&source=Diversamenteoccupati" class="linkedin" title="Share this on Linkedin">LinkedInTechnorati Favorites
Articolo pubblicato il 10 maggio 2008 alle 18:21 in Diversamente occupati. Puoi seguire i commenti via RSS 2.0. Vai alla fine per rispondere. Il ping non e' permesso.
Verissimo, basta farsi valere e far capire che si è interessati a quel lavoro. Se uno vale sfido io a lasciarlo a casa… il datore se lo tiene stretto, se vale!
No caro Arnald,
ti sei spiegato benissimo.
Ho personalmente assistito più di una volta a finti stage protratti a persone che lavoravano in pieno dal primo giorno.
Stage messi in pieni e rinnovati per non assumere e per non tirare fuori una lira, ovviamente.
Caro Arnald
mi sa che sì, stavolta sei stato un po’ incompreso dal primo commentatore di questo post… Ma zia Elle ti è venuta in soccorso e ha spiegato con qualche parola in più il senso della tua (mitica!) vignetta!
E’ un malcostume che da tempo cerco di denunciare sul mio blog. Presto un post dedicato proprio ai prolungamenti. E magari allora ti chiederò di “prestarmi” la vignetta!
Loud non fa una piega … succede sempre cosi – a meno di eccezioni ben rappresentate dai drammi che ci racconta Eleonora Voltolina & Company.
Per fortuna come si diceva, la realtà generale è diversa: le aziende fanno a lotta per trattenere le persone valide per loro nella rispettiva attività, a colpi di stipendi elevati e flessibilità nei comportamenti.
Dispiace vedere come la maggior parte dei blog che parlano di lavoro vedano le cose dal punto di vista negativo della cosa, come ben ci rappresentano i nostri vicini amici che gestiscono http://www.flessibilieprecari.org
La colonna delle “menti precarie” in internet è purtroppo ben + lunga di quella delle “menti flessibili”.
Ragioniamo comunque anche sul fatto che le “menti flessibili” in generale non hanno necessità di comunicare il loro stato su internet, a meno che non sentano l’esigenza di raccontare una verità che altri invece maleinterpretano oppure descrivono raccontando una visione dettata da loro accadimenti personali.
Ma anche questo sembra possa cambiare piano piano.
Ehm, Prime.
Secondo me il caro Loud ha letto la vignetta in un decimo di secondo. Tant’è che non l’ha nemmeno capita, visto l’entusiasmo della risposta. Sul fatto che le aziende tengano alle persone: dipende dal bilancio dell’azienda e da un altro milione di motivazioni che spesso e volentieri spingono le persone a fare un turn over ossessivo di stagisti neanche avessero davanti una panchina come quella dell’Inter. Ma a costo zero.
Forse meglio spiegare la vignetta, vah.
C’è scritto “alcuni stage… PROSEGUONO”. Questo vuol dire che agli stagisti migliori, quelli che hanno dimostrato di avere ottime capacità e di produrre buoni risultati, viene proposto di rimanere in azienda al termine dello stage.
Ma NON, come si potrebbe pensare, con un contratto migliore. Nein. Bensì con un PROLUNGAMENTO dello stage, spesso senza nemmeno ritoccare il rimborso spese. Il che non va più tanto bene, e non coincide – mi perdonino i Prime – con la visione ottimistica delle aziende che “fanno a lotta per trattenere le persone valide per loro nella rispettiva attività, a colpi di stipendi elevati e flessibilità nei comportamenti”.
Questo, altrove. In Italia, il massimo della soddisfazione circa l’operato di uno stagista si riduce troppo spesso nell’offerta di altri mesi di stage. Che per l’azienda, ovviamente, sono a costo semizero.
@arnald
Lasciamo libero ciascuno di legger tra le righe della tua vignetta quella che è la sua idea.
Poi, una osservazione: non parlare della panchina dell’inter che non va molto di moda … attento ai gatti neri!
:-))))
@ eleonora
Da noi sei perdonata da tempo Eleonora, bisogna vedere se la società perdonerà la cattiva informazione – in buona fede – che fai.
:-)
Fa male sentire che si fa anche in italia a lotta per le menti migliori, ma è davvero cosi – siamo un paese civile, non la repubblica delle banane – pardon, degli stagisti.
Ragioniamo comunque anche sul fatto che le “menti flessibili” in generale non hanno necessità di comunicare il loro stato su internet, a meno che non sentano l’esigenza di raccontare una verità che altri invece maleinterpretano oppure descrivono raccontando una visione dettata da loro accadimenti personali.
Ma anche questo sembra possa cambiare piano piano.
cari tutti. Io penso che sia difficile fare delle categorie. Ci sono menti e dementi, nella flessibilità come nella precarietà.
Non è il caso di nessuno tra questi commenti. Ma ci sono, ve lo assicuro.
Prime, a parte gli scongiuri di rito ;-), non trovo carino che con Eleonora si parli di cattiva informazione. Hai ragione quando dici che quasi tutti si scrive per lamentarsi e non certo per tessere lodi, ma è anche normale. Te lo immagini un telegiornale di buone notizie? O un libro di storia senza guerre?
Insomma hai capito che intendo. Ma non credo che Ele faccia cattiva informazione, lo dimostra anche il fatto che, sapendo che è facile lamentarsi e basta, apre anche discussioni sulla bontà degli stage. Questo non dimenticarlo.
Per quanto riguarda il commento di Loud, chiaramente lui ha il diritto di leggere quello che vuole tra le righe, ma, posto il fatto che io mi sia espresso male, ce ne vuole per non capire il versante ironico di una vignetta del genere. Forse dipende proprio da quell’inflessibilità che trovate tanto spesso nei precari che si lamentano e che non vedete mai sull’altra sponda. Sarà che il braccio di mare che separa certi precari da certi flessibili, in certi casi è davvero troppo ampio. – Arnald
@arnald
Eleonora sa leggere la battuta tra le righe, non la facciamo una dei “dementi” di cui parli.
Capitolo lamentarsi: non ci sembra onestamente normale lamentarsi sempre.
Discutevo personalmente oggi con una blogger giornalista al telefono che non esistono solo le cattive notizie – sarebbe bello dare anche quelle buone.
Purtroppo blogger positivisti ne abbiamo meno come vedete su http://www.flessibilieprecari.org, e questo anche perchè chi è positivo non ha bisogno di base di scrivere e lamentarsi.
E’ una cosa a cui si dovrebbe rimediare.
Ele fa buona informazione quando non fa la guerra agli stage, ma aiuta i ragazzi a trovare i migliori – e essere migliori non dipende dai rimborsi spese.
Fa cattiva informazione quando invece fa guerra allo stage come istituto.
Sai, pensavamo … hanno fatto anche il ponte tra Svezia e Danimarca, basta volerlo.
Allora, volevo esporre il mio punto di vista, anche se magari non se ne sentiva il bisogno :)
Lo stage dovrebbe essere un’esperienza di formazione, per imparare le dinamiche di un lavoro e come completamento di un percorso di studi. In quest’ottica ovviamente non ha senso retribuirlo, perchè io studente che va a fare lo stage non so fare niente e anzi per i primi periodi sono un peso per l’azienda.
e fin qui tutto bene.
Ma in realtà in quanti stage funziona che si impara qualcosa? Io ne ho fatto uno solo in vita mia, in una piccola casa editrice: nel periodo di stage ho rifatto la rete LAN, il sito internet, fatto le commissioni in posta, imbustato libri, spedito scatoloni ecc.ecc.
Alla fine non ho imparato niente e ho lavorato gratis: allora, se mi lamento ho la mente precaria?? o forse mi lamento perchè vengano riconosciuti i miei diritti?
Inutile dire che in quell’azienda era una processione di stagisti.
Altri compagni di stages sono stati invece assunti, perchè sono finiti in un’azienda dove cercavano realmente qualcuno e non manodopera gratis.
alla fine, e parlo coi prime, a me pare che il mondo del lavoro rispecchi la vostra divisione di menti flessibili e precarie: la maggior parte dei datori di lavoro ha la mente precaria
Per poter dire che la maggior parte dei datori ha la mente precaria, bisognerebbe avere una conoscenza approfondita del mondo dei datori.
Chi tra noi si sente di averne? Ciò che ci viene raccontato conto terzi è sempre foriero di opinioni personali.
Le realtà devono essere viste sul campo, direttamente.
Quanti hanno sentito mai l’opinione vera degli imprenditori?
Quanti sono troppo abituati – per prassi – a riflettere le proprie esperienze personali su un mondo + vasto e variegato?
Nessuna critica per Simo, anzi.
Il commento era pienamente sensato.
Il problema è quello già identificato precedentemente …
Ragioniamo comunque anche sul fatto che le “menti flessibili” in generale non hanno necessità di comunicare il loro stato su internet, a meno che non sentano l’esigenza di raccontare una verità che altri invece maleinterpretano oppure descrivono raccontando una visione dettata da loro accadimenti personali.
Ma anche questo sembra possa cambiare piano piano.
in realtà il bisogno di raccontarsi è umano, non è precario o flessibile.
Poi ognuno sceglie il modo che più gli aggrada, se a un amico, o a un blog.
Le menti flessibili come le intendete voi come possono raccontare qualcosa in internet?
sono troppo impegnate a lavorare per sollevare l’italia insieme a silvio :P
(a parte questo, secondo te chi se lo cagherebbe un blog di imprenditori?? i blog che parlano di lavoro sono un luogo di aggregazione di chi sta sulla stessa barca, per confrontarsi, per scambiarsi consigli, per capire meglio questo mondo di lavoro che sta cambiando, e in peggio)
… blog di imprenditori non ce ne sono certo in numero elevato come blog di lavoratori, ma ce ne sono molti che sono tra i blog + seguiti in senso assoluto … forse li conosci poco tu?
Come puoi vedere da solo, fare appelli di questo genere senza capire il mondo a cui si sta facendo riferimento serve a poco e niente.
Senza gli imprenditori presenti nel dialogo, tutto rimane fumoso e senza dimensione reale, e oltremodo non praticabile.
Siamo tutti sulla stessa barca, a prescindere dalla categoria sociale.
Se non si capisce questo, la barca per chi non lo capisce è destinata per forza ad affondare.
:-)
Per il bisogno di raccontarsi: molti non ne hanno davvero il tempo materiale, credici sulla parola, tanto sono impegnati tra vita lavorativa e vita normale, e dall’altro senso, è chiaro che molti non ne hanno neppure l’interesse – stanno bene come stanno.
Faresti anche tu così se fossi al posto loro.
Menti flessibili: è da tanto che raccontano cose in internet, fai riferimento a http://www.flessibilieprecari.org per vedere esattamente cosa raccontano e dicono, li ne hai un buon estratto.
Infine: Silvio o D’Alema, cambia poco. Basta che si risollevi l’Italia – e ci sarà spazio solo per chi ha contribuito.
onestamente… il discorso siamo tutti sulla stessa barca mi ricorda puffolandia, cioè un mondo di fantasia.
Ma lungi da me voler dare inizio a polemiche, ognuno ha il suo punto di vista ed è giusto così, rispetto il tuo ma non sono d’accordo con te.
Il sito http://www.flessibilieprecari.org lo trovo un po’ inutile, non si capisce sulla base di cosa vengano fatte le segnalazioni, sembra una variante post moderna trash della vecchia lavagna dei buoni e cattivi
Simo,
secondo me http://www.flessibilieprecari.org non è affatto inutile. Io mi ci documento parecchio sopra e al limite si può non essere d’accordo sulla folosofia che lo ha ispirato, anche se a me non dispiace in realtà. Chiaramente è una visione personalissima di chi fa quel sito, ma in fondo mi pare anche normale. No? – Arnald
p.s.: vorrei svegliarmi la mattina con l’ottimismo dei Prime. Ma giuro che non ci riesco proprio. Parlate di meritocrazia quando questo paese si sarà risollevato. Per farlo, tanto per iniziare dovremmo rimetterlo nelle mani di gente volenterosa e che merita, non dei soliti noti (di destra centro e sinistra) ne ai loro figli, nipoti, nuore e comari.
Ma sai,non sono d’accordo che un giudizio arbitrario (come è innegabile che sia quello di flessibili e precari) e soggettivo sia dato in forma anonima.
Per quanto internet sia pieno di identità virtuali, com’è giusto che sia, almeno sono “identità” e sono riconoscibili.
Poi cmq alla fine chi se ne frega :)
discorso ottimismo: io sono d’accordo con arnald, non posso non esserlo vedendo certi scandali e le fedine penali dei nostri politici..
11 maggio 2008 - 14:55
Verissimo, basta farsi valere e far capire che si è interessati a quel lavoro. Se uno vale sfido io a lasciarlo a casa… il datore se lo tiene stretto, se vale!
11 maggio 2008 - 15:15
A volte mi sento davvero incompreso. ;-) Arnald
11 maggio 2008 - 22:16
No caro Arnald,
ti sei spiegato benissimo.
Ho personalmente assistito più di una volta a finti stage protratti a persone che lavoravano in pieno dal primo giorno.
Stage messi in pieni e rinnovati per non assumere e per non tirare fuori una lira, ovviamente.
La tua vignetta colgie nel sengo, complimenti
Zia Elle
12 maggio 2008 - 11:22
Caro Arnald
mi sa che sì, stavolta sei stato un po’ incompreso dal primo commentatore di questo post… Ma zia Elle ti è venuta in soccorso e ha spiegato con qualche parola in più il senso della tua (mitica!) vignetta!
E’ un malcostume che da tempo cerco di denunciare sul mio blog. Presto un post dedicato proprio ai prolungamenti. E magari allora ti chiederò di “prestarmi” la vignetta!
Eleonora
http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/
12 maggio 2008 - 12:30
Loud non fa una piega … succede sempre cosi – a meno di eccezioni ben rappresentate dai drammi che ci racconta Eleonora Voltolina & Company.
Per fortuna come si diceva, la realtà generale è diversa: le aziende fanno a lotta per trattenere le persone valide per loro nella rispettiva attività, a colpi di stipendi elevati e flessibilità nei comportamenti.
Dispiace vedere come la maggior parte dei blog che parlano di lavoro vedano le cose dal punto di vista negativo della cosa, come ben ci rappresentano i nostri vicini amici che gestiscono http://www.flessibilieprecari.org
La colonna delle “menti precarie” in internet è purtroppo ben + lunga di quella delle “menti flessibili”.
Ragioniamo comunque anche sul fatto che le “menti flessibili” in generale non hanno necessità di comunicare il loro stato su internet, a meno che non sentano l’esigenza di raccontare una verità che altri invece maleinterpretano oppure descrivono raccontando una visione dettata da loro accadimenti personali.
Ma anche questo sembra possa cambiare piano piano.
:-)
Un abbraccio
12 maggio 2008 - 13:56
Ehm, Prime.
Secondo me il caro Loud ha letto la vignetta in un decimo di secondo. Tant’è che non l’ha nemmeno capita, visto l’entusiasmo della risposta. Sul fatto che le aziende tengano alle persone: dipende dal bilancio dell’azienda e da un altro milione di motivazioni che spesso e volentieri spingono le persone a fare un turn over ossessivo di stagisti neanche avessero davanti una panchina come quella dell’Inter. Ma a costo zero.
12 maggio 2008 - 14:31
Forse meglio spiegare la vignetta, vah.
C’è scritto “alcuni stage… PROSEGUONO”. Questo vuol dire che agli stagisti migliori, quelli che hanno dimostrato di avere ottime capacità e di produrre buoni risultati, viene proposto di rimanere in azienda al termine dello stage.
Ma NON, come si potrebbe pensare, con un contratto migliore. Nein. Bensì con un PROLUNGAMENTO dello stage, spesso senza nemmeno ritoccare il rimborso spese. Il che non va più tanto bene, e non coincide – mi perdonino i Prime – con la visione ottimistica delle aziende che “fanno a lotta per trattenere le persone valide per loro nella rispettiva attività, a colpi di stipendi elevati e flessibilità nei comportamenti”.
Questo, altrove. In Italia, il massimo della soddisfazione circa l’operato di uno stagista si riduce troppo spesso nell’offerta di altri mesi di stage. Che per l’azienda, ovviamente, sono a costo semizero.
Eleonora
http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/
12 maggio 2008 - 16:56
@arnald
Lasciamo libero ciascuno di legger tra le righe della tua vignetta quella che è la sua idea.
Poi, una osservazione: non parlare della panchina dell’inter che non va molto di moda … attento ai gatti neri!
:-))))
@ eleonora
Da noi sei perdonata da tempo Eleonora, bisogna vedere se la società perdonerà la cattiva informazione – in buona fede – che fai.
:-)
Fa male sentire che si fa anche in italia a lotta per le menti migliori, ma è davvero cosi – siamo un paese civile, non la repubblica delle banane – pardon, degli stagisti.
Ragioniamo comunque anche sul fatto che le “menti flessibili” in generale non hanno necessità di comunicare il loro stato su internet, a meno che non sentano l’esigenza di raccontare una verità che altri invece maleinterpretano oppure descrivono raccontando una visione dettata da loro accadimenti personali.
Ma anche questo sembra possa cambiare piano piano.
Un abbraccio
12 maggio 2008 - 19:33
Mah,
cari tutti. Io penso che sia difficile fare delle categorie. Ci sono menti e dementi, nella flessibilità come nella precarietà.
Non è il caso di nessuno tra questi commenti. Ma ci sono, ve lo assicuro.
Prime, a parte gli scongiuri di rito ;-), non trovo carino che con Eleonora si parli di cattiva informazione. Hai ragione quando dici che quasi tutti si scrive per lamentarsi e non certo per tessere lodi, ma è anche normale. Te lo immagini un telegiornale di buone notizie? O un libro di storia senza guerre?
Insomma hai capito che intendo. Ma non credo che Ele faccia cattiva informazione, lo dimostra anche il fatto che, sapendo che è facile lamentarsi e basta, apre anche discussioni sulla bontà degli stage. Questo non dimenticarlo.
Per quanto riguarda il commento di Loud, chiaramente lui ha il diritto di leggere quello che vuole tra le righe, ma, posto il fatto che io mi sia espresso male, ce ne vuole per non capire il versante ironico di una vignetta del genere. Forse dipende proprio da quell’inflessibilità che trovate tanto spesso nei precari che si lamentano e che non vedete mai sull’altra sponda. Sarà che il braccio di mare che separa certi precari da certi flessibili, in certi casi è davvero troppo ampio. – Arnald
12 maggio 2008 - 19:42
@arnald
Eleonora sa leggere la battuta tra le righe, non la facciamo una dei “dementi” di cui parli.
Capitolo lamentarsi: non ci sembra onestamente normale lamentarsi sempre.
Discutevo personalmente oggi con una blogger giornalista al telefono che non esistono solo le cattive notizie – sarebbe bello dare anche quelle buone.
Purtroppo blogger positivisti ne abbiamo meno come vedete su http://www.flessibilieprecari.org, e questo anche perchè chi è positivo non ha bisogno di base di scrivere e lamentarsi.
E’ una cosa a cui si dovrebbe rimediare.
Ele fa buona informazione quando non fa la guerra agli stage, ma aiuta i ragazzi a trovare i migliori – e essere migliori non dipende dai rimborsi spese.
Fa cattiva informazione quando invece fa guerra allo stage come istituto.
Sai, pensavamo … hanno fatto anche il ponte tra Svezia e Danimarca, basta volerlo.
;-)
Un abbraccio
13 maggio 2008 - 09:11
Allora, volevo esporre il mio punto di vista, anche se magari non se ne sentiva il bisogno :)
Lo stage dovrebbe essere un’esperienza di formazione, per imparare le dinamiche di un lavoro e come completamento di un percorso di studi. In quest’ottica ovviamente non ha senso retribuirlo, perchè io studente che va a fare lo stage non so fare niente e anzi per i primi periodi sono un peso per l’azienda.
e fin qui tutto bene.
Ma in realtà in quanti stage funziona che si impara qualcosa? Io ne ho fatto uno solo in vita mia, in una piccola casa editrice: nel periodo di stage ho rifatto la rete LAN, il sito internet, fatto le commissioni in posta, imbustato libri, spedito scatoloni ecc.ecc.
Alla fine non ho imparato niente e ho lavorato gratis: allora, se mi lamento ho la mente precaria?? o forse mi lamento perchè vengano riconosciuti i miei diritti?
Inutile dire che in quell’azienda era una processione di stagisti.
Altri compagni di stages sono stati invece assunti, perchè sono finiti in un’azienda dove cercavano realmente qualcuno e non manodopera gratis.
alla fine, e parlo coi prime, a me pare che il mondo del lavoro rispecchi la vostra divisione di menti flessibili e precarie: la maggior parte dei datori di lavoro ha la mente precaria
13 maggio 2008 - 09:16
Beh Simo,
secondo me è un commento molto equilibrato.
Uno di quelli di cui più che non sentirne il bisogno se ne può sentire la mancanza.
Arnald
13 maggio 2008 - 11:48
Per poter dire che la maggior parte dei datori ha la mente precaria, bisognerebbe avere una conoscenza approfondita del mondo dei datori.
Chi tra noi si sente di averne? Ciò che ci viene raccontato conto terzi è sempre foriero di opinioni personali.
Le realtà devono essere viste sul campo, direttamente.
Quanti hanno sentito mai l’opinione vera degli imprenditori?
Quanti sono troppo abituati – per prassi – a riflettere le proprie esperienze personali su un mondo + vasto e variegato?
Nessuna critica per Simo, anzi.
Il commento era pienamente sensato.
Il problema è quello già identificato precedentemente …
Ragioniamo comunque anche sul fatto che le “menti flessibili” in generale non hanno necessità di comunicare il loro stato su internet, a meno che non sentano l’esigenza di raccontare una verità che altri invece maleinterpretano oppure descrivono raccontando una visione dettata da loro accadimenti personali.
Ma anche questo sembra possa cambiare piano piano.
Un abbraccio
13 maggio 2008 - 14:55
in realtà il bisogno di raccontarsi è umano, non è precario o flessibile.
Poi ognuno sceglie il modo che più gli aggrada, se a un amico, o a un blog.
Le menti flessibili come le intendete voi come possono raccontare qualcosa in internet?
sono troppo impegnate a lavorare per sollevare l’italia insieme a silvio :P
(a parte questo, secondo te chi se lo cagherebbe un blog di imprenditori?? i blog che parlano di lavoro sono un luogo di aggregazione di chi sta sulla stessa barca, per confrontarsi, per scambiarsi consigli, per capire meglio questo mondo di lavoro che sta cambiando, e in peggio)
13 maggio 2008 - 15:19
Onestamente, simo …
… blog di imprenditori non ce ne sono certo in numero elevato come blog di lavoratori, ma ce ne sono molti che sono tra i blog + seguiti in senso assoluto … forse li conosci poco tu?
Come puoi vedere da solo, fare appelli di questo genere senza capire il mondo a cui si sta facendo riferimento serve a poco e niente.
Senza gli imprenditori presenti nel dialogo, tutto rimane fumoso e senza dimensione reale, e oltremodo non praticabile.
Siamo tutti sulla stessa barca, a prescindere dalla categoria sociale.
Se non si capisce questo, la barca per chi non lo capisce è destinata per forza ad affondare.
:-)
Per il bisogno di raccontarsi: molti non ne hanno davvero il tempo materiale, credici sulla parola, tanto sono impegnati tra vita lavorativa e vita normale, e dall’altro senso, è chiaro che molti non ne hanno neppure l’interesse – stanno bene come stanno.
Faresti anche tu così se fossi al posto loro.
Menti flessibili: è da tanto che raccontano cose in internet, fai riferimento a http://www.flessibilieprecari.org per vedere esattamente cosa raccontano e dicono, li ne hai un buon estratto.
Infine: Silvio o D’Alema, cambia poco. Basta che si risollevi l’Italia – e ci sarà spazio solo per chi ha contribuito.
:-)
Un abbraccio
13 maggio 2008 - 16:57
onestamente… il discorso siamo tutti sulla stessa barca mi ricorda puffolandia, cioè un mondo di fantasia.
Ma lungi da me voler dare inizio a polemiche, ognuno ha il suo punto di vista ed è giusto così, rispetto il tuo ma non sono d’accordo con te.
Il sito http://www.flessibilieprecari.org lo trovo un po’ inutile, non si capisce sulla base di cosa vengano fatte le segnalazioni, sembra una variante post moderna trash della vecchia lavagna dei buoni e cattivi
13 maggio 2008 - 17:34
E’ chiaro, tua libera opinione in libero stato.
Quando – e se – farai l’imprenditore davvero, forse capirai.
:-)
Su http://www.flessibilieprecari.org : la sua utilità non è quella che indichi.
A nostro parere sta già raggiungendo i suoi primi obiettivi, tu ne sei uno degli esempi viventi.
:-)
Un abbraccio
13 maggio 2008 - 19:16
Simo,
secondo me http://www.flessibilieprecari.org non è affatto inutile. Io mi ci documento parecchio sopra e al limite si può non essere d’accordo sulla folosofia che lo ha ispirato, anche se a me non dispiace in realtà. Chiaramente è una visione personalissima di chi fa quel sito, ma in fondo mi pare anche normale. No? – Arnald
p.s.: vorrei svegliarmi la mattina con l’ottimismo dei Prime. Ma giuro che non ci riesco proprio. Parlate di meritocrazia quando questo paese si sarà risollevato. Per farlo, tanto per iniziare dovremmo rimetterlo nelle mani di gente volenterosa e che merita, non dei soliti noti (di destra centro e sinistra) ne ai loro figli, nipoti, nuore e comari.
14 maggio 2008 - 11:34
Ma sai,non sono d’accordo che un giudizio arbitrario (come è innegabile che sia quello di flessibili e precari) e soggettivo sia dato in forma anonima.
Per quanto internet sia pieno di identità virtuali, com’è giusto che sia, almeno sono “identità” e sono riconoscibili.
Poi cmq alla fine chi se ne frega :)
discorso ottimismo: io sono d’accordo con arnald, non posso non esserlo vedendo certi scandali e le fedine penali dei nostri politici..
14 maggio 2008 - 13:45
Simo,
non è un giudizio arbitrario. Se tu lo vivi cosi fai male.
E’ una fotografia basata su alcuni parametri di pensiero riconoscibili da tutti.
La fotografia si fa sulla base di quello che la mente esprime tramite il suo sito/blog.
Non è scientifica, ma è realistica.
:-)
Capitolo ottimismo: fa sempre parte del carattere …
Un abbraccio