La moderna arte del mobbing.

Ciao a tutti flessibili e precari,oggi si parla di mobbing: l’arte di far sentire inadeguato un lavoratore e di minacciarlo con sistemi più o meno sottili. In Italia abbiamo una vera e propria scuola di specializzazione in questo campo e sono centinaia di migliaia gli esempi di lavoratori finiti nelle mani di aguzzini di merda pronti a tutto pur di spingerli alle dimissioni.
Se ne parla sul sito de ilSole24ORE e sul blog curato da Rosanna Santonocito, JobTalk.
E voi che ne pensate? Per esempio, non trovate che il precariato, nella sua forma italiana non sia in qualche modo una evoluzione perversa del mobbing? – Arnald
Articolo pubblicato il 20 novembre 2008 alle 22:35 in Diversamente occupati. Puoi seguire i commenti via RSS 2.0. Puoi inviare un commento, oppure un trackback dal tuo sito.



24 novembre 2008 - 10:42
il problema è che il titolare fa credere al dipendente di fargli un piacere a farli lavorare, quando invece il rapporto dovrebbe essere paritario ma anzi troppo spesso il proprietario si arricchisce sulle spalle del lavoratore.
24 novembre 2008 - 11:05
Sì, questa è una delle dinamiche che vengono messe in atto in ufficio. Ma diciamo che fa sempre meno presa. Quando il precariato è diventato norma, molti capi usavano questo sistema per soggiogare dolcemente i propri lavoratori, con promesse lontane e piagnistei che finivano col farti credere: “Cazzo, questo mi sta facendo lavorare anche se è in crisi”.
Ma ora la solfa non ha più lo stesso suono e come in tutte le cose, capi, superiori e dirigenti hanno cominciato a tirar fuori le unghie direttamente, senza nemmeno anestetizzare il lavoratore che vogliono colpire. – Arnald
24 novembre 2008 - 13:33
spiacente, no, Arnald, precariato e mobbing non c’entrano. In mancanza di una legge specifica, si cerca di arrivare a una definizione precisa di mobbing, che parte dalla volontarietà, dalla reiterazione e dalla durata nel tempo delle condotte vessatorie e lesive (16 quelle “tipo” individuate dalla cassazione) nei confronti del lavoratore dall’azienda dai capi ma anche e assai spesso dai colleghi di lavoro con il fine di emarginarlo o escluderlo. Le generalizzazioni fanno solo confusione e vanno nel senso contario al tentativo di calcolare esattamente il fenomeno e di contrastarlo efficacemente, anche perchè ad oggi, è la vittima che ha l’onere della prova. Come si vede, il contratto precario o meno è una condizione “ambientale”, non altro. Personalmente, mi pare tra l’altro che i lavoratori più a rischio e più colpiti statisticamente sono quelli a tempo indeterminato, che si vuol mandar via o che sono invisi ai colleghi
24 novembre 2008 - 16:31
Una segnalazione di una novità che ho ricevuto dalla Ediesse, la casa editrice della CGIL:
Mario Desiati e Stefano Iucci (a cura di)
Il lavoro e i giorni
Venti racconti sui giovani, la precarietà, la disoccupazione
prefazione di Raffaele Manica/ illustrazioni di Mario Ritarossi
Venti giovani talenti della nuova narrativa italiana – quella che dopo tanto tempo ha ricominciato a occuparsi di «realtà» – parlano di lavoro: quello che c’è o ancora non arriva; quello che penetra nei gangli della vita quotidiana fino a sconvolgere – o a vivificare – progetti, speranze, sogni. È il lavoro liquido nella società liquida: difficilmente collocabile in spazi definiti, proprio per questo permea di sé tutti gli aspetti quotidiani della vita delle persone. Lettere, soliloqui, racconti in senso stretto; riflessioni e dialoghi. Il «teatro» del lavoro mette in cena le proprie rappresentazioni scardinando le tradizionali distinzioni di genere. Testi di: Barabba, D’Arcangelo Liviano, Davoglio, Di Consoli, di Gregorio, Flori, Fontana, Garlini, Giugni, La gioia, Leogrande, Krauspenhaar, Mancini, Manzon, Mazzitelli, Missiroli, Paolin, Sorrentino, Valerio, Varvello.
Avrebbero dovuto chiamare Arnald a illustrarlo…
24 novembre 2008 - 18:50
Su un aspetto ha ragione Roxy: il mobbing è un fenomeno pienamente centrato sul lavoro a tempo indeterminato.
Lo potremmo definire però a differenza di quanto leggevamo da lei o da te Arnald, come un elemento di un ingranaggio umano e lavorativo dal quale poi si può arrivare – se si ha un approccio alla vita decisamente antico e fallimentare – al lavoro precario.
24 novembre 2008 - 19:14
Scusa credo di non aver capito il tuo concetto.
Me lo spieghi meglio? – Arnald
24 novembre 2008 - 19:58
Rosanna,
ma possiamo dire che un contratto a scadenza usato in forma di ricatto possa essere mobbing? – Arnald
24 novembre 2008 - 22:23
Ciao Arnald,
più che mobbing, direi che si tratta di vigliaccheria ed incapacità, da parte del datore di lavoro, di vedere lontano…
Anche io sono d’accordo sul binomio mobbing-tempo indeterminato.
E’ attuato infatti, per far dimettere il lavororatore di sua sponta, per evitare le dimissioni con buone buonuscite…
E in questo tempo di crisi….
Anna
P.S.: per Rosanna
Gentilissima, visto che ti occupi delle problematiche lavorative, perchè non parlate mai della crisi del settore farmaceutico che già ha mandato a casa circa 5000 lavoratori e si prevede altrettanto per il prossimo anno?