L’italia è una repubblica democratica affondata dal lavoro.

È davvero il caso di smetterla. Ce la mettono davvero tutta i giornalisti, i politici, gli istituti di ricerca. Presto cominceremo anche noi precari o i lavoratori in nero a dire che viviamo in un Paese che si cura dei propri cittadini e lavoratori. Oppure ci incaponiremo giustamente sulla questione della qualità del lavoro e a questo punto delle statistiche. Oggi troneggia sui giornali il titolo: “Disoccupazione mai così bassa dal ‘92”.
Bella soddisfazione non trovate? E dite dite. Quali dati hanno usato? Per esempio: se un lavoratore ottiene un contratto di sei mesi e dopo un secondo contratto identico fanno due posti di lavoro?
Fortunatamente Elena Polidori, autrice dell’articolo de La Repubblica di cui vi invito a leggere qualcosa per incazzarvi come si deve, in qualche riga riassume il problema di fondo delle statistiche: “Queste statistiche conteggiano il lavoro precario come vera occupazione”. Può bastare? No. Incazzatevi di brutto con questi politici che dicono stronzate e leggetevi l’ultimo post di Grillo – Arnald



23 giugno 2007 - 21:45
Mi arrabbio di più quando leggo i post di uno dei blog linkato da questo sito.
I dati sulla disoccupazione possono anche essere reali, ma fanno il paio con quei dati comunicati dalle università o dagli organizzatori di masters per invogliare gli incauti ad iscriversi : sono dato esposti in un modo tale da indurre a pensare direttamente alla conclusione più ovvia, tagliando fuori le altre possibilità.
L’anno scorso ho lavorato in regola per circa 7 mesi totali su 12, quest’anno sono a 5 mesi totali su 6 per ora.
I mesi di disoccupazione li impiego o per passare da un lavoro all’altro o per cercare un nuovo lavoro, non è la mia priorità andare al centro per l’impiego e comunicare il mio stato di disoccupato.
Colgo l’occasione per sottolineare la continua e persistente tendenza a fare passare la legge 30 come quella che ha permesso a milioni di giovani ( e non più giovani ) di trovare una prima occupazione ed una possibile stabilizzazione. Sono mesi che i giornali ne parlano quando parlano di politiche sul lavoro, anche qualche blogghettaro da quattro soldi continua a ribadirlo imperterrito, Confindustria vuole mantenere inalterata la riforma Biagi e lo ripetono ad ogni incontro, come se fosse un dictat. Questo è vergognoso, specie perchè viene da persone che la precarietà non l’hanno mai dovuta affrontare o perchè padroni o perchè garantiti da contratti vecchi di 10 anni almeno. Le condizioni contrattuali ed economiche negli ultimi 10 anni sono peggiorate in modo indegno anche per i lavori in regola, questo è un dato di fatto. Il proliferare di contratti a tempo determinato anche sotto i 3 mesi e a progetto, ha tolto le possibilità di impiego continuativo presso lo stesso datore di lavoro a centinaia di migliaia di precari e ha trasformato centinaia di migliaia di giovani in eterni apprendisti. Basta questo a dire basta o dobbiamo subire ancora ?
25 giugno 2007 - 09:24
Voglio risponderti Precario partendo da un presupposto: io la penso proprio come te. So a quale blog ti riferisci, quello della giornalista del Messaggero, Angela Padrone. E’ vero, assolutamente vero che c’è la tendenza a far passare la legge 30 come l’ancora di salevezza di questa generazione di lavoratori, piuttosto che come zavvora che ti porta a fondo. Mi sono confrontato con Angela sul tema e ne ho ricavato semmai un corto circuito generazionale. Io, come te credo, vengo da una storia di ricerca di affermazione che non è ancora arrivata. Tuttavia, come potrai leggere anche dalla pagina Sommersi&Salvati, non credo che la nostra salvezza possa passare attraverso la semplice protesta come è stato per i giovani francesi. Gli italiani non sanno protestare e difendere i propri diritti. A dirla tutta gli italiani non sanno nemmeno lamentarsi come si deve. Se volgiamo fottere la legge 30, prima dobbiamo dimostrare a noi stessi di saper fottere chi ne abusa. Perchè se è vero che la legge 30 è un crimine contro il futuro dei lavoratori, è anche vero che lo è diventato perché ha trovato un terreno “culturalmente” fertile nel quale dialgare e prendere forme spaventose. Caro Precario, questo blog è giovane, ma io ci metto tutta la mia buona volontà a farlo camminare. Ha bisogno di gente come te, come me e come un certo Ghost che ha scritto qualche articolo e che ha molto veleno nel sangue che va trasformato in energia. Fottiamo il mercato, fottiamo chi abusa della legge 30 e un giorno, presto o tardi fotteremo anche quella legge. Ma il modo migliore per lottare contro questa ingiustizia è costruire qualcosa di buono intornno a se stessi, a cominicare dal proprio personale progetto di emersione.
Fammi sapere che ne pensi. – Arnald
25 giugno 2007 - 21:24
Ciao Arnald, avendo 30 anni mi sono un po’ perso gli anni delle proteste studentesche a partire dal 68, secondo me gli italiani arrabbiati possono ancora protestare uniti, solo che ci hanno divisi in piccoli gruppi. Anche qui sul web, come nelle tante pmi sparse per il paese, c’è molta coesione di intenti ma ci sono pochissime possibilità di contatto reciproco e quindi di organizzazione ( come dice mio padre che la sa lunga, Loro lo fanno apposta perchè temono le organizzazioni ).
Molti siti ad esempio sono temporanei o moribondi, i precari che dedicavano il proprio tempo libero all’aggiornamento dei siti si rassegnano o si stabilizzano per loro fortuna, o ritrovano lavoro o si trasferiscono.
Per me tramite internet possiamo solo tenerci in contatto, ma per cambiare qualcosa non basta scrivere, hai visto cosa sta avvenendo fuori, dopo tutto il periodo dal 2004 al 2006 in cui si criticava la flessibilità adesso continuano ad elogiare i risultati occupazionali delle riforme del lavoro, senza contare però che gli stipendi dei precari sono a livelli da fame.
Cioè, è stupendo dire che il (100-6,2)% della popolazione in età da lavoro, non si è dichiarata disoccupata nel 2006, ma se poi si vanno a guardare i dati in modo critico ci sono persone che prendono anche 300 euro al mese e lavorano per cooperative nelle mense, o operai full time con contratto del facchinaggio che prendono tra i 9000 e i 9500 euro all’anno senza contributi, o informatici a progetto da anni che prendono 950-1000 euro al mese dopo un mazzo tanto all’università, per non parlare di vari operatori del pubblico, con cocopro da 800 al mese, call-centre-isti sfruttati etc. I precari in media guadagnano pochissimo all’anno: io l’anno scorso in regola ho preso 7700 euro circa , tfr e ferie non pagate comprese .
Non so da voi, ma qui a Milano è durissima con questi stipendi e a quanto pare il lavoro c’è, ma non viene pagato così’ da garantire una indipendenza.
A mio parere sotto i 15000 euro annui netti in due con compagna precaria anche riducendo al minimo le spese e per minimo intendo il Mio Minimo Da Egiziano ( come diceva un mio collega egiziano ) si è destinati a restare per sempre in 2 ed in affitto per svegliarsi alle 5 di mattina e tornare alle 8 di sera dal lavoro.
A parte le spese ingenti per un figlio eventuale, si deve considerare il possibile licenziamento della compagna appena sarà in stato interessante.
Lo dico proprio per le donne: per loro la precarietà è un handicap forte, possono essere lasciate a casa e se il compagno è precario e milleurista sono fritti.
27 giugno 2007 - 23:22
Nessuno dice che in Italia va tutto bene…al contrario si potrebbe dire: va tutto male. Ma ugualmente non aiuterebbe nessuno. Quello che non capisco è questo: qualcuno può credere veramente che quei lavori a 300, a 600, a 1000 euro al mese, se fosse abolita la legge Biagi si trasformerebbero per incanto in lavori a tempo indeterminato per 1500 euro al mese? Credete questo?
angela padrone
28 giugno 2007 - 09:55
Angela,
con tutto il rispetto che ho per te e per il lavoro che svolgi oltr il lavoro verso i giovani e i loro problemi occupazionali. Posso farti una domanda? Che contratto hai? E cosa diresti se ti trovassi dalla parte sbagliata del fiume? Scusa la franchezza. Sai che condivido molte delle tue posizioni, ma sperare che un giorno torneremo ad avere certezze forse è davvero l’unica cosa a tempo indeterminato che ci è rimasta. – Arnald
29 giugno 2007 - 11:02
però vi prego, studiate un po’ la storia, l’economia di questo paese…! Quando io mi sono laureata la disoccupazione era all’11%, un giovane su tre era disoccupato (disoccupato, non precario, perché allora i lavori precari non si trovavano neanche a morire, e io avrei dato qualunque cosa per trovarne uno: ho lavorato anche con l’enciclopedia britannica , altro che call center, ho lavorato come au pair a Londra, e ancora prima ho lavorato in una fabbrica in Inghilterra. Ci ho messo sei anni a trovare il lavoro che faccio e ti garantisco che oggi tanti ragazzi bravi ci mettono molto meno. Quando ho cominciato i “precari” erano persone che lavoravano in nero, oppure non venivano neanche pagate, perché avrebbero pagato loro per fare quel lavoro. ho visto molti che dopo dieci anni così hanno cominciato a lavorare in un agriturismo….) ma tutte queste parole sono inutili quando uno è convinto di quello che dice e non vuole sapere…tante cose non vanno, ma non le risolverete lamentandovi. purtroppo “un” colpevole non c’è. bisogna rassegnarsi a questo nella vita, se no sarebbe tutto facile!
a.
29 giugno 2007 - 16:24
Angela che devo dire.
Forse hai ragione tu. Forse no. La cosa sicura è che rispetto al passato, la nostra generazione ha subito pure il “lavaggio del cervello” di genitori e istituzioni che ci spingevano a prepararci, a studiare, prendere lauree, master ecc. per avere una vita migliore. Invece è successo tutto il contrario e lo stato ha fatto prassi e legge ciò che era ancora abbastanza limitato.
Tutto qui. – Arnald
1 luglio 2007 - 11:10
Angela leggo pochi numeri nelle tue argomentazioni, non leggo la spiegazione di quello che per l’istat viene considerata disoccupazione , nè viene spiegata purtroppo la definizione delle parole “giovanile” e “giovani”, che 20 anni fa si riferivano alla categoria dei 20-25enni ora dilatata alla fascia dei 20-35enni.
Anche da parte nostra non siamo stati chiari , e soprattutto non è stato evidenziato che le difficoltà attuali dei giovani derivano da innumerevoli problemi derivanti non solo dal tipo di contratti e dal salario, ma anche da un aumento del costo della vita rispetto agli stipendi medi che negli ultimi 40 anni non ha avuto precedenti ( Istat e Banca d’Italia hanno un modo tutto loro di calcolare l’inflazione, ma i consumatori intelligenti sanno cosa è successo negli ultimi 5 anni, non si fanno incantare dai numeri ripetuti allo sfinimento ).
Quindi la moderazione salariale tanto auspicata dall’UE, e che purtroppo continuerà ancora per i prossimi 5 anni almeno, ha reso i bassi stipendi simil-1000 euro ancora meno soddisfacenti visto il costo della vita levitato. Questo è evidente anche solo se si confrontano gli stipendi medi, cioè quelli che dovrebbero garantire un’indipendenza economica, con il canone di affitto standard di almeno 500 euro al mese, o ancora peggio con la triade composta da ratadelmutuo+spesecondominiali+ici rendendo molto ardua un’uscita da casa di quelli che sono i cosiddetti giovani ( 28-33 anni ), cioè la stessa classe di persone che 15 anni prima erano già padri e madri con casa quasi di proprietà e bambini appena nati ( sottolineo bambini : non bambino :-) ).
Se una coppia avesse un lavoro fisso ci sarebbe una certa stabilità reddituale con la possibilità di riuscire a farcela abbastanza agevolmente, con qualche rinuncia a seconda dei numeri in gioco, ma se sono precari o anche se solo la donna è precaria, allora le possibilità sono ridotte di molto, specie perchè come sottolineavo se vogliono avere un ( 1 ! parlo anche di un solo ) bambino allora per un anno e passa rischiano di diventare monoreddito e per i successivi rischiano di affrontare una probabile precarietà part time.
[ questo è un incoraggiamento, fai benissimo a portare avanti una campagna a favore dei diritti delle donne e a denunciare le pessime abitudini imprenditoriali italiane nei confronti di donne nella fascia di età 25-40 anni, questo è un paese talmente conciato male che cerca di risparmiare e tagliare anche sul diritto alla vita ]
Attenzione però che eventuali agevolazioni fiscali nei confronti dell’impiego femminile comprensive di mantenimento durante il periodo di maternità ( quello che dovrebbe essere un diritto ! ) rischiano di essere mal digerite in un sistema come quello italiano, e prevedo solo una certa facilità di impiego precario nella fascia femminile 17-27 anni e molti più problemi per i coetanei maschi.
In questa Italia i problemi sono strutturali, dettati da un tessuto imprenditoriale fatto prevalentemente da pmi con padroncini che si arricchiscono o vivacchiano tenendo bassi i salari dei dipendenti, le opportunità di lavoro sono poche e si stanno riducendo anche al Nord, e il lavoro sta producendo sempre meno ricchezza.
Non si crea ricchezza con i call centre, con le imprese di pulizie o le cooperative, con l’apertura di nuovi supermercati, o nuove filiali di agenzie del lavoro o agenzie immobiliari, o con società finanziarie o assicurazioni, nè costruendo nuove case vendute a 3000 euro al m^2 in modo speculativo, nè con tutte le attività date in outsourcing. Gli investimenti fatti negli ultimi 10 anni in questo paese hanno solo spostato la ricchezza senza produrne altra, da ciò è derivato un lento impoverimento delle classi medio basse del paese, le meno forti.
Le riforme del lavoro fatte dal 1997 in poi hanno regolamentato il sistema lavorativo, prima del pubblico per tagliare i costi senza togliere i diritti ai sindacalizzati dipendenti a T.ind. delle PA, poi per venire incontro alle esigenze delle imprese italiane in netta crisi nel periodo post 11 settembre: se non ci fosse stata la Biagi ci sarebbe stata più disoccupazione perchè molte più aziende avrebbero chiuso o non avrebbero assunto vista la mancanza di lavoro: E’ stato necessario per tutti, solo che noi lavoratori non ce ne siamo resi conto all’inizio perchè la crisi non la avvertivamo.
Ma ora, in realtà dal 2004 ma i risultati li viviamo ora, le cose stanno andando meglio
per le imprese italiane che stanno facendo utili cospicui, avendo in più il vantaggio di un ridotto costo della manodopera operaia ed impiegatizia sia per la introdotta flessibilità, sia per una politica di bassi salari che va avanti dall’inizio degli anni 90.
Questa precarietà è una morsa che va sensibilmente rilasciata, se l’economia va meglio non c’è più nemmeno la necessità di continuare per questa strada, che poi porta solo all’arricchimento dei padroni, finchè le cose vanno bene.