Archive for agosto, 2007

Il complesso di Scipio.

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Sono caduto dallo scalone.


Ciao Flessibili e Precari,

Il nostro Max Cosmico torna a cavalcare le scene del web con un nuovo pezzo. Si vede che è stato un momento di improvvisa e travolgente ispirazione. Manca l’editing accurato del 1000Euro Blues, ma vi assicuro che è molto molto attuale. – Arnald

Il Quarto Stato secondo Caruso.

 

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L’onorevole Caruso l’ha fatta grossa. Non tanto per il tipo di accusa, ma per le persone alle quali l’ha destinata. Insomma, che Marco Biagi sia stato un padre della riforma del lavoro è un fatto. Che della sua riforma sia stato preso solo il lato per così dire precario, è un altro fatto. Secondo una lettura più attenta, è chiaro che il professore ucciso dalle BR aveva pensato anche ad ammortizzatori sociali e tante altre cose per evitare che la riforma diventasse una catastrofe. Ma la cosa della quale sicuramente Marco Biagi non può essere colpevole, è la dilagante idiozia da una parte e furberia dall’altra, di questo Paese di buffoni. Un Paese in cui si creano martiri governativi per far passare le leggi; un paese in cui una riforma del lavoro diventa semplicemente e squallidamente un’occasione per trasformare l’idea di flessibilità del lavoro in precariato costante. Inutile ripercorrere le fasi di questa storia. Non in questa sede comunque. È senza dubbio più utile ricordare agli idioti che le cose non si cambiano con parole che, accusando la mano dei padroni (armata soprattutto dal silenzio/assenso della classe politica al completo, dei giornalisti nella quasi totalità e della società in ogni suo angolo) , rischiano di armare quella di estremisti che conoscono un solo modo per battersi per una vita migliore: abbattere la vita altrui. – Arnald

Il sacro fuoco dell’occupazione.

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Cari Precari,

forse non tutti sanno come funziona la storia degli incendi boschivi in Italia. O forse sì. Certo è che per avere un lavoro si fa proprio di tutto. La storia del nostro Paese ci insegna che arde ancora il sacro fuoco idealista delle brigate rosse, le quali, in nome dei diritti dei lavoratori compivano (compiono tuttora) omicidi, arrogandosi così il diritto di parlare per tutti senza proferire parola. Ma in uno Stato come l’Italia, esistono tanti modi per ricattare le istituzioni. Un ottimo esempio è quello dei forestali piromani. In Italia esiste un corpo forestale numeroso come l’armata dello sbarco in Normandia e capace di spegnere tutti gli incendi del mondo semplicemente pisciandoci sopra. Ma sì, è ovvio che c’è la camorra che vuole appropriarsi delle zone boschive per costruire i suoi ecomostri. E’ anche vero che tanti pensionati, pur non vogliono cadere nelle grinfie di prestitò e altre pseudo-criminose società di prestito, preferiscono andare in giro per boschi a bruciare alberi per conto di altri. Non dimentichiamo che ci sono anche i virtuosi che appiccano il fuoco per purificare il mondo dalle coppiette che si appartano. Ma il grosso degli incendi, cari flessibili, appartiene proprio allo Stato. Leggi il resto »

La dura legge delle morti sul lavoro.

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Potevo semplicemente aggiornare questo post, cambiargli la data e risparmiare un po’ di tempo. Ma davvero non si poteva stavolta. Ogni volta che c’è una morte sul lavoro campeggiano titoloni sui giornali. I politici si strappano le vesti e si battono il petto. Mele non si batte il petto, ma affoga il dispiacere nella coca, con chi del battere ha fatto un mestiere. Mastella per 20 secondi dimentica il referendum sulla legge elettorale e tutte le sue preghiere vanno a quei ragazzi morti nelle fabbriche; soprattutto prega che non votassero Udeur. D’Alema ha già deciso di dedicare a questi morti la sua prossima gita in barca vela e corre voce che cambierà il nome del suo tangone con quello del più giovane di questi lavoratori. Veltroni appenderà i loro ritratti in Campidoglio perché ora come ora in Afghanistan non ci sono giornalisti nelle mani dei ribelli. Ma in fondo, dicono dal centro-destra, potremmo anche essere stati fortunati: chi ci dice che questi operai non erano dei perversi omosessuali o conviventi e drogati. O addirittura dei comunisti?
In ultimo, i parroci che li hanno visti crescere dovranno dirci che questi operai sono andati in un posto migliore, quando per restare tra noi gli sarebbe bastato lavorare in un posto decente. Certo è che, al giorno d’oggi, il lavoro in fabbrica somiglia davvero a una nuova forma di suicidio. Ma non diciamolo troppo forte o a questi poveracci sarà negato pure il funerale religioso. – Arnald

L’infallibile arma chiamata distrazione.

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Cari Flessibili,

la voglio prendere larga, ma solo per farvi capire dove voglio arrivare.
Un po’ lo si intende già dal manifesto di questo blog, ma voglio agganciarmi alle splendide e inconsapevoli parole di Prodi per prendere in esame la questione linguistica.
Farei un saltino indietro alla rivoluzione francese. Quando i nostri cugini d’oltralpe hanno deciso di abbattere il regime feudale, hanno provato anche a cambiare nomi e regole di un gioco troppo più grande di loro: la natura. Mi spiego. Odiando loro tutto quello che faceva parte dell’ ancient regime, decisero di cambiare nome ai mesi dell’anno e alle stagioni. Erano in procinto di cambiare addirittura i giorni della settimana, sia di numero che di nome. Ve lo immaginate? Non c’è da scherzare e potete documentarvi meglio a questa voce di wikipedia. La battaglia sui mesi, sui giorni e sui nomi è la prima che hanno perso. Non sono stati capiti da nessuno, nemmeno da se stessi. Se un mese dura tanto e una settimana pure è perché esistono dei cicli della natura che il nostro corpo riconosce in maniera del tutto istintiva e che sono stati “incisi” nel nostro dna e nei nostri costumi in centinaia di migliaia di anni. E per cambiarli ci vuole molto più di una rivoluzione, ci vuole una cosa che si chiama evoluzione. Per intenderci, è come se qualcuno domani decidesse di far durare una giornata 48 ore, pur sapendo che tutti noi ci accorgeremmo del buio e che dopo qualche giorno faremmo una pennichella di almeno 7 ore. Dove voglio arrivare? Alla terminologia che fino a ieri ci ha connotati come lavoratori flessibili e che oggi, senza più malcelate ipocrisie ci rende giustizia (si fa per dire). Per quanti mesi o anni i nostri politici si sono affannati a non cadere nella gaffe di chiamarci precari? Se un cosa è per natura precaria, difficilmente può essere chiamata flessibile senza cadere prima o poi in errore. Oggi il presidente del consiglio dei ministri Prodi, uno di quelli che avviò il co.co.co. ai tempi di Treu, recita tranquillamente così: “L’accordo per ridisegnare lo stato sociale è raggiunto, si abolisce il precariato perenne”. Sapete che mondo c’è dietro queste parole? Per quanto mi riguarda sono solo l’ammissione di aver avviato, fomentato e foraggiato la più grande e sistematica storia di sfruttamento generazionale che l’Italia repubblicana ha mai visto. Lui, Berlusconi, i sindacati leccaculo del governo passato, i cattolici che pensano solo alle loro stronzate sul Family Day, tutti quelli che hanno passato un anno di questa legislatura a discutere sui gay. Tutti senza mai prendere un cazzo di provvedimento serio in direzione dei diritti dei lavoratori. Questa massa di stronzi legiferatori che si bea di puttane e cocaina, di auto blu, di accostamenti tra i transessuali, di regate o litigi su partiti e coalizioni, poltrone e sbarramenti elettorali è coesa su un solo punto: il lavoro precario non è un problema. – Arnald