Archive for settembre, 2008

La repubblica degli stagisti.

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Ciao a tutti stagisti e ex stagisti.
Eh sì perché prima di diventare precari (o flessibili, fate voi), in questo paese si diventa prima di tutto stagisti.
E in questa fase di passaggio che va dai tre mesi a un tempo indeterminato, si svolge la vera battaglia per conquistare la propria precarietà e molto difficilmente un posto stabile di lavoro.
Chiaramente, come tutto quello che si fa in Italia, anche lo stage è diventata una forma di abuso di manodopera più o meno preparata: un turn over ossessivo da parte delle aziende che, piuttosto che “regolarizzare” con un contrattino di 6 mesi e uno stipendiolo uno dei suoi stagisti, a volte preferisce investire (risparmiare) prendendone un altro.Insomma, quello dello stage è un terreno scivoloso che da sempre accende polemiche che non si spengono, ma che danno vita a nuovi focolai di protesta.
Su questo terreno si spende quotidianamente Eleonora Voltolina, fondatrice del blog “La repubblica degli stagisti”.
Suo merito, oltre a quello di fare un punto costante sullo stage in Italia, è anche quello di avere iniziato una “lista dei buoni” da opporre all’oceano di commenti negativi sugli stage come forma di sfruttamento non retribuita.
Perché ve ne parlo oggi (pur sapendo che molti di voi già la conoscono)? Perché il blog di Eleonora compie un anno e meritava di essere festeggiato nel migliore dei modi: dicendo ciò che fa. – Arnald

Piazze virtuali.


 

 

Ciao a tutti precari,

avrete visto imperversare sui siti dei quotidiani più blasonati la protesta delle centraliniste del call center  di Legnano.

C’è poco da dire, sei anni di precariato e solita solfa: risparmio, sfruttamento, ipocrisia.

Piuttosto mi pongo una questione di cui sono diretto interessato – come tutti i blogger che si occupano di lavoro – riguardo “piazza Web”: da una parte siamo padroni di protestare quotidianamente contro i soprusi, dall’altra rischiamo di isolarci e fare proteste sempre meno singolari, sempre più fini a se stesse.

Internet dovrebbe rappresentare una delle fasi della protesta, non  il suo unico terreno. So che è faticoso (non ditelo a me), ma se vogliamo ottenere di più a livello collettivo, allora si dovrà alzare il culo dalle nostre poltrone e scendere davvero in piazza. – Arnald

 

p.s.: noterete che tra i cartelli si legge: “No a chi abusa della legge Biagi”. Dunque, le centraliniste non combattono contro il precariato come forme di lavoro mobile, ma come degenerazione del concetto di flessibilità. Che ne pensate?

Popoli vicini.

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