Archive for 6 luglio 2007
Day by day
lug 6

Ciao a tutti, precari e flessibili. In base a come vi sentite stamattina. È proprio il caso di dirlo, visto che oggi vi parlo di un nuovo libro sul nostro mondo così coerentemente instabile. “Tra un lavoro e l’altro – vita di coppia nell’Italia postfordista”, a cura di Simonetta Piccone Stella. Una raccolta di interviste a 156 coppie che hanno sfidato i tempi, la “fame” e la precarietà mettendo su qualcosa che somiglia a una famiglia. Tra chi si sposa o chi convive, questo dovrebbe essere un viaggio tra i pionieri della famiglia flessibile. Lo spunto l’ho preso da un articolo de La Repubblica di Maria Novella de Luca intitolato “l’amore ai tempi della precarietà” e recita così: “È un salto nel buio, dicono. Però ne vale la pena. Perché se il sentimento regge, la scommessa è vinta. Parliamo d’amore “senza”: senza casa, senza lavoro, senza soldi e con il futuro incerto.” Effettivamente, quanti di noi si interrogano sul fatto che la nostra vita è diventata un day by day, nel quale rimandiamo sempre a domani la speranza di realizzare un po’ di stabilità? Il pensiero di questo libro ben si sposa con un altro articolo, preso stavolta su repubblica.it in cui ci viene raccontato senza mezzi termini come “le imprese, come spose ritrose, hanno bisogno di essere sedotte e convinte. Con loro ci vuole pazienza e perseveranza. Si deve essere pronti ad aspettare e superare molte prove, prima che si concedano per dichiarare il fatidico sì”. Cerchiamo di capire: un’azienda mi concede un colloquio di lavoro e giustamente si prende tempo per fare le dovute selezioni. Poi scompare per mesi, 3, 6 a volte 12. Nel frattempo noi facciamo altri innumerevoli colloqui alla ricerca di uno stipendiolo per iniziare a campare in maniera simil-autonoma. Dopo i suddetti mesi l’azienda si fa risentire, invitandoci ad un secondo colloquio. Altri mesi di attesa dopo la seconda selezione. Se tutto va bene è finita: o assunti (si fa per dire, non mi prendete in parola) o contatto chiuso. Se invece il sadismo riesca ad andare olte, ci viene proposta un’altra (estenuante) attesa per una terza definitiva selezione. Ma alla fine di questo percorso, provate a indovinare quanti ottengono uno stipendio che si può chiamare tale, un contratto che non sia a progetto o che vada oltre un iniziale (lunghissimo) rimborso spese? Queste aziende non vanno sedotte. Vanno seviziate. – Arnald
p.s. in ultimo vi dico che proverò a contattare la Simonetta Piccone Stella per una breve intervista.



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