Max Cosmico per diversamenteoccupati.it

Come promesso, abbiamo l’intervista al protagonista di 1000€ blues. Leggetevela tutta cari amici precari, perchè ne vale la pena. Allora Max. Intanto grazie per aver risposto tanto velocemente alla mia richiesta di intervista. Da dove vogliamo cominciare? Che ne dici intanto di spiegarci perché “cosmico”? Grazie a voi! Gli spazi come i vostri sono preziosissimi, sono quei pochi punti di riferimento e di aggregazione per la nostra sbandata e trascurata (dai media, dai politici, dai sindacati, ecc.) generazione precaria. Ma veniamo a noi. Il nome Cosmico l’ho scelto per diversi motivi. Innanzitutto ha un’assonanza con il mio cognome (Colosimo) e quindi si presta bene per rappresentare il mio oscuro alterego, una sorta di paladino rancoroso e incazzereccio che vuole perorare la causa della mia/nostra generazione. Inoltre l’ho scelto perchè mi affascinano molto i temi “spaziali”, i film di fantascienza di serie b, il cosmo, le civiltà aliene (su questo tema ho scritto anche un brano, “L’invasione dei Cazzabubboli”, ispirato ad una vignetta di un mio amico, Riccardo Castelli). In un certo senso è consolante sapere che non siamo altro che un piccolo e ridicolo formicaio disperso in un granello di Terra nello spazio, ti aiuta ad estraniarti dalle piccole e grandi probbbblematiche che ci riguardano. Poi, via le prime curiosità. Età, educazione, professione e dove vivi. Rispondo a raffica: ho 33 anni (età emblematica, nevvero?) e sono molto educato. Veramente. Sono un tipo tranquillissimo, cordiale, alla mano, un po’ introverso. Ma quando è troppo è troppo. E allora subentra il mio alterego Cosmico, ferocemente ironico, sguaiato, distruttivo e nichilista. Ah, ma tu intendevi un altro tipo di educazione!? Beh, ho fatto tutto quello che doveva fare un bravo ragazzo cresciuto ed educato in pieno boom degli anni ’80: buone scuole e poi subito l’università (economia e commercio, chiaramente così si dovevano avere più possibilità nel mondo del lavoro…!!!) e addirittura un bel Master (il famoso MBA di cui parlo nel mio brano). Tutto ciò mi ha portato a diventare un consulente di marketing (sti caz..!). E mi ha portato ai famosi dannatissimi mille euro al mese (con contributi ridicoli). Vivo a Rimini, città che è nota ai media come il “divertimentificio” ma che in realtà è un posto tutto sommato tranquillo e sereno in cui vivere, salvo qualche casino in estate. Ma come scena musicale è pessima: ci sono ottimi artisti ma i buoni spazi in cui suonare sono molto pochi. Ok. Adesso passiamo alle cose serie. Il tuo 1000€ blues sta spopolando in rete. Effettivamente non sembra proprio un’idea buttata là. Si vede che dietro c’è un lavoro, anche dai credits a fine filmato. Raccontaci un po’ come ti è venuta l’idea e cosa ti ha spinto alla fine a realizzarla tanto bene. Guarda, io credo che quando uno ha chiarissimo in mente quello che vuole fare e dove vuole arrivare (e ti giuro, questa consapevolezza è nata in me poco meno di un anno fa), le cose le fa bene e in fretta. “1000 euro blues” è il ritratto perfetto e viscerale di cosa sono e di come si svolge la mia giornata-tipo e, sono sicuro, di molti della nostra generazione. Io sono un po’ schizofrenico, ho davvero questa doppia personalità: impiegatino incravattato e ubbidiente da un lato, artista pazzoide e ipercreativo dall’altro lato. Costituiscono il parto concreto dei famosi due emisferi del nostro cervello. “1000 euro blues” è la summa di tutti i miei dissidi, tutte le mie insoddisfazioni, nasce dal quotidiano scontro tra queste mie due identità: Max Cosmico che fa le pulci a Massimiliano (il mio vero nome), lo pungola, gli chiede – quando fa colazione al bar prima di salire in ufficio – se davvero quello che sta facendo lo soddisfa, lo motiva. O se invece non preferirebbe mandare tutti quanti a cagare e vivere della propria arte, senza dover rispondere di niente a nessuno, senza essere schiavi di quei maledetti 1000 euro. Ma l’alterego che si vede nel video rappresenta anche il collega arrivista e realizzato, oppure il datore di lavoro (“il sistema”), oppure quel tuo amico “sburone” (come si dice dalle mie parti) che a malapena ha terminato le elementari e che ora guadagna il triplo di te, magari perché fa l’idraulico o l’operaio specializzato in fabbrica. Dentro ci sono anche vari riferimenti alla mia purtroppo breve convivenza con la mia ex, al fatto di non averle mai potuto offrire la cena, comprarle un regalo e comunque non poter programmare di fare e mantenere un figlio (quando già fai fatica a mantenere te stesso!), come è naturale che sia dopo i 30 anni, ancor più per una ragazza. Quindi avevo tutto in mente, il testo l’ho scritto in 10 minuti, il brano l’ho registrato in studio in 20 minuti. Per quanto riguarda la sceneggiatura del video, è l’istintiva trasposizione del testo: il botta e risposta/scontro tra me e il mio alter ego, nelle vesti di “diavolo” che mi aspetta tranquillo e rilassato a casa, che si fuma una sigaretta e scrocca le poche cose che ho da offrire (birra e hamburger…il mio frigo è realmente così vuoto e vado davvero a mangiare tutti i giorni da mia madre). L’immagine diabolica che ho voluto dare è in perfetto stile blues, genere con cui sono cresciuto musicalmente e che riflette benissimo il senso di sconfitta, di essere “perdenti”, di piangersi addosso ma alla fine, di volerla mettere in quel posto a tutti! Il video l’abbiamo girato in due giorni nel mio “mono-loculo”, grazie all’aiuto di amici fidati, tra cui il grandissimo Riccardo Castelli che ha curato la regia e con cui da tanti anni c’è un sodalizio artistico oltre che grande amicizia (la truccatrice, Lucia è sua moglie!)…avevo addirittura una controfigura (Andrea Marzaloni, che ha anche montato il video) che indossava i miei stivali per dare l’idea che fossimo in due! E poi un altro amico, Nicola Principato con la sua ragazza, che hanno aiutato per le luci e la regia. L’idea quindi non è stata buttata là, ci sta dietro tutto me stesso e comunque l’essermi reso conto che la nostra generazione è davvero sfigata: nessuno parla di noi a nessun livello, meno che meno in ambito musicale. Il mio lato più “manageriale” è venuto poi fuori a video fatto, nel promuoverlo e nel farlo vedere a più gente possibile sfruttando le potenzialità di internet.
Cosa ti proponi per il futuro? Dal punto di vista lavorativo, credi che riuscirai ad avere maggiori certezze o resterai in qualche modo imprigionato dal sistema?
Come mi ha fatto capire un’ottima giornalista del Messaggero (Angela Padrone, ha anche scritto un bel libro che uscirà a breve e che si chiama “Precari e Contenti”), la Legge Biagi e il precariato hanno un grande (forse unico) aspetto positivo: questa situazione ti permette di scavare dentro te stesso e capire veramente chi sei e cosa vuoi fare “da grande”, e di costruirti, a tuo modo, faticosamente, il tuo lavoro, il più possibile attorno alle tue passioni, quelle di sempre, di quando magari eri ancora adolescente. Tanto si guadagna poco lo stesso, quindi tanto vale spassarsela facendo qualcosa che ci piace veramente.
Io probabilmente sarò costretto a lavorare ancora in ufficio per quei 1000 euro, con la sola musica non credo riuscirò a mangiarci (anche se è il mio obiettivo!). Ma state sicuri che in questa situazione, il lavoro non è più il mio fine, ma è un semplice mezzo per sopravvivere, dedicando invece anima e corpo alle mie passioni artistiche, cercando di trasformare quelle nel mio lavoro.
E a proposito di sistema che ci imprigiona, credetemi, non durerà a lungo. Collasserà. Questi mediocri imprenditorucoli italiani, che cavalcano selvaggiamente gli escamotage che la legge Biagi consente, sfruttando i lavoratori invece di investire e valorizzare i propri collaboratori con uno stipendio adeguato, verranno presto puniti, abbandonati dai propri lavoratori, o comunque avranno attorno a sé collaboratori sempre più improduttivi, incazzati, che saboteranno il sistema dall’interno. E’ quello che un mio professore dell’università chiama “il declino della produttività come nuovo strumento di lotta di classe”.
Un’ultima dichiarazione?
Sì. Tengo a sottolineare che la mia lotta artistica non ha per obiettivo il povero professor Biagi, che comunque ritengo un ottimo studioso; in un certo senso un po’ di flessibilità è sempre meglio della disoccupazione. La mia lotta ha per obiettivo la legge Biagi, che è una cosa diversa. Non dimentichiamo che pur chiamandosi legge Biagi, dovrebbe portare il nome di chi l’ha firmata, cioè Maroni, e che comunque il precariato lo ha introdotto il prodiano “Pacchetto Treu” con i suoi maledetti co.co.co.:si tratta di una legge frettolosa, incompleta, che si presta facilmente ad abusi da parte delle imprese. E se la colpa del governo Berlusconi è stata quella di aver emanato una tale oscena legge (oscena perché incompleta, sono sicuro che se Biagi fosse stato vivo non avrebbe permesso un tale scempio del suo lavoro), la colpa dell’attuale governo è che, malgrado avesse fatto della riforma della Biagi un cavallo di battaglia in periodo pre-elettorale, non ha poi fatto nulla di sostanziale. Dicono che entro giugno vareranno questa fatidica riforma della legge; voi credete che cambierà qualcosa? Io credo che continueremo ancora a lungo a cantare “valgo 1000 euro…mi disBiagi per te!”.


15 giugno 2007 - 17:16
Forte Max, eh?! A proposito, non mi ero soffermata sulla sua passione per il cosmo e le esplorazioni spaziali…anch’io ho una passioncella per questo, e il mio piccolo segreto è la conoscenza quasi totale delle serie di star trek…che vergogna!
A parte ciò, vorrei dire a Max e a chi lo ascolta: diffidate dalle frasi fatte, dai luoghi comuni. Questa non è la generazione più sfigata della storia: al contrario! Nel miio libro (che esce alla fine di agosto) cerco di dimostrare perché. Però io credo che sia giusto che i più giovani siano insoddisfatti e chiedano molto di più. E’ giustissimo criticare il basso livello delle imprese italiane, los carso investimento in gente in gamba, (come Max e come tanti altri che ci sono anche qui, sono sicura). Dovreste arrabbiarvi di più, anzi, perché i talenti non vengono valorizzati. L’Italia è ancora un paese diviso in caste: c’è poca mobilità . Perché non urlate che volete gli strumenti per superaqre questa palude? Un piccolissimo esempio: siamo tutti contro le raccomandazioni e i figli di papà, no?
Eppure uno strumento di rasparenza del mercato come la Borsa lavoro (che serve a far incontrare chi cerca e chi offre lavoro), vivacchia. Proliferano però altri siti privati, il che dimostra che questo problema è molto sentito. O, per caso, vi va bene trovare lavoro con una raccomandazione di papà. Perché attenti: all’inizio può anche servire, ma se non siete veramente bravi non andrete mai avanti, E se invece siete bravi, troverete qualuno pronto a dire “ma se è un raccomandato!” Insomma non c’è niente di semplice. Anche Max, che ora conosce un po’ di popolarità, se vuole sfondare (o con la musica o con il marketing), dovrà sudare sette camicie. Per questo gli faccio gli auguri. A lui e a tutti quelli che a lui vorranno ispirarsi. Come dicono gli anglosassoni, anche nel lavoro di un genio c’è 5% of inspiration and 95% of perspiration!
Chi vuole mi può leggere su http://www.angelapadrone.blogspot.com
15 giugno 2007 - 17:43
Ciao Angela,
ho letto la tua risposta e ho fatto un giro nel tuo blog.
Ho notato che osteggi anche tu la facilità con cui Beppe Grillo, secondo me comunque meritevole nel sollevare ogni giorno il problema del precariato, affronta la figura di Marco Biagi. Certo è che a occhio e croce tu sembri molto ottimista rispetto alla nostra vita lavorativa. Vorrei poterti dire lo stesso ma difficilmente ci riesco. Comunque grazie per il commento e per averci segnalato il tuo blog. – Arnald