Fabbrica Serbia.
lug 24
Cari assunti, convenienti precari,
anni fa sono stato in vacanza in Francia. Un viaggio itinerante in auto che mi ha portato da Parigi alle spiagge della Normandia. Lungo la strada incontravo spesso dei cantieri e mi sono reso conto che, durante le pause, gli operai facevano una cosa straordinaria: leggevano romanzi.
Lì potevi vedere sul bordo di un marciapiede, o sui pilastri del cantiere, mentre sorseggiavano il caffè alla fine del pasto, assorti nella lettura e insensibili al caos cittadino, neanche fossero nella più silenziosa delle biblioteche.
Un caso, direte voi. Negli anni successivi ho visto operai di altri paesi, Canada, Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Finlandia e il risultato era sempre lo stesso: dovunque andassi, nel nostro progredito occidente, incontravo operai lettori.
Insisto su questo punto, per parlare un po’ di noi.
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Bingo.
lug 19
Cari assunti, convenienti precari,
il jackpot della manovra è fermo a 24 miliardi di euro. Senza, si finisce dritti nel fallimento. E se vi sembrano tanti soldi, cosa sono allora i 250 miliardi evasi ogni anno dai nostri timidi milionari? Persone umili, che non ci tengono ad apparire. Gente che se ha una barca di dodici o tredici metri, la tiene ben nascosta o la presta a qualche prestanome, pur di non ostentare la propria ricchezza. Forza, un po’ di riconoscenza per quei bravi cittadini che costruiscono ville senza avvertire nessuno: solo perché non vogliono caricare di lavoro gli uffici già congestionati di tutta Italia. Come biasimarli? Come punire questa loro amorevole delicatezza? E poi, rispetto a duecentocinquanta miliardi, i ventiquattro che vi chiede Tremonti cosa sono? Spicci, cari miei. Spicci. E allora, non facciamo figure di merda e comportiamoci da signori. Tanto, dopo, ne avremo di tempo per fare anche la parte dei pezzenti. – Arnald
Danni collaterali.
lug 14
Cari assunti, convenienti precari,
stamattina, complice il caldo, sono uscito di casa un po’ prima.
La metropolitana era insolitamente vuota e ad accompagnarci nel viaggio c’era un musicista: un ragazzo (?) sui 35 con la chitarra che cantava De Andrè da dio. La sua faccia mi era familiare e la mia doveva esserlo per lui. Finita la canzone si avvicina e ci riconosciamo: un mio compagno delle scuole medie. È un po’ imbarazzato, gli chiedo di uscire a prendere un caffè. Lui accetta, ma non prima di aver fatto il giro per raccogliere qualche spiccio dai passeggeri annoiati. Al bar parlottiamo un po’ finché non vado dritto al punto: “Perché sei in metro con una chitarra?”.
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Crolli.
lug 7
Cari assunti, convenienti precari,
i cittadini aquilani sono scesi in piazza a Roma, visto che l’Aquila è ancora coperta di macerie.
Cosa chiedono? Giustizia, perché ci sono responsabilità non ancora chiarite. Dignità, perché quando vivi per troppo tempo sotto una tenda, ti viene il sospetto che, per lo Stato, ricostruire la tua vita sia meno importante che tirar su impalcature pagate dieci volte il loro valore. E, ovviamente, un fottuto tetto sotto il quale sentirsi ancora cittadini italiani. Ma cari aquilani, attualmente il Governo è alle prese con un altro terremoto: uno che ne sancirà molto presto il crollo.
Tranquilli, le poltrone dei politici sono antisismiche e loro, in qualche modo, resteranno saldamente al potere. Indovinate, invece, chi resterà sotto le macerie del nostro parlamento? – Arnald
Ministero della fede.
lug 2
Cari assunti, convenienti precari,
che la scuola sia un settore in crisi è un fatto. Lì, dove si dovrebbero formare le nostre forze intellettuali (e non solo), c’è un disastro in corso: tagli, licenziamenti e chiusure. Visto che per salvarla servirebbe un miracolo, lo Stato Italo-Vaticano ha ben deciso di assumere un vero esercito di insegnanti di religione. Ma basteranno questi difensori della fede a cambiare le sorti dell’istruzione italiana? O dobbiamo pensare che tutti questi messia servano a traghettare le anime degli studenti fuori dalle aule, perché per la scuola la fine dei tempi è vicina? – Arnald
Palla al centro.
giu 24
Cari assunti, convenienti precari.
Alla fine del primo tempo FIAT batte FIOM 3 a 1. Tanto è il rapporto di forza uscito dalle urne del referendum. Di parole contro Marchionne e il suo tentativo di rivisitare i diritti dei lavoratori ne sono state dette molte. Anche da me, nel piccolo di questo blog. Ma c’è qualcosa da raccontare anche sulla FIOM e sugli stessi onesti operai che vivono la disgrazia di lavorare a Pomigliano.
Marchionne ha sventolato l’assenteismo dilagante per imporre il suo ricatto: d’altra parte la FIAT è una fabbrica, non un dopolavoro dove cazzeggiare durante gli orari di lavoro. La FIOM, con gli altri sindacati, ha permesso che gli assenteisti continuassero a speculare sulla pelle degli altri operai, spesso obbligati a recuperare le deficienze dei loro colleghi più spregiudicati. Se i sindacati avessero anteposto gli operai onesti a “l’operaio” in assoluto, oggi avrebbero sicuramente più spazio di trattativa contro le forze fresche di governo e industria ringalluzzite dal doping ideologico.
Ora le squadre sono negli spogliatoi a meditare come giocarsi il secondo tempo di questa partita. Ma sono certo che arriveranno ai supplementari senza avere l’ombra di un risultato.
Finiranno ai rigori? No, contrariamente alle regole del calcio, quelli gli operai li stanno già patendo a causa della crisi. – Arnald











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