In culo agli operai.

Cari precari,
oggi parliamo di un altro grande dell’industria italiana.
Il sig. Marchionne, amministratore delegato della Fiat.
Niente male, considerando che poi mette gli operai italiani in cassa integrazione.
Ma è ovvio che la forza-lavoro serba costa meno, non ha sindacati e scioperi e permette a questo cialtrone e tutta la cricca di apparentati e soci di fare quello che vogliono, senza starsi troppo a preoccupare delle conseguenze.
Intendiamoci, non che qui lo facciano. Se gli muore qualcuno in fabbrica le inchieste cadono nel dimenticatoio; se qualcuno sciopera, basta fare finta di niente.
Ma che volete, evidentemente a questi industriali del cazzo da fastidio anche un titolo sul giornale in cui si parla di qualche merdoso operaio morto o di qualche sindacalista che osa chiedere un aumento di stipendio.
La domanda è: perché quando questa fottuta Fiat va male, io gli devo pagare i debiti?
Perché devo mantenere lo stile di vita di questi schifosi che per ringraziarci delocalizzano le industrie fuori dal paese togliendo lavoro ai nostri operai? – Arnald
p.s.: rileggetevi questa chicca in cui il nostro Sergio si definisce il più precario della Fiat. Questo significa che ha già finito il suo stage?



2 ottobre 2008 - 10:12
Mi dispiace non essere del tutto d’accordo:
se vedi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/07/08/ombra-della-crisi-su-fiat-cassa.html
(fai prima con: http://tinyurl.com/53uk9m)
le fabbriche Fiat interessate alla cassa integrazione producono modelli e tipologie differenti da quelle che saranno costruite in Serbia, e almeno Marchionne si ricorda che il core business della Fiat è l’auto, a differenza dei suoi predecessori che avevano “diversificato” in settori in cui la Fiat non era competitiva (perfino il turismo, se non mi ricordo male il libro di Gallino), hanno prodotto macchine da terzo mondo(ho avuti una 126, roba da stendere non un velo pietoso, ma un burqa afgano) e che poi hanno coperto le perdite a forza di licenziamenti ( e contributi statali): quelli sì, cialtroni.
In quanto alla forza lavoro serba, non ce li vedo tanto inermi, se il loro stile di vertenza è quello visto a Sarajevo e in Kossovo, i loro sindacalisti andranno alle riunioni con l’AK-47…
2 ottobre 2008 - 10:33
Beh e sti cazzi che faranno altre auto.
Chi gli vietava di farle qui?
Sono scuse caro Marino.
2 ottobre 2008 - 13:23
Arnald Says:
Beh e sti cazzi che faranno altre auto.
Chi gli vietava di farle qui?
adesso mi tocca difendere i capitalisti…
OK: tu hai una fabbrica con le linee attrezzate per fare la Grande Punto o la Musa, le vendite non vanno benissimo ma nemmeno così male da sospendere la produzione di quei modelli, allora usi qualche settimana di cassa integrazione. Che è meno costoso di riattrezzare la fabbrica per fare gli autobus previsti in Serbia smettendo di fare modelli che comunque qualcosa vendono.
Inoltre, l’Italia è nell’euro, la valuta più forte del mondo ( è vero che i tedeschi esportano anche con l’euro), mentre la Serbia no, quindi penso che Fiat voglia anche sfruttare in differenziale di cambio tra le valute, che non dipende da Marchionne.
2 ottobre 2008 - 14:00
Senti,
la pianificazione di stabilimenti del genere non si fa dall’oggi al domani.
Sanno benissimo che vogliono (VOGLIONO) risparmiare e lo fanno.