Archive for 18 giugno 2007
Quando non ci si misura con la vita vera.
giu 18
Salve a tutti diversamente occupati.
Vi segnalo un articolo di Pietro Ichino apparso sul Corriere della Sera, che cerca di fare il punto sulla riforma alla legge Biagi proposta dal Governo. Ora, il nostro Pietro solleva una serie di obiezioni assolutamente lecite e puntuali rispetto ai termini di questa riforma. Tutto sull’articolo sembra riportare le origini della riforma Biagi ad un’attività legislativa appartenente ad un periodo precedente la riforma stessa: in breve sarebbe a dire che lo Stato italiano aveva in pectore l’affondamento dei diritti del lavoratore. Quello che però mi interessa – per questo vi invito a leggere attentamente l’articolo che è comunque molto istruttivo – è cercare di capire quando tutti questi signori, politici e professori, decideranno di scendere dalle loro fottute cattedre per farsi due passi nella vita reale. Vi faccio un esempio secondo me calzante della ristrettezza in cui i pensieri di costoro si muovono. Poniamo il fatto che io decida di invitare il sindaco a vedere quanto sporca sia una strada del mio quartiere. A meno che non voglia fare un blitz non comunicando i propri spostamenti, il nostro caro sindaco non potrà mai vedere la strada sporca. Sarebbe infatti preceduto da un esercito di spazzini (operatori ecologici pardon) consiglieri municipali, leccaculo di ogni genere che non fanno mai male e la banda musicale dell’oratorio. Ovviamente troverebbe le strade pulite e la “cittadinanza” ossequiosa ad attenderlo. Questo succede veramente: come succede veramente che stare tutto il tempo in cattedra non ti permette di sporcarti i piedi (figuriamoci le mani) con la pozza di fango nella quale ci hanno letteralmente depositato. Il caro Pietro Ichino, prima di perdere tempo a discutere se i contratti di job on call fossero sempre esistiti o meno (ha ragione c’erano pure prima), dovrebbe domandarsi cosa è davvero la riforma Biagi. Ebbene. Dalle mie parti (nel fango) riforma Biagi non significa: rendiamo il lavoro flessibile per migliorare le condizioni di tutti.
Piuttosto significa: diamo ai padroni il potere di far diventare tutte le carriere esistenti nel mondo del lavoro una cosa sola. Un forma di ricatto. – Arnald
Gesto simbolico, effetto sicuro.
giu 18

L’ANSA pubblica una notizia che dovrebbe far riflettere la nostra classe politica. E che invece avrà solo il merito di strappare un sorriso e un qualunquistico “ha ragione”. Ma che invece dovrebbe far scattare la voglia di imitare il gesto, simbolico ma fortemente provocatorio, che tanto fece incazzare i socialisti con il lancio delle monetine contro Craxi.
Un pensionato di 66 anni di Bassano del Grappa, Domenico Grego ha spedito un vaglia da un euro ai presidenti delle Camere per contribuire al “sostentamento” di deputati e senatori. L’iniziativa è ovviamente provocatoria: al vaglia inviato a Bertinotti e Marini, come rappresentanti di tutti i parlamentari italiani, ha allegato anche una breve letterina.
Nella lettera il pensionato dice di vergorgarsi “dei privilegi dei politici italiani, con il loro record mondiale che detengono in quanto a stipendio” e che si “vergogna per loro per questa situazione“.
A parte il gesto di per sé opportuno e sicuramente condivisibile, mi fa riflettere ancora di più sulla situazione del precariato in cui oggi noi tutti ci troviamo: un pensionato ha fatto un gesto perché schifato da quel che succede in Italia. Si dovrebbe smettere di andare in piazza a sventolare bandiere di dubbia provenienza. Bisognerebbe prendere spunto dal vecchietto di Bassano, mandando tutti noi 1 euro ai Presidenti delle Camere. Ringranziandoli per la situazione in cui noi oggi ci troviamo. – Ghost


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