Archive for luglio, 2008

Un’estate in mare – secondo tempo.

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Un’estate in mare – primo tempo.

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Dominio pubblico.

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Cari precari,

che l’impiego pubblico sia uno dei massimi esponenti del malcostume del nostro paese è un fatto.
Ed è inutile nascondersi dietro ai pochi (avete letto bene) che dicono di farsi il culo ecc. C’è chi lavora e chi no. C’è chi suda e chi no. Essere un impiegato pubblico ti toglie – beati loro – quell’ansia di dare, dare, dare che assorbe ogni momento dei privati e soprattutto dei precari. Con questo non dico che meritano di finire anche loro nel girone del “straproduci o sei fuori”, ma è fuori discussione che qualcosa debba cambiare. Ora è solo da capire come però.
Ieri sera ero in una pizzeria di Vasto, in Abruzzo.
Tantissimi tavoli, pochi camerieri. Quando siamo andati a pagare, a parte il solito giochetto del “non ho ancora l’allaccio per la carta di credito”, ho visto una scena di schiavismo in diretta contro i cuochi che non sapevano più dove mettere le mani per servire tutte le richieste ai tavoli.
Questo perché (è successo anche a me quando ho chiesto se ci fosse posto per mangiare), invece di farti aspettare, quel grassone schifoso del proprietario faceva semplicemente aggiungere tavoli, permettendosi poi di minacciare i suoi collaboratori (servi) se non fossero riusciti a sostenere il ritmo. Ovviamente mi sono fatto fare lo scontrino, ma sinceramente ho sperato di finire ricoverato per intolleranza a qualche cibo scaduto, tanto per far chiudere un’attività del genere.

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Surprise.

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Fiat lux.

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Ciao precari,

stavolta il barile ha sfondato quota 147 dollari.
Potremmo metterlo al muro come si fa con i ragazzini e segnare con la matita tutte le volte che cresce.
Le conseguenze sono ovvie e non sto qui a ripeterle. Vorrei però sottolineare l’atteggiamento del sor Marchionne che ha riaperto la cassa integrazione in FIAT e ha dato inizio al solito piagnisteo in cerca di aiuti dal governo (bel cazzo di imprenditore).
Ma vorrei sapere, stavolta, come pensa di superare la crisi. Ormai abbiamo rottamato tutto il rottamabile, Costituzione compresa, e non credo che si possano “costringere” tutti gli italiani a cambiare di nuovo auto per lui (soprattutto perché non sono poi così tanti a comprare le sue di auto).
Insomma, industria dell’auto in crisi mistica, ma non solo. L’industria italiana in generale.
Sarà che continuiamo a investire sulle cose sbagliate.
Il nostro paese ha un vantaggio sugli altri, un vantaggio che noi non sappiamo riconoscere: la nostra storia.
Questo stivale chiamato Italia ha camminato per migliaia di anni indossato da diverse culture che hanno lasciato impronte che tutto il mondo ci invidia.
Eppure, di fronte a tanta ricchezza, noi pensiamo a inventare gli eco-nincentivi per vendere qualche auto in più.
C’è lavoro per tutti con la cultura, soprattutto in questa nazione di laureati eccellenti che non sanno cosa fare se non andare a rispondere al telefono nei call-center.
Se Marchionne e i suoi padroni vogliono fare qualcosa, che si facciano appaltare parte delle infrastrutture necessarie per fare diventare questo paese una meta turistica appetibile.
Perché vedete, i nostri monumenti, mari, paesaggi, città e via dicendo, non hanno alcun bisogno di essere rottamati e sostituiti con qualcos’altro. Non hanno bisogno di materie prime e di petrolio importato dall’estero. Loro sono le nostre materie prime; loro sono il nostro petrolio. Pozzi inesauribili da cui prelevare lavoro, denaro e credibilità. – Arnald

G8.

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Camere chiuse.

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Dunque cari precari,

il delirio nazionale prosegue a spron battuto.
L’8 luglio, Grillo scenderà in piazza per il suo terzo appuntamento di vaffanculo collettivo. Una forma massificata di espiazione della propria rabbia; un corso di yoga accelerato che a forza di insulti ci permette di buttare fuori tutto quello che ci fa star male e tornare a casa appagati e liberi da qualsiasi progetto politico. Un po’ come accadeva in “1984” di Orwell quando la folla si sfogava con i “due minuti di odio”.
È chiaro che non siamo a quei livelli.
Il nostro Beppe è ben lontano da essere un grande fratello orwelliano, come lo è ben lontano il nostro Silvio che, pur di non ammettere che le audizioni a qualche ministra le ha fatte sul suo microfono in pelle umana, ha preferito fare marcia indietro lasciando il record di outing ancora saldamente nelle mani di Cecchi Paone.

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