Archive for luglio, 2007

L’anello debole siamo noi.

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Ci risiamo.
Ogni mattina è la stessa storia. Da settimane non si parla altro che di scalini, scaloni e scalette.
Ma se ci fate caso, in realtà le pagine di questi giorni raccontano anche altre cose. In primis, la vita di Walter Veltroni che oggi, dopo aver clamorosamente evitato di prendere una posizione netta sulla firma al referendum, pubblica una lettera che sembra scritta in seduta spiritica con Gandhi. Poi c’è sempre, magari più in piccolo, un riferimento ai dissidenti intestini al Governo (cattolici o comunisti) che provocano coliche da brivido al povero Prodi e che si fanno coprire di merda da un’opposizione che ha tutti i giorni ha un’occasione per attaccare gli idioti del governo. Intendiamoci, li chiamo idioti, ma li ho votati. Ricordo ancora le parole di Diliberto alla vigilia delle elezioni: “Noi siamo gente seria e governeremo per 5 anni. Faremo riforme e aiuteremo il paese”. Aggiungo io, a ricadere nelle mani di Berlusconi. Il nostro Walter poi… Su questo blog mi ero aggrappato alla sua figura che emanava una luce di speranza, pensando: “Ci siamo. Stavolta si cambia.” Mi illudevo. La lettera di oggi è una conferma. Veltroni è un grande pensatore, ma avrebbe bisogno di un paese illuminato dal parlamento fino ai vicoli dello Zen di Palermo, per riuscire a unire tante esigenze in un movimento coordinato e capace di risollevare le sorti di questo Paese. Sono troppo pessimista? Ma si. Sicuramente lo sono. Mi conosco bene. Però fatevi due conticini cari precari. Oggi si parla di pensioni minime, di superamento dello scalone e di valore dei contributi. Se non fosse per il dream veltroniano, di noi non si parlerebbe proprio. Questo governo (figuriamoci quello vecchio, futuro nuovo), perso tra scandali, intercettazioni, litigi, massimalismi e integralismi, diritti di gay conviventi e non, family day, gelato al bar del parlamento ha perso il bandolo della matassa, lasciandoci ovviamente il nostro futuro aggrovigliato dentro. – Arnald

Dove sta la democrazia?

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È di poco fa la notizia che L’ex capo dell’authority cinese per la sicurezza degli alimenti e dei farmaci è stato messo a morte per corruzione. La Cina, quel paese antidemocratico che fa lavorar ei bambini nelle fabbriche e non rispetta nemmeno per errore il protocollo di Kyoto, ha preso una posizione netta (magari eccessiva diranno in molti) contro la corruzione dei propri rappresentanti che, per un interesse personale sono capaci di ledere interessi di milioni di persone. Noi, che siamo un paese democratico (così dicono), invece proteggiamo personaggi come Cesare Previti che non ne vuole proprio sapere di dare ragione alle prove schiaccianti con le quali è stato condannato per corruzione, e che non accetta di lasciare il parlamento. È evidente che lì si sente in buona compagnia. Durante la votazione per farlo finalmente decadere da parlamentare, 11 (dico 11 idioti dell’opposizione) hanno avuto il coraggio di difenderlo. Grillo propone di mandargli una mail. Concordo. – Arnald

Un passo avanti, due indietro.

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Esultate Precari.
Ok scherzo. La verità è che oggi campeggia su tutti i giornali la notizia che i maledetti deputati hanno finalmente deciso di abbassare i loro vitalizi. Certo, non è che si possa parlare di rivoluzione, quanto di un piccolo passo avanti. Eppure c’è un ronzio che mi disturba, che non mi lascia in pace. Perché mai sono convinto che questa riforma dei costi della politica non si farà mai? Forse sono troppo scettico. O forse la mia esperienza mi dice che quei rompicoglioni aggrappati alle loro poltrone come erba cattiva nell’orto, non faranno mai questo passo, ma continueranno a rinviare la riforma alla legislatura successiva. Il risultato? Semmai dovesse passare un emendamento che defalchi realmente i vitalizi della nostra classe politica eletta, ne vedremmo i risultati… Ma che lo dico a fare. Il prossimo secolo è un problema che non ci riguarda. – Arnald

Day by day

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Ciao a tutti, precari e flessibili. In base a come vi sentite stamattina. È proprio il caso di dirlo, visto che oggi vi parlo di un nuovo libro sul nostro mondo così coerentemente instabile. “Tra un lavoro e l’altro – vita di coppia nell’Italia postfordista”, a cura di Simonetta Piccone Stella. Una raccolta di interviste a 156 coppie che hanno sfidato i tempi, la “fame” e la precarietà mettendo su qualcosa che somiglia a una famiglia. Tra chi si sposa o chi convive, questo dovrebbe essere un viaggio tra i pionieri della famiglia flessibile. Lo spunto l’ho preso da un articolo de La Repubblica di Maria Novella de Luca intitolato “l’amore ai tempi della precarietà” e recita così: “È un salto nel buio, dicono. Però ne vale la pena. Perché se il sentimento regge, la scommessa è vinta. Parliamo d’amore “senza”: senza casa, senza lavoro, senza soldi e con il futuro incerto.” Effettivamente, quanti di noi si interrogano sul fatto che la nostra vita è diventata un day by day, nel quale rimandiamo sempre a domani la speranza di realizzare un po’ di stabilità? Il pensiero di questo libro ben si sposa con un altro articolo, preso stavolta su repubblica.it in cui ci viene raccontato senza mezzi termini come “le imprese, come spose ritrose, hanno bisogno di essere sedotte e convinte. Con loro ci vuole pazienza e perseveranza. Si deve essere pronti ad aspettare e superare molte prove, prima che si concedano per dichiarare il fatidico sì”. Cerchiamo di capire: un’azienda mi concede un colloquio di lavoro e giustamente si prende tempo per fare le dovute selezioni. Poi scompare per mesi, 3, 6 a volte 12. Nel frattempo noi facciamo altri innumerevoli colloqui alla ricerca di uno stipendiolo per iniziare a campare in maniera simil-autonoma. Dopo i suddetti mesi l’azienda si fa risentire, invitandoci ad un secondo colloquio. Altri mesi di attesa dopo la seconda selezione. Se tutto va bene è finita: o assunti (si fa per dire, non mi prendete in parola) o contatto chiuso. Se invece il sadismo riesca ad andare olte, ci viene proposta un’altra (estenuante) attesa per una terza definitiva selezione. Ma alla fine di questo percorso, provate a indovinare quanti ottengono uno stipendio che si può chiamare tale, un contratto che non sia a progetto o che vada oltre un iniziale (lunghissimo) rimborso spese? Queste aziende non vanno sedotte. Vanno seviziate. – Arnald

p.s. in ultimo vi dico che proverò a contattare la Simonetta Piccone Stella per una breve intervista.

www.decidere.net

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Cari Flessibili,

è nato decidere.net, il network lanciato da Daniele Capezzone. Andate a dare un’occhiata. Ne vale davvero la pena. In basso sulla home troverete anche un video messaggio di Capezzone. – Arnald

Cosa c’entra Mastella con questo governo?

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Davvero non ci siamo ancora stancati di certi personaggi? Perché continuiamo a permettere che invece di pensare a noi facciano solo i propri conti? Non sono una novità le solite parole di Mastella (comparse anche oggi su La Repubblica) che minacciano il Governo di caduta se si persisterà nella questione del referendum elettorale. Quindi questo grasso e ignobile personaggio, invece di ricordarsi che è stato votato per servire noi stupidi elettori (che per l’ennesima volta abbiamo permesso a soggetti del genere di occuapre un posto di potere), pensa solo a farsi i conti per sopravvivere a una eventuale riforma elettorale che possa vanificare il voto dei suoi quattro elettori. Sempre oggi su La Repubblica arriva un altro specchio dei tempi. Un bellissimo articolo di Pietro Citati di cui cito queste parole: ” l’Italia ha perduto la precisione della sua vecchia cultura agricola, quando si sapeva potare un olivo e innestare una vigna. Quasi tutti lavorano in modo confuso ed approssimativo, come se la sorte del mondo non dipendesse dal dono di piantare un chiodo nel punto giusto”. Mentre Pietro citati ci racconta come in questo paese si è perduto completamente il valore dei mestieri, delle specializzazioni e della porfessionalità, siamo anche costretti a sorbirci le parole, le ingustizie e le prese di posizione di questi cialtroni dei nostri politici che pensano solo “a far di conto” senza curarsi mimimamente del mondo che li circondo. Mastella, piuttosto, impegna le sue giornate e il nostro denaro nel difendere gli interessi della Chiesa, nel combattere lo spettro dei gay e a cospargere naftalina sull’istituzione familiare cercando di imbalsamarla contro gli effetti del tempo. Facciamo davvero come dice Grillo: quando vediamo un politico alziamo le dita in segno di V. Seppure dovessere rispondere con un dito medio alzato, per loro sarà sempre un vaffanculo, per noi un piccolo segno di vittoria. – Arnald

Come riformare una classe politica.

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Ciao Flessibili,

l’argomento di oggi potrebbe sembrare poco inerente al nostro blog. Invece ci rientra di brutto. Oggi si parla di come svecchiare la nostra classe politica. Soluzioni e proposte ce ne sarebbero molte, non ultima quella di Grillo che vorrebbe mettere un freno, in una volta sola, a tutti i figli di puttana (con rispetto per le loro madri) che si godono stipendi da favola e non fanno assolutamente niente per noi. A mio modesto giudizio per, per cambiare una classe politica come la nostra potrebbe non servire una riforma che limiti il numero delle legislature. O meglio. Sarebbe comunque inutile nell’immediato, perché per i prossimi dieci anni potremmo avere ancora gli stessi di cui sopra. Per cambiare le cose, dobbiamo fare un gesto molto semplice. Non votare questi personaggi e cercare di proporne altri. VI sembra impossibile? Vi sembra faticoso? E allora che dire: buona vita, anzi, buona sopravvivenza a tutti. – Arnald