che la Fiat ha una crisi ogni dieci (o meno?) anni.
C’è da dire che mentre Obama (anche se in condizioni di partenza diverse, lo ammetto) spinge i produttori verso l’eco-sostenibile, l’ibrido ecc., da noi si decide di dare incentivi per comprare anche auto già “condannate” dai nuovi canoni sulle emissioni emanati da Bruxelles, fregandocene quindi delle conseguenze gravose che ricadranno, tanto per fare una cosa nuova, sui consumatori: perché alla fine sopra di noi si può passare sempre impunemente.In ultimo, pur di vendere quattro macchine in più, la trovata più divertente: dare uno speciale incentivo a chi l’auto ancora non ce l’ha. In quel caso questi signori (me compreso) dovrebbero andare a rottamare il proprio conto in banca perché lo Stato gli farà risparmiare una somma vicino ai 1.500 euro per l’acquisto di una scatola in cui chiudersi per tre ore al giorno nel traffico.
Così, visto che le nostre città sono già coperte di lamiere su ruote che da ferme invadono le strisce pedonali, i marciapiedi e le terze file, e che in movimento congestionano completamente le strade, condannando chi vuole usare un mezzo pubblico a una vita di merda, si pensa bene di aggravare la situazione.Perché mai ai nostri saggi governanti non viene in mente che potremmo riconvertire le esigenze e i piani di business in appalti per la costruzione di mezzi pubblici e infrastrutture che, oltre a creare più posti di lavoro, renderebbero migliore la nostra vita e la nostra salute?
Amici miei, qui non si sta lavorando per il bene comune. Né si sta progettando qualcosa per far uscire dalla crisi le famiglie, i cittadini e i lavoratori senza un futuro. Qui si tratta di mettere una pezza alle ansie dei grandi miliardari e costruttori, in barba alla piccola impresa (che occupa ben più di 60.000 posti) e di permettere a signori che guadagnano almeno venti o trentamila euro al mese di mantenere il loro intoccabile stile di vita. E se questi soldi vi sembrano pochi, ricordate che la maggior parte di voi per guadagnare una cifra del genere ci mette quasi due anni se non tre.
Dunque, per tutti noi inferiori (di fantozziana memoria) c’è pronta una bella missione: comprare una nuova (nata vecchia) Fiat, affinché il suo consiglio d’amministrazione possa continuare a girare in Ferrari. – Arnald