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Udite udite cari precari.

Pare proprio che qualcuno abbia sentito finalmente il bisogno di parlare del mondo del non lavoro. Esattamente quello in cui stanno a galla molti di noi. Certo che noi lavoriamo e anche di brutto. Solo che se qualcuno lo ammettesse poi sarebbe costretto a pagarci come lavoratori e non come apprendisti. Per questo lo stage ha assunto la connotazine di un purgatorio in cui ossessivamente si gira, noi e loro (i padroni), per non mettere mai mano alle tasche e creare un malato sistema di ricambio stabile di personale, col quale non impegnarsi mai nell’assunzione di qualcuno. O sbaglio? – Arnald

p.s.: un augurio a tutti. Che il nostro stage presto diventi un lavoro.