Archive for 12 giugno 2007
Paese che vai, stipendio che trovi.
giu 12

Viva la sincerità. Ecco come parla una società che trova e distribuisce lavoro un po’ come quegli ipocriti bastardi delle nostre società di lavoro interinale, che magari ti chiedono quante lauree hai e dopo averti fatto i complimenti ti mandano a vendere bibite alla stadio (esperienza personale).
Questo annuncio è preso da una pagina di www.adsoftheworld.com.
Cosa c’è scritto? Semplice: “Prendi qui la tua busta paga”. E poi:”Cerchi un lavoro migliore? Rivolgiti a InfoJobs”.
Che ne pensate? – Arnald
Vietato ai minori
giu 12
E’ pericoloso vivere nel mondo non a causa di chi fa del male, ma a causa di chi guarda e lascia fare”. – Albert Einstein
Mercoledì 13 giugno, alle 20.30, al Caffè Letterario di via Ostiense 95, Nessuno Tv presenterà l’anteprima del documentario VIETATO AI MINORI – “uno sguardo sul mondo dell’infanzia reclusa”, di Pamela e Tiziana di Troila.
IN breve, la serata è dedicata ai bambini che, nonostante l’applicazione della legge sull’indulto, vivono in carcere con le madri detenute. Un mondo, dunque, in cui il diritto all’infanzia è negato.
L’evento sarà trasmesso in diretta su Nessuno TV, canale 890 Sky
Chi sono i veri schiavi moderni?
giu 12

È di oggi la notizia su La Repubblica, dello sfruttamento dei bambini nelle fabbriche cinesi che producono i gadget olimpici del 2008. In poche parole sembra che soprattutto nell’area di Shenzhen (per i neofiti una delle maggiori aree industriali delle Cina e quindi del Mondo intero), i bambini siano costretti a lavorare senza protezioni e per 15 ore al giorno per sostenere i ritmi di produzione imposti dai capi. A parte il fatto che tutto questo non è davvero una novità e che notizie del genere dovrebbero rientrare in semplice diritto di cronaca: un po’ come per l’immondizia a Napoli e la prostituzione minorile sui nostri marciapiedi. Dunque, come mali endemici della nostra società. Soprattutto mi chiedo quale sia la soluzione, se ce n’è una, che possa salvare questi ragazzini da morte certa per stenti, malattie respiratorie contratte a causa degli agenti chimici e perché no, incidenti sul lavoro. Alla testa di questo scempio quotidiano, che tra l’altro va avanti senza alcun freno dai tempi del libro/inchiesta NO LOGO di Naomi Klein, non c’è semplicemente qualche industrialotto del cazzo che si nasconde dalle leggi e si arricchisce sulla pelle dei disgraziati. Il mandante di questo eccidio, in Cina, è lo Stato in prima persona. Quindi, diventa piuttosto dura scardinare le basi di un sistema forte, collaudato e soprattutto protetto da una cortina di interessi che iniziano nel Sol Levante e fanno il giro del pianeta senza intoppi. Poi sarebbe il caso di fare un po’ di storia su due differenti binari, ma che ci portano alla stessa destinazione: la negazione dei diritti del lavoratore. Il “binario uno” percorre gli anni delle prime fabbriche in Europa, tra la prima e la seconda rivoluzione industriale dove bambini inglesi, allo stesso modo dei cinesi, lavoravano negli impianti tessili, nelle miniere, nelle industrie militari ecc, morendo come mosche o crescendo storpi, deboli e malati.
Il “binario due”, invece, attraversa il degrado istituzionale degli ultimi anni, soprattutto nel nostro Paese. Un degrado che ha trasformato i risultati di sanguinose lotte sindacali (sacrosante finché hanno avuto l’obiettivo di liberarci da tante forme di schiavitù) in una progressiva e inarrestabile sconfitta della dignità e dei diritti di noi lavoratori con leggi che conosciamo bene. Certo è che noi viviamo meglio di tutti quei cinesi che tanto somigliano agli inglesi dei due secoli fa. Ma questo non è un dono di Dio, né di padroni illuminati, né di uno Stato premuroso: questo è frutto di una storia puntellata di dolore. Oggi il Mondo ci offre una chance, quella di prendere tutti i gadget delle olimpiadi e semplicemente non comprarli. Dobbiamo chiedere ai nostri comitati olimpici, al CONI, al ministro Melandri e a chiunque abbia in progetto di acquistare quei gadget che hanno letteralmente divorato il futuro di tante persone, di non comprarne nemmeno uno. Perché se davvero vogliamo che la fiamma della lealtà e dei diritti continui a bruciare ancora per un po’, stavolta è proprio il caso che resti spenta. – Arnald



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