Lavoratori di tutto il mondo, odiatevi.

Cari flessibili, amati precari,
Oggi affronto un tema difficile: la guerra fra poveri. Da quando esiste il precariato come forma alternativa di degrado esistenziale, sono nati interi battaglioni di ragazzi che non hanno la speranza di un’esistenza dignitosa. Non lo dico per fare il solito rompicoglioni qualunquista. È un fatto. Lo dice lo stesso Governatore della Banca d’Italia, che parla solo quando c’è qualcosa di allarmante. Secondo Draghi, gli stipendi italiani sono troppo bassi. Apriti cielo: i nostri statali, più volte presi di mira (non sempre ingiustamente) per il loro lassismo, sono scesi in piazza per far valere i loro diritti. Giusto, no? Tutti abbiamo il dovere di farci sentire se c’è qualcosa che non va. Peccato poi, che qualsiasi protesta cada nel profondo buco nero che sta inghiottendo un governo, che appare sempre di più come un’occasione mancata. Cosa c’entra la guerra fra poveri?
Allora, stamattina sono andato alla posta con la mia convivente a pagare il fottuto (benedetto) affitto. Circa 700 euro che ci permettono di vivere insieme, condividere gioie e dolori, ricchezza e povertà (soprattutto povertà) finché “spesa” non ci separi. La mia Lei, è un’odiatissima statale, figuratevi che la “odio” pure io. La odio e la invidio quando mi parla della sua tredicesima e della quattordicesima. O quando mi racconta dei buoni pasto, delle pause pranzo lunghissime o del fatto che in quel paese dei balocchi che è il suo ufficio, esci come e quando vuoi se hai bisogno di farlo, magari senza neanche chiedere un’ora di permesso.
È chiaro che siamo di fronte a un estremo, perché ricordo bene come era la sua vita allo sportello prima di passare in questo luna park. Ma lo “statalismo” in quanto filosofia di vita e di lavoro, è un male dilagante. Entra a far parte di questo esercito e combatterai il mondo del lavoro sempre nelle retrovie. In prima linea ci vanno quegli sfigati di precari. Sono loro a fare il lavoro sporco, mentre agli statali prima o poi, quello che vogliono glielo danno. Sto esagerando? Torniamo alla posta…
Devo versare la mia quota dell’affitto. Ebbene, 350 euro sono una sciocchezza direte voi. Però io, che sono uno di quei coglioni che passano volentieri la giornata intera in ufficio, a fare il lavoro che ho sempre sognato per 500 euro – e vi posso dire che all’inizio, in pubblicità, è una fortuna – ho le mie belle difficoltà a mettere su i soldi. Senza contare che non vengo pagato mese per mese, ma quando l’azienda, tra una cosa e l’atra, trova il tempo di pensare a me. Insomma sto lì in fila alla posta a pagare il mio affitto scritto su un contratto “vagamente registrato” quando mi rendo conto che non ho il modulo per fare il pagamento. Accanto a me c’è il tavolo dei bollettini. Ovviamente non c’è nemmeno l’ombra di un pezzo di carta. Sarò costretto a chiedere allo sportello, sapendo che chi è in fila, nonostante abbia un numero di precedenza a rassicurare la sua posizione dominante, scatterà in piedi pronto ad urlarmi addosso tutta la sua frustrazione. Poi il miracolo: vedo una signora, sola, dietro il vetro di uno sportello. Mi avvicino, le chiedo cortesemente un modulo per pagare. I suoi occhi si riempiono di rabbia e mi dicono questo: “Non vedi brutto stronzo che sto passando lo smalto sulle mie unghie? Ti rendi conto che se mi alzo e faccio tre passi per il tuo fottutto bollettino, rischio di scioccare il mio equilibrio karmico con serie ripercussione sul futuro delle mie pellicine? Le sue labbra invece, tese in un ghigno vicino all’ictus, decidono di spiegarmi che devo rivolgermi allo sportello (ma lei che cazzo ci sta a fare allora?). Mi avvicino alla vetrata successiva e vedo due signore, anche loro libere, sfogliare comodamente una rivista e commentare i gossip di turno.
Non provo nemmeno a disturbarle nell’ora di cultura generale. Raggiungo lo sportello, chiedo velocemente un modulo appena si libera del cliente e mi rimetto in fila ricevendo le occhiate odiose di tutti i presenti. Ma non è che mi guardassero male perché ho chiesto il bollettino, semmai perché sono stato troppo svelto e non gli ho lasciato il tempo di incazzarsi sul serio. Bastardo che non sono altro! Dove voglio arrivare? E che ne so. Sicuramente voglio dire, contro ogni mia regola di convivenza civile con gli altri lavoratori, che questi statali e affini, classe di privilegiati che possono lavorare con contratti blindati e permettersi di non fare un cazzo, comincio ad odiarli davvero. Possono entrare in banca e chiedere un mutuo, possono ammalarsi o andare in ferie e ricevere uno stipendio per questo. Possono fare figli e ricevere degli aiuti. Io, invece, non posso fare niente. Posso scaricare la mia rabbia su questo blog e sperare che un giorno la mia paghetta (sudata con tutte le forze che ho) diventi uno stipendio e un futuro. So bene che è colpa dello Stato se noi precari siamo quello che siamo. Non è che posso prendermela con statali e affini se possono passare le giornate a farsi le unghie o un secondo lavoro. Oppure sì? – Arnald



27 ottobre 2007 - 22:11
Caro Arnald,
che dire? Venerdì, passando per S.Giovanni, al corteo mi veniva voglia di scrivere un cartello con scritto: andate a lavorare! Anche perchè,mi chiedo sempre come mai questi scioperi, gli statali in particolare, li fanno sempre di Venerdì!Non credo ci voglia troppo per capire…
Poi mi sono detta che non vale la pena arrabbiarsi, alla fine ci fa solo il sangue acido… e anche perchè è sicuramente sbagliato fare di tutta un’erba un fascio.
Sarà che in questo nostro mondo, il nostro Karma ha questo da pagare…
Non ci possiamo fare niente, la mentalità del lavoratore sarà sempre la stessa, c’è chi lavorarerà sempre tanto e chi, invece,lavorerà sempre poco…
Arnald, forse ti sembrerò un pò spietata con quello che ti dirò adesso, ma se la paga non ti va bene, hai mai pensato di cambiare?
Le scelte, nel tuo caso, possono essere due: o te ne vai e vai a fare un fottutissimo lavoro dove ti pagano tanto, ma che purtroppo non ti soddisfa, oppure continui a fare quello che stai facendo con pochi soldi sì, ma che ti da tanta soddisfazione…
Bel dilemma, no?
Io penso che nella vita,però, non ci sia niente di sicuro (tranne una cosa) , tutto è precario… tanto vale vivere la vita fino in fondo a modo nostro e lottare per migliorare,comunque, la situazione, non solo personale ma di tutti.
Anna
28 ottobre 2007 - 13:07
Cara Anna,
cosa vuoi che ti dica. Vuoi che torni da dove sono fuggito? Potrebbe un immigrato clandestino tornare nel suo paese solo perché viene maltrattato? Sto cercando di costruire una strada. Il dramma è che somiglia sempre di più alla salerno-reggio calabria e la cosa mi fa male. Sono stanco forse. Ma non abbastanza da arrendermi. Il mio conto in banca si avvicina paurosamente allo zero e questo mi sta togliendo il cervello, perché io non vivo con i miei e non ho alcuna intenzione di tornarci. Se dovessi “fallire” qui, il mio destino non sarà quello di tornare a casa, ma di allontanarmici ancora di più: Londra ladies & gentlemen. – Arnald
28 ottobre 2007 - 18:45
se non ricordo male anche io un giorno ho fatto un post sull’ufficio postale….sono cose che ti fanno impazzire, no?! ovviamente non si può mai generalizzare (nooo!) però io credo che arnald abbia toccato il punto della questione: la modernizzazione, la flessibilità , la pagano solo alcuni, gli altri lavorano il doppio e guadagnano di meno. se poi mi dite che nel pubblico impiego ci sono tanti precari, io dico: chiediamo i concorsi, è l’unico modo per sperare in un reclutamento vagamente equo, in tutto il settore pubblico, oppure privatizziamo del tutto il sistema e se uno non va bene…via, licenziato. è come sognare la luna, però
28 ottobre 2007 - 18:47
scusate la fretta, non sono stata chiara: volevo dire che alcuni lavorano tanto, sono flessibili, e magari guadagnano anche poco….gli altri vivono tranquilli e sono anche un po’ annoiati. non che necessariamente navighino nell’oro, però possono sempre fare un secondo lavoro
29 ottobre 2007 - 14:26
Caro Arnald, hai ragione. Anch’io mi innervosisco (uso un eufemismo…) quando mi trovo di fronte a dipendenti pubblici svogliati, che teoricamente dovrebbero stare al servizio dei cittadini e invece in ufficio si fanno gli affari loro. Basti pensare alle inchieste di Striscia la Notizia di qualche anno fa, che filmarono statali che andavano in ufficio a timbrare il cartellino e poi se ne andavano a zonzo per la città, facevano la spesa e mille altre commissioni, in barba ai contribuenti che gli pagano lo stipendio.
Ma il mio sdegno è ugualmente grande, o forse ancor di più, quando entro in un negozio e (regolarmente) non mi fanno lo scontrino. Quando l’elettricista o l’idraulico danno per scontato che li pagherò in nero (e minacciano di aumentarmi la tariffa – l’IVA, sospirano . se non mi sta bene). Quando devo ogni volta fare la parte della ROMPICOGLIONI per farmi dare una cazzo di ricevuta.
Anche quelli sono parassiti. Pagassero tutti le tasse, la pressione fiscale si abbasserebbe per tutti e nelle casse dello Stato ci sarebbero molti più soldi per far funzionare ospedali, scuole e strade. Qualcuno dirà, populisticamente: anche per arricchire le tasche dei politici della “casta”. Io dico: quello è un altro discorso.
Qui parliamo dei fattori che portano la gente (specialmente i giovani) a vivere male, con pochi soldi, poche garanzie, e una costante sensazione di “diseguaglianza” rispetto ad altre fasce di cittadini molto più tutelate.
Ecco io in questo mio intervento voglio dire ad Arnald e agli altri lettori: i dipendenti pubblici ci fanno imbestialire perchè sono illicenziabili anche se non fanno niente in ufficio, perchè hanno troppi privilegi contrattuali. Però anche i disonesti che evadono il fisco ci dovrebbero far imbestialire: altrettanto, se non di più.
29 ottobre 2007 - 14:35
Eh già,
cara Anna, settimana corta con lo sciopero di venerdì.
Comqunque, oltre ad essere uno che si legge i libri gratis da feltrinelli, sono il cliente più odiato dagli evasori fiscali. Mi faccio fare lo scontrino anche per una gomma da 10 centesimi. Non potete immaginare che soddisfazione si prova a farsi guardar male dai negozianti. Dai dai, apriamo l’angolo dell’odio fiscale! ;-) arnald
29 ottobre 2007 - 15:14
Allora caro Arnald siamo in due.
L’ultima volta a me è capitato in una tintoria. Alla fine, dopo avermi squadrata malissimo, la proprietaria si è rassegnata a farmi la ricevuta. Ci ha messo 10 minuti (di orologio) a trovare il blocchetto, segno inequivocabile che non lo utilizzava tanto spesso. Cioè: mai.
Una volta fuori dal negozio, ho guardato il numero di serie sulla ricevuta. Ottanta, o giù di lì. A ottobre. Ottanta clienti nei primi 10 mesi del 2007? Mi sono chiesta, con un po’ di compassione, come facesse quella povera negoziante a sopravvivere alle ristrettezze e a non chiudere bottega, con quei magri introiti… ;-)
Ma non fa tanto ridere…
29 ottobre 2007 - 19:51
Ehilà,
se cominciamo a parlare di questo non finiremo mai…
Per quanto mi riguarda, visto che uso tanto la macchina, quando parcheggio nei garage privati, spesso preferiscono non farmi pagare pur di non farmi la ricevuta!!
E’ tutto dire…
Per Arnald: sarai contento adesso che sull’Appia aprono la Feltrinelli, allora!
Ciao
29 ottobre 2007 - 19:56
Anna,
stai scherzando spero. Se sull’Appia aprono una feltrinelli, la mia vita coniugale può dirsi chiusaa (o quasi ;-)).
Piuttosto, aprire una libreria è il mio sogno. La vorrei in periferia, con divanetti per leggere, un bar con obbligo di consumazione (1 euro di base) e internet free via wi-fi. Quanti soldi ci vorranno? Devo dirlo al mio strozzino di fiducia. – Arnald
30 ottobre 2007 - 21:45
Si Arnald, per la tua gioia, la vecchia libreria tuttilibri (che è chiusa per rinnovo) sarà una feltrinelli! E l’apertura è prossima… vedi tu, anche perchè mi sa che in parte ci sarà quello che tu sogni!
31 ottobre 2007 - 12:18
Anna,
Sarebbe un’ottima occasione per rivederci di fronte ad una buona e gratuita lettura. ;-) – Arnald
5 novembre 2007 - 23:56
aprire una libreria?
beh, dipende… se vuoi aprirla in franchising ci sono poche alternative.
La Mondadori, Gulliver (che sempre mondadori è), Librerias Universitaria e Tutto Libri.
Purtroppo la Feltrinelli (come la Rizzoli) non fanno franchising…
Io ed un mio amico eravamo lì lì per aprirne una a Roma… poi mi son trasferito precariamente a Milano ed il progetto è in standby.
Se ti servono altre informazioni contattami: ugasoft(chiocciola)gmail(punto)com
8 maggio 2008 - 19:44
MA QUANTE CAZZATE! MA PERCHE’ NON ANDATE A RUBARE COME FANNO TUTTI QUELLI UN PO’ FURBI?
MA PER CHE CAZZO VIVETE A FARE? PER MANGIARE LA MERDA TUTTI I GIORNI? SE IO DOVESSI FARE QUESTA FINE GIURO CHE MI IMBOTTISCO DI ESPLOSIVO E MI FACCIO SALTARE IN ARIA DENTRO IL PARLAMENTO!
8 maggio 2008 - 21:58
Grazie IO,
continua pure a scriverci. – Arnald
A proposito. Sulla destra della tua tastiera, accanto alla lettera “a”, c’è il tasto “caps-lock”. Non ti puoi sbagliare. Così potrai tornare a usare le minuscole.
8 maggio 2008 - 22:00
Altro piccolo appuntino per te, ma per il tuo benessere più che altro. Commenti come questo che hai lasciato sopra: “SE IO DOVESSI FARE QUESTA FINE GIURO CHE MI IMBOTTISCO DI ESPLOSIVO E MI FACCIO SALTARE IN ARIA DENTRO IL PARLAMENTO!”, non sono molto graditi alle forze di polizia. Io non ho l’abitudine di cancellare quello che gli utenti scrivono. Quindi, un commento di precisazione sul fatto che scherzavi, potrebbe sempre starci bene. Per te intendo. Io lo so che scherzavi. O no? – Arnald
2 agosto 2008 - 11:15
VOI PRECARI VISTO CHE ODIATE GLI STATALI PERCHE’ INVECE DI AMBIRE A DIVENTARLO NON ANDATE INVECE A LAVORARE.
A FURIA DI ACCAMPARE DIRITTI INESISTENTI AVETE FINITO DI ROVINARE L’INEFFICENTE PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
3 agosto 2008 - 12:26
Caro Mauro,
sono sicuro che un po’ di ripasso di buone maniere e perché no, di sintassi non ti farebbe male.
Qui nessuno odia nessuno, figuriamoci un povero statale sfigato come te che non sa nemmeno scrivere tutto con le minuscole e che “urla” come un isterico con l’abuso delle maiuscole. Per il resto, noi lavoriamo e pure tanto: anche mentre tu vai in pausa caffé. – arnald