Archive for settembre, 2007
Da grande farò lo stagista.
set 20

Udite udite cari precari.
Pare proprio che qualcuno abbia sentito finalmente il bisogno di parlare del mondo del non lavoro. Esattamente quello in cui stanno a galla molti di noi. Certo che noi lavoriamo e anche di brutto. Solo che se qualcuno lo ammettesse poi sarebbe costretto a pagarci come lavoratori e non come apprendisti. Per questo lo stage ha assunto la connotazine di un purgatorio in cui ossessivamente si gira, noi e loro (i padroni), per non mettere mai mano alle tasche e creare un malato sistema di ricambio stabile di personale, col quale non impegnarsi mai nell’assunzione di qualcuno. O sbaglio? – Arnald
p.s.: un augurio a tutti. Che il nostro stage presto diventi un lavoro.
Precari e contenti.
set 15

Ciao a tutti Flessibili (oggi devo essere di buon umore se non chiamo in causa i precari),
come ben sapete, da quando è nato il dibattito sulla legge Biagi, si è sviluppata una corposa letteratura sul tema disoccupazione.
Angela Padrone, giornalista del Messaggero che ogni tanto ha partecipato al blog e che ne ha uno suo dove ha pubblicato la mia storia e alcune delle mie vignette, dice la sua sul precariato con questo libro: “Precari e contenti. Storie di giovani che ce l’hanno fatta”.
L’ho comprato, l’ho letto e ora ve ne riporto le mie personalissime impressioni.
La prima cosa che salta agli occhi è che questo non è un libro politico. Se vi sembra poco, io direi invece che ha quasi del miracoloso, visto quello che succede intorno al dibattito sul precariato.
Il libro consiste di 4 parti. Un’introduzione in cui la Padrone (certo che ‘sto nome è tutto un programma), ci racconta la sua storia di precariato negli anni ’80. Una storia fatta di attese, frustrazioni e speranza per niente diverse dalla nostra. E subito viene fuori un elemento: la solitudine nella frustrazione. Quella che a noi, fortunatamente, ci è stata risparmiata grazie a questo contenitore interattivo che è internet. Leggi il resto »
Ambient Advertising
set 13
Ciao a tutti flessibili e precari,
vi scrivo solo per segnalarvi questa inquietante operazione di ambient advertising sociale che ho fotografato sulla parete di un cantiere in via dei Fori Imperiali. Che piaccia o no, è comunque un segnale importante. La protesta contro le morti bianche cerca altre strade per uscire dall’assuefazione a cui ci siamo ridotti. – Arnald

Il caos prossimo venturo.
set 6

Dunque. Prima di partire per la Finlandia, venerdì 17 Agosto (immaginate gli scongiuri e affini), mi sono comprato un libro per ammazzare il tempo e tutte le mie conoscenze sul mondo di oggi: “Il caos prossimo venturo” di Prem Shankar Jha, uno dei massimi economisti indiani, (non che lo conoscessi prima di entrare in libreria). Io sono uno di quelli che quando arriva da Feltrinelli ti fa venire voglia di chiamare la sicurezza. Ci sto dai 20 ai 200 minuti e non mi rendo nemmeno conto del tempo che passa. Poi negli ultimi tempi la questione è peggiorata perché di tempo per leggere ne ho sempre di meno e quindi quelle passeggiate si trasformano in ottime occasioni per inghiottire letteralmente i libri più piccoli. Infatti, avendo imparato a leggere a una velocità pazzesca, posso far fuori un volumetto di 200 pagine in tempi preoccupanti per un editore che i libri vuole venderli. L’unico problema è che oltre un numero di pagine troppo elevato sono costretto a rinunciare o comprare, perché dopo aver iniziato a leggere, mi rimane difficile tornare la settimana dopo e riprendere dove avevo lasciato. Leggi il resto »
Il Governo va in piazza. E forse a casa.
set 4
Vorrei spendere due parole sulla questione della crisi intestina del nostro governo tirato da tutte le parti da minacce e intimidazioni. Io sono uno di quelli, lo ammetto, che ha votato Prodi più per far scendere Berlusconi da cavallo, che per una quanto mai improbabile fede alle promesse di sinistra. E alla fine il tempo mi sta dando ragione. Questa coalizione ha retto giusto il tempo di realizzare che il cavaliere non era più Presidente. Poi sono cominciati i litigi, i family day, le manifestazioni contro la guerra. E giù coi i ministri grassi e tronfi nelle piazze a rompersi i coglioni l’uno contro l’altro, a lanciare maledizioni, anatemi contro questo o contro quell’altro. Grazie al cielo (per loro) a destra c’era un Casini che si smarcava da Silvio e un Fini che aveva deciso (saggiamente) di lasciare la patata bollente del risanamento a Padoa-Schioppa e compagnia. Ma di tutto quello che si era promesso sulla riforma del lavoro: niente. Ecco perché il 20 ottobre la sinistra radicale scende in piazza. Non serve essere o meno d’accordo con loro (in parte io lo sono). Serve semmai a farci capire che non c’è stata alcuna volontà reale di cambiare le cose nel corso di un anno. Prodi si è ritrovato ad accontentare un po’ tutti col risultato di non aver accontentato nessuno. Con il risultato di aver lasciato tutto sostanzialmente invariato. Allora cosa ci aspetta adesso? Le opzioni in fondo sono due, almeno ai miei occhi. Aspettare che il governo esaurisca il proprio mandato e sperare che si possa poi riprendere il dialogo con le parti sociali. Oppure augurarsi che cada al prossimo giro elettorale si possa far salire qualcuno che ammortizzi seriamente il processo di precarizzazione di questa generazione. Qualunque cosa accada sicuramente non ne usciremo vincitori, perché 5 anni di legislatura, qualunque essa sia, sono troppo lunghi per sperare che dopo ci sia per noi pionieri ancora posto come lavoratori freschi e non svuotati, delusi, sconfitti. Scusate il pessimismo e magari convincetemi del contrario. – Arnald




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