Archive for dicembre, 2007
“I tabù sul salario di merito” (di Andrea Ichino).
dic 30

Ciao a tutti flessibili,
vi riporto un articolo di Andrea Ichino, Professore di Economia presso il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna e che ringraziamo per averci dato il permesso di pubblicarlo, uscito il 28 Dicembre su IlSole24ORE. Un articolo sul merito di una chiarezza illuminante. Prendetevi cinque minuti per leggerlo, non ve ne pentirete. – Arnald
I tabù sul salario di Merito.
Il premier, Romano Prodi, ha invitato ieri le parti sociali a lavorare per un patto finalizzato ad aumentare salari reali e produttività.
Se accetteranno l’invito non potranno esimersi dall’affrontare il nodo della relazione tra retribuzione e merito. Purtroppo, il dibattito politico su questo tema, soprattutto all’interno della sinistra, sembra un dialogo tra sordi perché le parti in causa non condividono lo stesso modello per analizzare la realtà.
Perla sinistra tradizionale, merito e salario non possono essere in alcun modo collegati perché il salario non è il prezzo del “lavoro” effettivamente erogato, ma della “forza lavoro” intesa come astratta capacità umana, uguale per tutti, di erogare energie fisiche e mentali. È il modello marxiano (ma comune anche alla tradizione cristiano-sociale) che ispira la seconda parte dell’art. 36 della Costituzione secondo cui la retribuzione deve essere “in ogni caso sufficiente”ad assicurare “un’esistenza libera e dignitosa” al lavoratore e alla sua famiglia.
Retribuire in base al merito è in realtà un modo per accollare ai lavoratori il rischio di impresa che a loro non deve competere.
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Un luogo chiamato Comune.
dic 29

Ciao a tutti precari,
pensavate davvero che avrei atteso la fine delle feste per scrivere?
Beh, pensavate bene, non perché ci tenga a mettere in stand by la mia vena polemica, ma perché tra pranzi e cene, sto preparando nuovi personaggi per le mie vignette.
Tuttavia, ci sono cose per le quali si può fermare tutto, anche il ritmo natalizio (per quello che mi interessa poi).
Insomma, non so se avete notato che Roma, guarda caso proprio sotto le feste, è tappezzata di cartelloni (foto sopra) a cura del Comune di Roma, che ci ricordano che comprare una maglia falsa significa incentivare lo sfruttamento di minori sul lavoro.
Tutto vero, ci mancherebbe. Ma lo scopo della pubblicità, a mio modesto avviso, è decisamente diverso.
Credete davvero che lo abbiano fatto per salvare i poveri bimbi del Bangladesh o della Cina che cuciono borse e magliette contraffatte? E perché metterlo proprio sotto le feste di natale, quando invece di inchinarci di fronte ai poveri, corriamo come pazzi alla ricerca dei regali?
Non sarà perché i santi comunicatori comunali, benedetti dal cilicio della Binetti, vogliono incentivare le vendite nei negozi?
Quel rumorino nel motore (di ricerca).
dic 14

Ciao a tutti precari e flessibili.
Oggi, secondo me, c’è una notiziola che merita di essere discussa.
C’è un tizio di 37 anni, precario (ma ormai sappiamo che in Italia ne avremo presto anche di sessantenni) che ha fregato niente di meno che Google: il suo nome è Federico Calzolari. Ora, non vi sto a spiegare la tecnica (ma giuro che credo di averla capita), con cui il nostro precario è riuscito in cotanta impresa. Fatto sta che è riuscito a convincere il motore di ricerca che è lui il più ciccato al mondo e non Babbo Natale. Provate a leggervi il suo curriculum: una sfilza di co.co.pro. Ma dico io, porca miseria, ma quanti contratti a progetto servono per convincere qualcuno che sei uno con le palle? La cosa stupefacente è che uno come Federico, in un Paese diverso, avrebbe probabilmente da tempo un posto di lavoro molto più adeguato alle sue capacità. Insomma, non starebbe a fare l’adolescente forzato a causa di un sistema che ha deciso di non incentivare l’intelligenza. E mentre Google Italia si toglie tanto di cappello di fronte a questo ragazzo (uomo), il mio buon umore viene adombrato da una catena di e-mail che mi dicono che i tanto pubblicizzati tagli agli stipendi dei nostri politici sono stati tagliati. Così, mentre uno come Federico, che vale tanto oro quanto pesa da vestito, deve sottostare a un sistema di lavoro malato, i nostri idioti in parlamento continueranno a percepire pensioni d’oro per il semplice fatto di aver mandato a puttane il nostro futuro. Arnald
La grande abbuffata.
dic 11

Ciao Precari,
La notizia di oggi (di ieri e di domani) è che non c’è azienda certa di avere una responsabilità nella morte dei propri operai.
Anzi, l’azienda dice sempre che lei non c’entra niente. Che volete, il mercato del lavoro è questo. Vuoi arrivare a uno stipendio di 1300 euro? E allora ti becchi 15 ore di turno al giorno. Roba che a un certo punto non sai nemmeno più che stai facendo e l’automatismo ti porta a un eccesso di sicurezza che potrebbe farti morire. Ma poi, scopri che a farti morire non serve la tua distrazione, ma la “gargarozzite” dei tuoi padroni. Non trovo termine migliore se non quello usato da un mio caro amico (Bruno) che mi diceva: “Caro Arnald, sono stato padrone anche io e te lo dico, quando sei da quella parte della barricata si diventa gargarozzoni”. E questo era il modo migliore col quale riusciva a spiegarmi che i datori di lavoro (o presunti tali), vengono pervasi da un’ingordigia assoluta. Così mentre i loro fatturati salgono, salgono e salgono, gli stipendi e le vite dei loro operai/impiegati, somigliano sempre di più a un gioco da tavola come il monopoli.
Ma se al monopoli ogni tanto si finisce in galera, i nostri gargarozzoni dietro le sbarre non ci finiscono mai. Leggi il resto »
Tempi moderni.
dic 7

Buongiorno (si fa per dire) flessibili e precari.
Ieri è stata una giornata di fuoco. Tre operai sono morti avvolti dalle fiamme in un’acciaieria, durante un turno di straordinario (di almeno cinque ore), perché le fabbriche a ciclo continuo non si fermano mai, neanche nella produzione di orfani. Ho detto qualcosa di cattivo gusto? Io, sinceramente, trovo di cattivo gusto aprire il giornale e scoprire ogni giorno un Paese prigioniero di politici idioti che lottano barricati dietro ideologie centenarie o settimanali. Trovo di cattivo gusto leggere di industriali che straparlano vomitando cazzate sulla produttività. Trovo di pessimo gusto girare pagina e sapere che si continua a morire di malasanità per un’operazione alle tonsille o che il numero (ufficiale) di soldati “scomparsi” a causa dell’uranio impoverito è salito a settantasette.
Fortunatamente poi c’è sempre qualche notizia che mi restituisce il sorriso (o sarà una smorfia di disgusto anche questa?)
Coalizione Generale.
dic 7
Ciao a tutti flessibili e precari,
dal blog di Ladypeterpan, vi segnalo questa iniziativa.
A.A.A. SPERANZA DI FUTURO OFFRESI
Immaginare un buon domani per i giovani italiani è ancora possibile?
Introducono
- Luca Bolognini, portavoce nazionale di Coalizione Generazionale;
- Carlotta Bernabei, portavoce CG-35 Lazio;
Discussant
- Angela Padrone, giornalista Il Messaggero e autrice de Precari e Contenti;
- Francesco Delzio, direttore Giovani Confindustria e autore di Generazione Tuareg;
- Michel Martone, docente universitario giuslavorista under-35;
- Federico Mello, ideatore di GenerazioneBlog.it e autore di L’Italia spiegata a mio nonno;
Coordina
- Giuliano Gennaio, Comitato Nazionale di Coalizione Generazionale.
GIOVEDI’ 13 DICEMBRE 2007 – ore 17.00
Facoltà di Sc. Politiche ”La Sapienza” – Dip. di Teoria Economica AULA A – Piazzale Aldo Moro 5 – ROMA
Cervelli in fuga.
dic 4

Dunque precari,
dopo una settimana di silenzio, sommerso (in ogni senso) dal lavoro, torno a discutere con voi di occupazione. Lo faccio prendendo spunto da un ottimo post di Angela Padrone e dall’incontro fra i miei occhi e le parole di quel chiacchierone di Montezemolo. Il nostro Luca dice che l’assenteismo nelle strutture pubbliche provoca un danno pari a un punto percentuale del PIL. Detto in soldoni, almeno 10 miliardi di euro. Tutto giusto, ci mancherebbe. La cosa poi si lega benissimo con la questione posta da Angela, che mostra il debito enorme (di menti) a cui l’Italia deve prepararsi a causa della fuga di cervelli da questo paese. Le teste migliori (o comunque più coraggiose e volenterose) cercano spazio fuori da questo stivale che somiglia sempre di più a una scarpa vecchia, mentre nei nostri uffici, tra una leccata di culo, una bustarella, un voto promesso e un calcio nel sedere si ottiene l’impensabile. Siamo sempre lì: è un problema di mentalità e di cultura.
Forza statali, indignatevi pure, ma non con me.
Semmai con il nostro caro Luca Cordero. Mica sono io quello che salva periodicamente la Fiat con i soldi degli italiani (dimenticando sempre di restituirli) o che ha fatto sacrificare il trasporto pubblico nazionale per venderci le sue auto. Ma poi, dico io, se ne sarà accorto che in Italia vanno di moda le auto straniere? – Arnald






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