Archive for 14 giugno 2007

Una specie in via d’estinzione.

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Volete sapere come si fa ad invidiare i 200.000 pensionati che sono scesi in piazza a protestare?
Semplice. Basta nascere alle porte del 2000 e scoprire che un giorno dovrai scendere in piazza per chiedere una pensione. Voi che ne pensate? – Arnald

Un’industria che fa perdere lavoro.

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Stavolta bisogna evitare che si creino posti di lavoro.
No, non avete letto male. Si deve fermare il lavoro.
Ci sono possibilità di lavoro, e possibilità di lavoro: quelle lecite e quelle che vanno contro il concetto stesso di uomo e del suo bisogno di elevarsi, e non solo di cibarsi o soddisfare gli altri bisogni primari.
Bisogna evitare che una compagnia texana arrivi fischiettando in Sicila e, come se niente fosse, cominci a violentare la terra e a piazzare come meglio crede macchinari di trivellazione per ACCERTARSI che ci sia o meno petrolio nel sottosuolo della Val di Noto. Per chi non conoscesse la zona, dico solo che è stata dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO e che racchiude capolavori artistici unici del tardo Barocco, immersi in uno scenario naturale da farti pensare di diventare esponente di greenpeace, anche se non ci avevi mai pensato prima. Una bomboniera sulla quale si vuole installare un impianto di dissanguamento, un eccidio culturale, artistico e ambientale bello e buono.
Il punto è che non si può immolare un posto del genere semplicemente in nome di un probabile sviluppo economico, soprattutto perché le cose non stanno esattamente in questi termini.
Analizzando bene la situazione, si comprende senza molta difficoltà che l’azienda petrolifera (non filantropica) sarebbe la beneficiaria dei trivellamenti in questione, lo Stato italiano avrebbe alcuni privilegi, ma i guadagni in definitiva sarebbero americani e, inoltre, la quantità di petrolio estratto non basterebbe al fabbisogno della stessa Val di Noto; i posti di lavoro che si creerebbero non sarebbero tali e tanti da sopperire ad un altro gravissimo effetto collaterale: il ridimensionamento degli afflussi turistici. La crescente industria turistica della zona, infatti, avrebbe uno stop immediato e i danni sarebbero paragonabili a quelli di un frontale automobilistico proprio quando, lanciato di terza, stai per mettere la quarta!
Insomma, il gioco non vale la candela ma, soprattutto, anche se la valesse si rischia che la sua fiamma bruci il patrimonio artistico e culturale, l’identità e la bellezza non solo di un luogo, ma di un popolo che da sempre subisce ‘ste cazzo di occupazioni e sfruttamenti… ok ok! non vi attacco il pippone del siciliano che recrimina per una storia di dominazioni e di dominati che alla fine hanno tratto a carissimo prezzo solo un po’ di beneficio e forza dalla loro condizione…
Come ben saprete, sul problema della Val di Noto, meglio di me ha scritto Andrea Camilleri. Leggetevi l’articolo. E poi, che dire, firmate la petizione per impedire questo scempio.
Se volete saperne di più, fatelo. Il web è vostro. E magari ricordatevi pure che il patrimonio artistico della Val di Noto non è solo dei siciliani, di quelli che stanno a Modica o di quelli che abitano a Noto o lì intorno. È di tutti, perché vedere la valle, non costa niente, oltre al biglietto per andarci, si intende.

Lefus

Mastella in love

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