accordi.png

Ci risiamo.
Ogni mattina è la stessa storia. Da settimane non si parla altro che di scalini, scaloni e scalette.
Ma se ci fate caso, in realtà le pagine di questi giorni raccontano anche altre cose. In primis, la vita di Walter Veltroni che oggi, dopo aver clamorosamente evitato di prendere una posizione netta sulla firma al referendum, pubblica una lettera che sembra scritta in seduta spiritica con Gandhi. Poi c’è sempre, magari più in piccolo, un riferimento ai dissidenti intestini al Governo (cattolici o comunisti) che provocano coliche da brivido al povero Prodi e che si fanno coprire di merda da un’opposizione che ha tutti i giorni ha un’occasione per attaccare gli idioti del governo. Intendiamoci, li chiamo idioti, ma li ho votati. Ricordo ancora le parole di Diliberto alla vigilia delle elezioni: “Noi siamo gente seria e governeremo per 5 anni. Faremo riforme e aiuteremo il paese”. Aggiungo io, a ricadere nelle mani di Berlusconi. Il nostro Walter poi… Su questo blog mi ero aggrappato alla sua figura che emanava una luce di speranza, pensando: “Ci siamo. Stavolta si cambia.” Mi illudevo. La lettera di oggi è una conferma. Veltroni è un grande pensatore, ma avrebbe bisogno di un paese illuminato dal parlamento fino ai vicoli dello Zen di Palermo, per riuscire a unire tante esigenze in un movimento coordinato e capace di risollevare le sorti di questo Paese. Sono troppo pessimista? Ma si. Sicuramente lo sono. Mi conosco bene. Però fatevi due conticini cari precari. Oggi si parla di pensioni minime, di superamento dello scalone e di valore dei contributi. Se non fosse per il dream veltroniano, di noi non si parlerebbe proprio. Questo governo (figuriamoci quello vecchio, futuro nuovo), perso tra scandali, intercettazioni, litigi, massimalismi e integralismi, diritti di gay conviventi e non, family day, gelato al bar del parlamento ha perso il bandolo della matassa, lasciandoci ovviamente il nostro futuro aggrovigliato dentro. – Arnald