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Il Governo va in piazza. E forse a casa.
set 4
Vorrei spendere due parole sulla questione della crisi intestina del nostro governo tirato da tutte le parti da minacce e intimidazioni. Io sono uno di quelli, lo ammetto, che ha votato Prodi più per far scendere Berlusconi da cavallo, che per una quanto mai improbabile fede alle promesse di sinistra. E alla fine il tempo mi sta dando ragione. Questa coalizione ha retto giusto il tempo di realizzare che il cavaliere non era più Presidente. Poi sono cominciati i litigi, i family day, le manifestazioni contro la guerra. E giù coi i ministri grassi e tronfi nelle piazze a rompersi i coglioni l’uno contro l’altro, a lanciare maledizioni, anatemi contro questo o contro quell’altro. Grazie al cielo (per loro) a destra c’era un Casini che si smarcava da Silvio e un Fini che aveva deciso (saggiamente) di lasciare la patata bollente del risanamento a Padoa-Schioppa e compagnia. Ma di tutto quello che si era promesso sulla riforma del lavoro: niente. Ecco perché il 20 ottobre la sinistra radicale scende in piazza. Non serve essere o meno d’accordo con loro (in parte io lo sono). Serve semmai a farci capire che non c’è stata alcuna volontà reale di cambiare le cose nel corso di un anno. Prodi si è ritrovato ad accontentare un po’ tutti col risultato di non aver accontentato nessuno. Con il risultato di aver lasciato tutto sostanzialmente invariato. Allora cosa ci aspetta adesso? Le opzioni in fondo sono due, almeno ai miei occhi. Aspettare che il governo esaurisca il proprio mandato e sperare che si possa poi riprendere il dialogo con le parti sociali. Oppure augurarsi che cada al prossimo giro elettorale si possa far salire qualcuno che ammortizzi seriamente il processo di precarizzazione di questa generazione. Qualunque cosa accada sicuramente non ne usciremo vincitori, perché 5 anni di legislatura, qualunque essa sia, sono troppo lunghi per sperare che dopo ci sia per noi pionieri ancora posto come lavoratori freschi e non svuotati, delusi, sconfitti. Scusate il pessimismo e magari convincetemi del contrario. – Arnald




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