Archive for settembre, 2008

Popoli e popolino.

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Stagisti in carriera.

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Ciao a tutti flessibili e precari.

Da sempre si dice, ed è sostanzialmente vero, che nel nostro paese è difficilissimo fare carriera e che è un processo molto più lento che in qualsiasi altro stato.
Sappiamo tutti perché: capi e sottocapi (signori, vasalli, valvassini e valvassori) sono affezionati alle loro poltrone più che alle loro moglie (e mariti) e l’unico modo per schiodarli è un infarto fulminante. Diciamo che è un immobilismo endemico che si aggrava quando poi entra in gioco anche il nepotismo più sfrenato.
Ma nella nostra Italia degli eccessi troviamo anche stagisti che su questa situazione di stallo ci marciano di brutto, allontanando dalle proprie giornate lo spettro della fatica.
Qualche sera fa (udite udite) sono uscito con Ghost e Leetah (che pochi di voi conoscono anche se ogni tanto ha fatto commenti precisi e puntuali su questo blog), due cari amici di idee piuttosto diverse dalla mie per molti aspetti, ma con i quali ho sempre un gran piacere di parlare.
Mi sono fatto un sacco di risate a sentire la storia di uno stagista poco più che ventenne che, ripreso dal direttore per le sue presenze quantomeno altalenanti, ha risposto semplicemente: “Il mio contratto di stage dice che non ho obbligo di rispettare orari. Ho un monte di ore da fare entro la scadenza del contratto e nessuno può dirmi come e quando farle.”
Ora, non posso nemmeno immaginare qualcuno capace di dargli ragione, perché secondo questo principio, fare uno stage significa solo accedere a un pezzo di carta che dice “io c’ero”. Leggi il resto »

Caso chiuso.

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Ciao a tutti.
Come sapete Alitalia si avvia al fallimento.La cosa mi interessa poco. Anzi, mi avvicino alle pagine che ne parlano quasi con fatica perché sono lo specchio di questo paese. Non uno specchio rotto, ma uno bello lucido e compatto in cui si riflettono tutti i radicalismi di questa nazione.
Da una parte un governo (uno come mille, non è un dato politico il mio) che come sempre ha pensato più a se stesso che al paese. Dall’altra i lavoratori di un’azienda per primi divisi dalle loro differenti condizioni sociali: dai precari ai piloti. Questi ultimi, casta superprivilegiata al pari dei politicanti che gli sedevano di fronte al momento della trattativa.
Al centro, tra le parti il nostro bravo sindacato. O meglio, non uno. Ben nove sigle per difendere i diritti di questi dipendenti.
C’era quello dei piloti, quello del personale di terra, c’erano le tre sigle classiche e altri gruppetti più o meno grandi a sbarrare la strada al buon senso.Insomma: ce lo ricordiamo tutti che questi coglioni hanno fatto saltare l’accordo con Air France in combutta con Silvio pur di mettere il loro veto, giusto?
Ecco come finisce un sindacato: come uno che si taglia le palle per fare un dispetto a sua moglie. Leggi il resto »

Buon compleanno JOBtalk.

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Ciao a tutti flessibili e precari.
Continua la trafila di compleanni eccellenti.
Dopo “La repubblica degli stagisti”, è il giorno del primo compleanno di JOBtalk, il blog de ilSole24ORE, diretto da Rosanna Santonocito e il suo staff.
Se pensate che essere costola di un grande giornale possa bastare per mettere su un blog vincente vi sbagliate di grosso. Anzi, essere parte di un organo di stampa come ilSole24ORE dà poche difficoltà nel dare voce a tutti in maniera equilibrata. Ma sarà che da quelle parti hanno le idee chiare e finora il lavoro fatto è a dir poco eccellente. Insomma, buon compleanno e come si dice in questi casi: cento di questi post. – Arnald

Freeze.

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Buongiorno a tutti flessibili e precari.
Le statistiche parlano chiaro: il declino di questo paese continua senza sosta.
No, non parlavo del 67% di consensi che si attribuisce Silvio.
Parlavo del fatto che in Italia non c’è mobilità sociale.
Se nasci povero, resti povero. Non ci sono lauree, master, specializzazioni, mestieri che tengano.
Siamo parecchio indietro anche rispetto al medioevo quando nascere figlio di un artigiano, (come di un contadino o di un signore), significava ripercorrere le sue orme.
Io lo stipendio e il welfare di mio padre me li sogno e con me intere generazioni di persone.
Intendiamoci, questo è anche un bene.
Il nostro “sistema lavoro” è precipitato nell’oblio per la congiuntura di un mondo dell’impresa di merda e un abuso dello stato di diritto senza eguali nel mondo.
Però un pensiero mi assilla giorno dopo giorno quando guardo quelle facce di cazzo che si insultano in televisione, ma che mangiano alla stessa sontuosa tavola: forse oggi più che mai, per emergere in un paese come il nostro devi essere soprattutto un figlio di puttana. – Arnald

Universi paralleli.

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Buongiorno futuri precari di tutti i licei e istituti secondari.
Grazie al cielo avete perso l’abitudine di leggere i giornali, almeno non vi imbatterete in uno di questi annunci (vedi sopra) della Sabinas Universitas.
La distanza di questo annuncio dal mondo reale è pazzesca perché ci propone ancora la solita noiosa e ipocrita balla sul futuro dei giovani. Beh, io penso che sarebbe più corretto dirlo così. – Arnald

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Esperimenti.

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Niente da fare precari.
Io ci speravo davvero nel buco nero dell’esperimento di Ginevra.
Immaginate: un bel buco nero che si divora questo pianeta e tutti i suoi problemi.
Insomma, niente più questioni di contributi, assunzioni a tempo indeterminato, disoccupazione, esuberi ecc.
Peccato. Adesso confidiamo ancora nel global warming, nella III guerra mondiale o nell’arrivo degli omini verdi.
No, non parlo di Bossi e dei leghisti: ho detto omini, non coglioni. – Arnald

La voce del padrone.

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Co.Na.R. – Comitato nazionale raccomandazioni.


Ciao a tutti flessibili e precari.
Quanti di voi hanno avuto la raccomandazione?
Dai diciamolo senza problemi: quanti di voi pensano di scavalcare il fossato che ci divide dal tempo indeterminato, dall’ufficio pubblico, dalla certezza dello stipendio attraverso una bella raccomandazione?
Ma in fondo cos’è questa raccomandazione? Un favore attraverso il quale un semplice incompetente trova un lavoro rubando i soldi ai contribuenti? Una relazione che ci permette di avere una chance in più all’interno di certi ambienti?
Apriamo pure il dibattito, ma facciamolo prendendo spunto dal filmato che avete qui sopra e da questi link:

www.conar.eu/lecce/index.php
www.conar.eu

L’artista Sandro Marasco, ha pensato di tirar su questa beffa così realistica che lì per lì ho rischiato di prenderlo sul serio pure io.
L’iniziativa è nata per una mostra il cui tema era la precarietà in tutte le sue accezioni (artistica, lavorativa ecc…). Il buon Sandro ha pensato di tirar su questo fittizio comitato nazionale per le raccomadazioni.
Insomma, mica male no? – Arnald

p.s.: scusate la brevità del post. Comunque ho dato un’occhiata ai lavori di Sandro. Fateci un bel giro anche voi, io sicuramente ci ripasso e ripasso e ripasso.

Tratto da 1260 storie vere.

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